Napoli CAPITALE del cinema? BOOM di fondi e produzioni: cosa sta CAMBIANDO davvero

Risorse aumentate del 20%, una linea inedita per la distribuzione e un nuovo bando per le coproduzioni internazionali. Dietro i cinquanta titoli sostenuti nel 2026 c’è il tentativo di fare un salto di qualità: trattenere sul territorio imprese, lavoro e professionalità

Napoli non vuole più limitarsi a prestare strade, palazzi e panorami al cinema. La partita che la Regione Campania ha aperto sul settore audiovisivo è più ambiziosa: provare a trasformare una stagione eccezionalmente favorevole per film e serie girati sul territorio in una vera industria, capace di produrre lavoro, imprese e competenze che restino qui anche quando le troupe ripartono.

È questo il significato più interessante degli annunci arrivati dalla Mostra del Cinema di Venezia, dove la Regione e la Film Commission Regione Campania hanno presentato il nuovo corso del comparto. Il dato immediato è economico: per il cinema il budget regionale passa dai 5 milioni del 2025 ai 6 milioni del 2026, con un aumento del 20 per cento. L’incremento era stato già formalizzato dalla Regione in primavera nell’ambito del bilancio 2026-2028.

Ma dentro quel milione in più c’è soprattutto un cambiamento nella filosofia dell’intervento pubblico.

Il Piano Cinema vale 6 milioni, ma il bando aperto ne mette in gioco 5,4

Il primo dato da leggere con attenzione riguarda proprio i numeri. La Regione indica in 6 milioni il budget complessivo destinato alle iniziative previste dalla legge regionale sul cinema. L’avviso del Piano Cinema 2026 attualmente aperto, però, dispone di 5,4 milioni.

Di questi, 3,1 milioni sono destinati direttamente alle opere audiovisive: 400mila euro allo sviluppo e alla pre-produzione, 2,3 milioni alla produzione e altri 400mila euro alla distribuzione. A questi si aggiungono 1,52 milioni per la promozione della cultura cinematografica e audiovisiva e 780mila euro per il sostegno all’esercizio cinematografico.

La differenza tra i 6 milioni stanziati e i 5,4 milioni contenuti nell’avviso principale è quindi di 600mila euro. Negli annunci di Venezia non è stata ancora indicata pubblicamente, con un dettaglio equivalente a quello del bando principale, la destinazione contabile dell’intera somma residua. È stato però annunciato per ottobre un ulteriore bando, definito dalla Film Commission senza precedenti in Italia, rivolto alle imprese locali impegnate in accordi di coproduzione internazionale.

È una novità non secondaria. Significa provare ad aiutare le società campane a non restare semplicemente fornitori locali di produzioni arrivate da Roma, Milano o dall’estero, ma a entrare nella proprietà e nella costruzione finanziaria delle opere.

La vera novità è la distribuzione

C’è poi una parola che rischia di passare inosservata: distribuzione.

Per la prima volta il Piano 2026 le dedica una linea specifica da 400mila euro, 300mila per i film e 100mila per i documentari. Possono accedere operatori della distribuzione cinematografica dello Spazio economico europeo, ma le opere devono avere un rapporto produttivo molto forte con la Campania: il bando richiede, tra le condizioni, la partecipazione di imprese con sede nella regione per almeno il 50 per cento della produzione.

È forse il passaggio più importante dell’intera strategia. Girare un film è una cosa; riuscire a portarlo nelle sale, farlo circolare e trasformarlo in un prodotto economicamente spendibile è un’altra. Sostenere solo i set significa rischiare di avere una città utilizzata come location. Intervenire anche sullo sviluppo, sulla produzione e sulla distribuzione significa invece tentare di costruire una filiera.

Ed è proprio questa la direzione indicata dall’assessore regionale alla Cultura Onofrio Cutaia, che a Venezia ha parlato di una scelta più netta a favore di cinema d’autore, indipendente e formazione dei nuovi talenti.

I soldi pubblici devono lasciare soldi sul territorio

Il Piano contiene anche un meccanismo interessante per capire quale sia il ritorno atteso dall’investimento pubblico.

Per i lungometraggi sono richieste almeno sei giornate di riprese in Campania e una spesa sul territorio pari almeno al 160 per cento del contributo ricevuto. Per i documentari la soglia è del 150 per cento, per i cortometraggi del 120 per cento. Nei costi territoriali possono rientrare personale residente, professionisti campani, fornitori, noleggi, servizi, location e lavorazioni effettuate nella regione.

Non si finanzia dunque semplicemente un film perché racconta Napoli. Il principio è che una parte consistente del denaro debba tornare nell’economia regionale.

È qui che si misurerà nel tempo la riuscita del progetto: non soltanto nel numero di titoli prodotti, ma nella quantità di tecnici, società, post-produzioni, scenografi, costumisti, maestranze e professionisti che riusciranno a vivere stabilmente di audiovisivo in Campania.

Cinquanta produzioni e sei film arrivati fino a Venezia

Nel 2026 sono circa cinquanta i titoli realizzati o in fase di ultimazione che hanno beneficiato del sostegno della Film Commission attraverso il Piano Cinema. Sei sono arrivati alla Mostra di Venezia.

Ci sono “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis, con Vanessa Scalera e Lino Musella, girato per cinque settimane nel cuore di Napoli, e “Scherzetto” di Mario Martone con Toni Servillo e Serena Rossi. Per quest’ultimo una parte dell’ambientazione principale è stata ricostruita nel teatro dell’ex Base Nato di Bagnoli, accanto al Distretto Campano dell’Audiovisivo.

Alle Giornate degli Autori è arrivato “Salón de belleza” di Nathalia Acevedo, coproduzione franco-messicana che ha utilizzato tra le location il Porto di Napoli, il Parco Sommerso di Baia e il Parco archeologico delle Terme di Baia. Completano la presenza campana “Il mestiere” di Beppe Tufarulo, “La leggenda del deserto” di Elisabetta Giannini e il documentario “I Nisidiani” di Riccardo Brun.

Il dato interessante è che convivono grandi nomi e strutture produttive più piccole. Ed è esattamente il terreno sul quale Regione e Film Commission sostengono di voler insistere.

Da Mare Fuori a Gigi D’Alessio: la fabbrica dei titoli napoletani

La quantità di produzioni in arrivo rende evidente quanto sia cambiato il peso audiovisivo della Campania.

Tra i titoli annunciati figurano le nuove stagioni di “Mare Fuori”, “Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso” con Massimiliano Gallo e “Piedone – uno sbirro a Napoli” con Salvatore Esposito; “La Preside” con Luisa Ranieri; il ritorno di Alessandro Siani e Claudio Bisio nel sequel “Bentornati al Sud”; “Je so pazzo” di Nicola Prosatore dedicato a Pino Daniele; “Supersantos” di Ciro Visco dal romanzo di Roberto Saviano; “La promessa di Patrizio” sulla storia di Patrizio Oliva e “Missione San Gennaro”, diretto da Ludovico Di Martino e prodotto da Mad Entertainment.

C’è poi “Solo se canti tu”, il film di Luca Miniero sugli anni giovanili di Gigi D’Alessio, con Matteo Paolillo nel ruolo del cantante. E soprattutto “Minerva – La Scuola”, la nuova serie Netflix ambientata in un liceo militare napoletano e disponibile dal 22 settembre.

Proprio “Minerva” offre un dato concreto sul rapporto tra una grande produzione e il territorio: secondo la banca dati nazionale Italy for Movies, le riprese in Campania sono durate 108 giorni e, su una troupe indicata in 81 persone, 37 erano risorse locali.

Numeri che raccontano meglio di molti slogan perché l’audiovisivo possa diventare una voce economica oltre che culturale.

La prossima scommessa: vendere Napoli fuori dall’Italia

L’altra direttrice annunciata a Venezia porta fuori dai confini nazionali.

Oltre al prossimo bando sulle coproduzioni, nel febbraio 2027 Napoli sarà la città protagonista della 38esima edizione di Travelling, festival cinematografico di Rennes che ogni anno sceglie una città del mondo e ne racconta storia e identità attraverso il cinema. Gli organizzatori francesi hanno già annunciato un’edizione interamente rivolta alla capitale campana, descritta come una “ville-monde”, una città-mondo cinematografica.

In autunno partirà inoltre una ricerca sul possibile recupero delle sale civiche nelle aree più svantaggiate, mentre il progetto “Dal libro allo schermo – Polo Narrativo del Mezzogiorno” dovrebbe creare un ponte stabile tra editoria e produzione audiovisiva.

E dal 3 all’8 novembre tornerà anche “Venezia a Napoli”, che da quest’anno cambia pelle diventando “Il cinema esteso”: sei giorni di programmazione in dieci sale della Campania, con l’obiettivo dichiarato di non limitare più il progetto ai soli giorni immediatamente successivi alla Mostra veneziana.

Napoli è già un set. Ora deve diventare un’industria

La fotografia che arriva da Venezia è dunque positiva, ma il vero esame comincia adesso.

Che Napoli sappia attirare registi non è più una scoperta. Il rischio, semmai, è fermarsi alla celebrazione dei titoli e delle star che girano per la città. Una politica industriale dell’audiovisivo si misura su altro: aziende che crescono, professionisti che non devono trasferirsi, produzioni campane che riescono a esportare i propri progetti, sale che restano aperte e opere che trovano un mercato dopo essere state realizzate.

I 6 milioni del 2026, da soli, non possono garantire tutto questo. Ma la comparsa di fondi dedicati alla distribuzione, il futuro bando sulle coproduzioni internazionali e l’obbligo di generare una spesa reale sul territorio indicano almeno una direzione diversa rispetto alla semplice politica delle location.

Napoli è già diventata uno dei grandi set d’Europa. La sfida dei prossimi anni sarà capire se riuscirà anche a diventare uno dei luoghi dove il cinema viene pensato, finanziato, prodotto e venduto.

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