Requisitoria della Direzione distrettuale antimafia nel processo sulla piazza di spaccio della “33”. Al centro dell’inchiesta il traffico di droga tra Scampia e Miano, le consegne a domicilio e gli scontri tra clan.
Oltre 350 anni di carcere per 26 imputati. È quanto chiede la Direzione distrettuale antimafia di Napoli nel processo sul traffico di droga tra Scampia e Miano. Il sostituto procuratore Lucio Giugliano ha concluso la requisitoria nel processo di primo grado, che si celebra con rito abbreviato davanti al gip Grammatica.
Per quelli che l’accusa considera i vertici del gruppo legato alla piazza di spaccio della cosiddetta “33”, la Procura ha chiesto pene fino a 20 anni.
Le richieste di pena
Le richieste più pesanti riguardano Mario Abbatiello e Salvatore Mele: 20 anni ciascuno. Per Pasquale Capano la Procura ha chiesto 19 anni e 8 mesi. Per Giovanni Conte e Antonio Musto la richiesta è di 18 anni e 8 mesi a testa, per Antonio De Matteo di 18 anni.
Tra gli imputati ci sono anche Antonio Abbatiello, per cui sono stati chiesti 16 anni, Giuseppe Cacciapuoti, 16 anni e 4 mesi, e Pasquale Luongo, 15 anni. Per molti altri le richieste vanno dagli 8 ai 13 anni.
La piazza della “Trentatré”
L’inchiesta è stata condotta dalla Squadra Mobile di Napoli. È partita nella primavera del 2022, anche grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Gli investigatori hanno ricostruito come funzionava la piazza di spaccio della “Trentatré”, nell’ex lotto SC3 di via Arcangelo Ghisleri. Secondo gli inquirenti la piazza era riconducibile al clan Amato-Pagano. Per l’accusa il gruppo non si limitava a vendere droga nel quartiere: gestiva anche consegne a domicilio e appuntamenti in strada, fino a Chiaiano, Miano e ai Colli Aminei.
Secondo la ricostruzione dell’accusa i compiti erano divisi in modo preciso. C’erano i responsabili delle piazze, chi custodiva la droga, chi la confezionava, gli spacciatori e le vedette.
Il bambino di dieci anni e la stesa
Dalle indagini è emerso anche un episodio che riguarda un bambino di dieci anni. Secondo gli investigatori il padre lo avrebbe portato con sé durante una consegna di droga.
Sullo sfondo c’è lo scontro con il gruppo di “Abbasc Miano”, legato agli eredi del clan Lo Russo. Secondo gli inquirenti questo contrasto nell’agosto 2022 sarebbe sfociato in una stesa contro persone vicine alla piazza della “33”.
Il blitz di gennaio
L’operazione antidroga del 27 gennaio 2026 aveva portato a 28 misure cautelari. Le persone coinvolte sono accusate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di droga. Durante le indagini erano stati sequestrati eroina, cocaina, crack e kobret.
Secondo gli inquirenti, una parte dei guadagni dello spaccio sarebbe servita anche a mantenere le famiglie dei detenuti del gruppo.
Le parole del pentito
Un contributo alla ricostruzione è arrivato dal collaboratore di giustizia Luigi Rignante. Rignante ha raccontato il ruolo che Salvatore Mele avrebbe avuto nel tempo nella gestione della piazza e i suoi rapporti con gli Amato-Pagano.
Cosa succede adesso
Dopo la requisitoria toccherà alle difese, poi il giudice deciderà. Quelle indicate sono richieste dell’accusa, non condanne.

