Napoli conquista Buenos Aires: accordo da URLO tra San Carlo e Teatro Colón

Firmato l’accordo tra i due teatri nell’ambito di Neapolis 2500. In programma scambi di artisti e maestranze, coproduzioni e nuovi progetti. Tajani: “La cultura è uno dei fiori all’occhiello del Paese”

Non sarà soltanto un gemellaggio tra due palcoscenici celebri. Il Teatro di San Carlo e il Colón di Buenos Aires provano a costruire un rapporto stabile, mettendo insieme produzioni, artisti, competenze e programmi per i prossimi anni. Un ponte tra Napoli e l’Argentina che parte dalla musica ma punta a diventare qualcosa di più: una relazione culturale destinata a durare oltre le celebrazioni per i 2500 anni della città.

L’accordo è stato firmato a Buenos Aires durante la missione italiana in Sud America guidata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Per il San Carlo c’era il sovrintendente Fulvio Macciardi, per il Colón il direttore generale Gerardo Grieco. L’intesa rientra nel programma Neapolis 2500 e nasce con l’obiettivo di mettere in contatto due istituzioni che, pur separate da oltre undicimila chilometri, condividono una lunga storia legata alla lirica e alla cultura italiana.

Non solo concerti: produzioni e artisti in viaggio tra Napoli e Buenos Aires

Il punto centrale dell’accordo è proprio questo: evitare che tutto si esaurisca in una cerimonia o in qualche serata celebrativa.

La collaborazione prevede scambi di cantanti, musicisti e personale tecnico, la circolazione degli allestimenti, iniziative dedicate ai giovani talenti e la possibilità di lavorare insieme a nuove produzioni. È prevista anche una struttura comune incaricata di programmare le attività e dare continuità al rapporto.

L’orizzonte è di almeno cinque anni, con la possibilità di proseguire oltre. E tra le ipotesi allo studio c’è anche la realizzazione di una produzione completamente nuova da presentare nei prossimi anni, con il 2029 indicato come uno dei possibili traguardi.

Per il San Carlo significa aggiungere Buenos Aires alla rete internazionale che il teatro sta cercando di rafforzare. Per il Colón vuol dire stringere un rapporto diretto con uno dei simboli culturali di Napoli e con il più antico teatro d’opera europeo ancora in attività.

Da Neapolis 2500 al tricentenario del San Carlo

L’accordo guarda però anche più lontano dell’anniversario di Napoli. Nel 2037 il San Carlo compirà trecento anni e l’idea della direzione è quella di arrivare a quell’appuntamento attraverso un percorso internazionale costruito con largo anticipo.

Buenos Aires può diventare uno dei primi tasselli.

Il rapporto con l’Argentina, del resto, ha un peso che va oltre la musica. La presenza italiana nel Paese è enorme e il legame con Napoli attraversa generazioni di famiglie, migrazioni, lingua e cultura popolare. Portare il San Carlo al Colón significa inserirsi dentro una storia che esiste già, senza bisogno di inventarla.

È anche per questo che Tajani ha insistito sul valore economico della cultura. “L’industria della cultura è un altro fiore all’occhiello del nostro Paese”, ha detto durante la missione, ricordando come il San Carlo sia protagonista anche degli appuntamenti organizzati in Brasile.

Il Colón, l’altra grande casa dell’opera

La scelta del partner non è casuale. Il Teatro Colón è uno dei luoghi simbolo di Buenos Aires e uno dei grandi templi mondiali della lirica.

L’attuale edificio fu inaugurato nel 1908 con l’“Aida” di Giuseppe Verdi. Da allora sul suo palcoscenico sono passati alcuni dei nomi più importanti della musica, della danza e dell’opera del Novecento. Il rapporto con la tradizione italiana è sempre stato fortissimo.

San Carlo e Colón hanno quindi storie diverse, ma un terreno comune molto ampio. Ed è proprio su questo che si prova a costruire la nuova collaborazione: non due teatri che si scambiano semplicemente ospitalità, ma due strutture capaci di lavorare insieme.

La firma dell’intesa è stata accompagnata anche dalla presenza di giovani artisti dell’Accademia del San Carlo, arrivati in Argentina per esibirsi davanti al pubblico di Buenos Aires. Un modo concreto per anticipare quello che l’accordo vuole diventare: far circolare persone, oltre che spettacoli.

Napoli prova a esportare la sua cultura senza trasformarla in cartolina

È forse questo il punto più interessante dell’operazione. Neapolis 2500 nasce come celebrazione di una città antichissima, ma il rischio di anniversari del genere è sempre quello di fermarsi alla retorica.

L’accordo con Buenos Aires prova invece a lasciare qualcosa dopo la festa.

Se le coproduzioni, gli scambi e i programmi annunciati arriveranno davvero sul palcoscenico, il risultato sarà una relazione destinata a sopravvivere al calendario delle celebrazioni. Napoli non soltanto raccontata come città della musica, quindi, ma utilizzata come centro capace di produrre cultura e di esportarla.

Per il San Carlo è una sfida importante. Perché dopo quasi tre secoli di storia, il prestigio del passato è acquisito. La partita adesso è capire quanto quel prestigio possa ancora servire a costruire il futuro.

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