Napoli, la Cisl Fp proclama lo stato di agitazione nei pronto soccorso: l’accordo con la Regione sulle indennità fino a 350 euro è ancora fermo dopo tre mesi.
L’accordo c’è, la firma pure. I soldi no. A tre mesi dall’intesa con la Regione Campania sulle indennità di pronto soccorso, il personale degli ospedali napoletani non ha ancora visto un euro. Per questo la Cisl Funzione Pubblica di Napoli ha proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori dei pronto soccorso di tutta l’area metropolitana.
Gli ospedali coinvolti
La protesta riguarda le Asl Napoli 1 Centro, Napoli 2 Nord e Napoli 3 Sud, le aziende ospedaliere Cardarelli, Santobono-Pausilipon e Ospedali dei Colli, e i due policlinici, Federico II e Luigi Vanvitelli.
Il sindacato ha mandato la comunicazione ai direttori generali di tutte le aziende. La richiesta è una: aprire subito i tavoli di contrattazione che servono per pagare le indennità.
L’accordo da 37 milioni
L’intesa era stata firmata l’8 luglio dal presidente della Regione Roberto Fico e dai sindacati. La Giunta l’aveva poi approvata con la delibera n. 382 del 16 luglio.
In tutto ci sono circa 17,3 milioni di euro per il 2025 e quasi 20 milioni per il 2026, con una parte di arretrati. Secondo le cifre dei sindacati, l’indennità arriva fino a 350 euro al mese per infermieri e ostetriche, 240 euro per il personale tecnico e sociosanitario e 140 euro per le altre figure.
Ne ha diritto anche il personale non medico del 118 e dei reparti di osservazione breve intensiva.
Dove si è bloccato tutto
L’accordo rientra nell’articolo 69 del contratto nazionale della sanità. Per diventare realtà, però, ogni azienda deve firmare un proprio contratto integrativo. Ed è qui che, secondo la Cisl, tutto si è fermato.
“I lavoratori sono da tre mesi in attesa di ricevere quanto spetta loro”, denuncia il segretario generale della Cisl Fp Napoli, Nino Matteo, che accusa le direzioni di non aver rispettato gli impegni. “Le Asl, le aziende ospedaliere e quelle universitarie non sono repubbliche autonome, devono rispettare i diritti dei lavoratori”.
Assemblee negli ospedali

Ora il sindacato annuncia assemblee nei posti di lavoro di tutta l’area metropolitana. E non esclude altre forme di mobilitazione se i tavoli non verranno convocati.
Interviene anche il segretario regionale Luigi D’Emilio, che a luglio aveva firmato l’accordo. Anche lui punta il dito contro i manager della sanità e chiede alla Giunta Fico di controllare e coordinare le aziende perché l’intesa venga davvero applicata.
Nessuno sciopero, per ora
Lo stato di agitazione non significa sciopero: per il momento le prestazioni sanitarie non vengono sospese. Resta però aperto un problema che i lavoratori non si spiegano: un accordo già firmato e approvato, ma ancora fermo sulla carta. La Cisl ora aspetta risposte dai direttori generali.

