FIDO, AMODIO E SAVINO. Clan Mazzarella e carburanti di contrabbando: tre arresti, sequestrati oltre 130mila litri


Tre misure in carcere nell’indagine sul contrabbando legato ai Mazzarella, radicati tra San Giovanni a Teduccio, Poggioreale e la parte bassa di Forcella, con ramificazioni a San Giorgio a Cremano e Portici. La DDA ricostruisce una rete di fornitori, depositi e distributori compiacenti: contestati 7,8 milioni di imposte evase e oltre 6 milioni di crediti fiscali fittizi.

Oltre dieci milioni di litri di carburante sottratti al fisco e immessi sul mercato attraverso depositi commerciali e distributori compiacenti. È su questa rete, e sui suoi collegamenti con il clan Mazzarella, che si concentra l’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli affidata alla Guardia di finanza di Caserta. Un traffico che, secondo gli investigatori, si riforniva da operatori italiani e comunitari e trovava sbocco sul territorio campano.

Il conto ricostruito dalla Procura comprende quasi 7,8 milioni di euro tra accise e Iva evase. A questa voce si affianca la contestazione della creazione e successiva cessione di oltre sei milioni di euro di crediti fiscali fittizi, derivanti da dichiarazioni Iva fraudolente.

Tre persone sono destinatarie della custodia cautelare in carcere. Il comunicato, datato 7 settembre e firmato dal procuratore aggiunto Sergio Amato, dà notizia di una vicenda cautelare passata dal Tribunale del Riesame alla Cassazione e conclusa, quanto all’esecuzione delle misure, con la costituzione dell’ultimo indagato il 25 agosto.

Il passaggio decisivo attraverso depositi e distributori

La ricostruzione della DDA descrive una struttura dedita al traffico di prodotti energetici, con contatti con soggetti organici alla criminalità organizzata riconducibile ai Mazzarella. L’approvvigionamento sarebbe avvenuto attraverso diversi fornitori nazionali e comunitari; il carburante di contrabbando sarebbe stato poi immesso illecitamente in consumo utilizzando depositi commerciali e distributori compiacenti.

È il passaggio centrale dell’indagine: il prodotto avrebbe raggiunto il mercato attraverso strutture della distribuzione. La contestazione investe quindi anche il circuito commerciale che avrebbe consentito di venderlo sottraendolo all’accertamento fiscale.

Il comunicato non indica i nomi delle imprese, gli indirizzi degli impianti o i Paesi comunitari di provenienza dei prodotti. Non precisa neppure quanti depositi e distributori siano coinvolti. Descrive però una rete operativa in Campania, senza circoscriverla al Casertano: Caserta è la sede del Comando provinciale della Finanza che ha svolto le indagini, coordinate dall’Antimafia napoletana.

Dieci milioni di litri e due diverse contestazioni fiscali

Durante le attività investigative sono stati sequestrati 133.796 litri di prodotti energetici. Il quantitativo che gli investigatori ritengono complessivamente sottratto all’accertamento fiscale è molto più ampio: 10.162.053 litri.

Su questi volumi la Procura indica accise evase per 4.911.414,55 euro e Iva per 2.906.660,62 euro. Il totale delle due voci è di 7.818.075,17 euro.

C’è poi il capitolo dei crediti fiscali: secondo la DDA, dichiarazioni Iva fraudolente avrebbero consentito di crearne e successivamente cederne per 6.027.956 euro.

Sono importi che descrivono contestazioni differenti. Il comunicato non chiarisce l’eventuale rapporto contabile tra l’Iva evasa e i crediti fittizi: sommarli automaticamente in un unico ammontare di evasione rischierebbe di fornire una rappresentazione inesatta dell’indagine.

Il legame con i Mazzarella e le accuse ai tre indagati

Il riferimento ai Mazzarella porta l’inchiesta dentro la geografia criminale di Napoli. Il clan ha un radicamento storico a San Giovanni a Teduccio, articolazioni a Poggioreale e nella parte bassa di Forcella, oltre a ramificazioni nella provincia, tra San Giorgio a Cremano e Portici.

Questa è la cornice territoriale del sodalizio: non equivale all’elenco dei luoghi nei quali sarebbe stato distribuito il carburante oggetto dell’indagine, che la nota della Procura non rende pubblico.

Anche le posizioni dei destinatari delle misure vanno distinte. Due persone sono indagate per associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di prodotti energetici, con l’aggravante indicata dalla Procura per la connessione con le attività camorristiche del clan. La terza è indagata per associazione di tipo camorristico riferita ai Mazzarella. I destinatari sono Salvatore Fido, Gabriele Amodio e Giuseppe Savino. Il comunicato ufficiale non ne pubblica le generalità.

Il ricorso in Cassazione e la costituzione a Secondigliano

La custodia in carcere è stata disposta dal Tribunale del Riesame di Napoli, in sede di appello. Il 15 luglio 2026 la Cassazione ha respinto i ricorsi delle difese, come riferisce la Procura.

Due indagati sono stati raggiunti dalla misura. Nei confronti del terzo, trasferitosi in Grecia e resosi irreperibile, è stato emesso un mandato di arresto europeo. Dopo circa un mese di latitanza, il 25 agosto si è costituito nel carcere di Napoli-Secondigliano.

Il rigetto dei ricorsi riguarda il provvedimento cautelare: non costituisce una condanna definitiva. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Resta da conoscere la dimensione concreta della rete commerciale descritta dagli investigatori: quali imprese ne facessero parte, per quanto tempo abbia operato e chi abbia acquistato i crediti fiscali contestati. È su questi passaggi, non illustrati nella nota della DDA, che si misura la portata economica della vicenda.

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