Il 30 maggio 2016 si festeggiava la partenza delle prime ecoballe. A Taverna del Re arrivarono anche una torta e lo champagne offerto agli operai: doveva cominciare la liberazione della Campania dai rifiuti accumulati durante l’emergenza. Il 6 settembre 2026, oltre dieci anni dopo, nello stesso comprensorio sono intervenuti nuovamente i vigili del fuoco. La rimozione è cominciata davvero. La fine, però, deve ancora arrivare.
Il nuovo incendio riapre una domanda che precede le polemiche di queste ore: perché nel settembre 2026 ci sono ancora ecoballe da rimuovere, dopo gli annunci sulla conclusione del programma? Per rispondere bisogna mettere in fila le date, distinguere i quantitativi appaltati da quelli effettivamente trattati e separare la gestione dell’incendio dalle responsabilità politiche sullo smaltimento.
Il rogo ha colpito materiale già movimentato
Il comunicato della Regione del 6 settembre contiene un particolare rilevante: secondo le prime verifiche, le fiamme hanno interessato una parte di un cumulo di ecoballe già movimentato e destinato al trasferimento. Sono stati disposti interventi per isolare il materiale e limitarne l’ossigenazione, con presidi regionali continuativi. L’assessora all’Ambiente Claudia Pecoraro ha dichiarato l’incendio sotto controllo e indicato nella tutela della popolazione la priorità dell’intervento.
Questo dettaglio apre un capitolo preciso da chiarire: quando era stato movimentato quel materiale, quanto avrebbe dovuto attendere prima del trasferimento e quali misure di prevenzione fossero previste durante quella fase. Il comunicato non fornisce queste risposte. La circostanza, da sola, non dimostra irregolarità e non permette di stabilire la causa dell’incendio.
Sul fronte ambientale, Arpac ha annunciato l’attivazione di un campionatore nei pressi del sito per misurare diossine, furani e policlorobifenili diossina-simili nell’aria, precisando che i risultati saranno diffusi quando disponibili. Il contenimento delle fiamme e l’accertamento delle ricadute ambientali restano dunque due questioni distinte.
Cangiano accusa, ma il punto è quanto resta da fare
«Dopo dieci anni di governo De Luca, le ecoballe sono ancora lì». Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione parlamentare Ecomafie, ha attaccato l’ex presidente della Regione dopo il sopralluogo del 7 settembre, effettuato insieme al sindaco di Villa Literno Valerio Di Fraia.
Nella dichiarazione riportata dall’ANSA, Cangiano riconosce il lavoro dei soccorritori e attende gli esiti delle analisi Arpac, ma giudica fallimentare il bilancio politico del decennio. Al presidente Roberto Fico rivolge un avvertimento: «Fico eredita questo fallimento, ma non pensi di utilizzarlo come alibi per perdere altro tempo».
Che lo smaltimento sia incompleto è un fatto. Sostenere che il programma non abbia prodotto risultati sarebbe invece una rappresentazione inesatta. La ricostruzione pubblicata il 7 settembre da Repubblica indica circa il 70% rimosso e un milione di tonnellate ancora da smaltire nei siti campani. È un dato riferito al quadro regionale, che non va trasformato nel quantitativo presente nella sola area incendiata.
Dal 2023 al 2026: le scadenze degli annunci

Negli archivi resta una dichiarazione inequivocabile. L’11 giugno 2022 Informare riportava queste parole di De Luca: «La rimozione delle ecoballe terminerà entro il 2023». Una previsione che la presenza dei rifiuti nel 2026 dimostra non essere stata rispettata.
Il 29 maggio 2025, intervenendo al Green Med Expo, De Luca indicava un nuovo orizzonte: completare entro l’anno successivo l’eliminazione di un ulteriore milione di tonnellate. In quella sede rivendicava il raggiungimento del 90% degli obiettivi ambientali complessivi della sua amministrazione. Quel 90% non era la percentuale certificata di ecoballe rimosse, ma una valutazione politica sull’insieme del programma ambientale.
Al 7 settembre, la scadenza di fine 2026 non è ancora trascorsa. Quella del 2023 sì. Per valutare la possibilità di rispettare l’ultimo impegno servono quantità residue aggiornate e capacità effettive di rimozione mensile: il calendario degli annunci, da solo, non basta.
La gara da 1,2 milioni di tonnellate racconta un lavoro ancora aperto
La documentazione pubblicata da Arpac permette di seguire un passaggio concreto. Il 23 novembre 2023 fu indetta una procedura per rimuovere circa 1,2 milioni di tonnellate dai siti di Lo Spesso, a Villa Literno, e Masseria del Re, a Giugliano. L’aggiudicazione arrivò il 5 agosto 2024.
Il quantitativo previsto era suddiviso tra 400mila tonnellate a Villa Literno e 800mila a Giugliano. Arpac riferisce inoltre che la convenzione per i propri controlli fu sottoscritta il 9 dicembre 2024 e che le attività di verifica partirono nel febbraio 2025. Queste ultime date riguardano i controlli dell’Agenzia e non vanno confuse con l’avvio dei trasporti.
La sequenza mostra che alla fine del 2023, l’anno precedentemente indicato per concludere la rimozione, veniva avviata una nuova gara di dimensioni rilevanti. Non prova da sola ritardi imputabili alle imprese, ma documenta la distanza tra la scadenza politica e lo stato delle procedure.
Neppure quei 1,2 milioni possono essere indicati automaticamente come rifiuti ancora presenti oggi: sono il quantitativo oggetto dell’affidamento. Per conoscere il residuo occorrono i consuntivi delle operazioni.
La multa europea è diminuita: anche questo va raccontato
C’è un altro dato che impedisce di liquidare il decennio come un periodo privo di interventi. Il 14 gennaio 2026 il portale istituzionale Europa Campania ha comunicato la riduzione della penalità giornaliera per la gestione dei rifiuti da 120mila euro iniziali a 20mila.
Secondo la ricostruzione regionale, l’ultima riduzione comprende 40mila euro legati al fabbisogno di trattamento dell’organico e 20mila all’entrata in piena funzionalità dell’impianto per le ecoballe di Giugliano. Un precedente taglio, nel 2022, era stato collegato all’impianto di Caivano e al trasferimento fuori regione di un milione di tonnellate.
Presentare l’intera sanzione iniziale come una multa esclusivamente per Taverna del Re sarebbe quindi scorretto. La riduzione documenta progressi nel sistema regionale; non certifica lo svuotamento dei depositi.
A Fico servono numeri verificabili e una data sostenibile
La responsabilità politica di De Luca va misurata sulla distanza tra gli impegni annunciati e il risultato raggiunto. Quella dell’amministrazione Fico riguarda adesso il completamento del programma e la sicurezza delle operazioni ancora necessarie. Le eventuali responsabilità per l’innesco del rogo richiedono invece accertamenti specifici: non si possono dedurre dall’appartenenza politica di chi governa.
Il prossimo passaggio dovrebbe essere un rendiconto aggiornato sito per sito: tonnellate rimaste, quantità rimosse ogni mese, destinazioni, somme impegnate e pagate, scadenze contrattuali ed eventuali proroghe. Per la piazzola interessata dall’incendio servono anche la ricostruzione delle movimentazioni e gli esiti delle verifiche sulle misure antincendio.
Nel 2016 si festeggiava il primo carico. Nel settembre 2026 si aspetta ancora l’ultimo. È su questa distanza, documentata e tuttora aperta, che la Regione deve dare una risposta.