Terra dei Fuochi, il commissario Vadalà: rimosse 12mila tonnellate di rifiuti, tre bonifiche entro fine 2026. In arrivo 200 milioni, l’Europa vigila dopo la condanna dell’Italia.
Dodicimila tonnellate di rifiuti già portate via, tre nuovi interventi di bonifica entro la fine dell’anno e 200 milioni di euro in arrivo. Sono i numeri sulla Terra dei Fuochi annunciati dal commissario Giuseppe Vadalà durante il convegno organizzato dall’Università Parthenope, mercoledì 7 ottobre.
I 200 milioni del decreto
I soldi non sono una novità del convegno. Il 2 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto Ambiente-bis, che alza a 200 milioni lo stanziamento per bonifiche e monitoraggio nella Terra dei Fuochi. Le risorse finiranno nella cassa del commissario.
C’è però una differenza da tenere a mente: soldi stanziati, cantieri aperti e terreni davvero risanati sono tre cose diverse. Annunciare un finanziamento non significa che le bonifiche siano già state affidate, fatte o finite.
Quanti rifiuti sono stati tolti
Il dato delle 12mila tonnellate Vadalà lo aveva già dato in un’intervista all’Adnkronos del 5 ottobre, dove aveva spiegato anche il programma dei prossimi anni.
A fine luglio le tonnellate rimosse erano oltre 10mila. Oggi sono circa 12mila. L’obiettivo è arrivare a 20mila entro la fine del 2026 e a oltre 30mila entro il 2028.

Secondo la struttura commissariale, i rifiuti abbandonati da rimuovere con questo programma sono in tutto circa 33mila tonnellate, sparsi su 150mila ettari e 90 comuni tra le province di Napoli e Caserta.
Anche qui va fatta una precisazione. Le tonnellate portate via dicono quanto è andata avanti la raccolta dei rifiuti in superficie. Non dicono che i terreni e le falde sotto siano stati decontaminati.
Le tre località indicate dal commissario
Nella stessa intervista Vadalà aveva indicato tre interventi. A Giugliano in Campania si scavano pozzi per estrarre il percolato, il liquido che si forma quando l’acqua passa attraverso i rifiuti. A Calvi Risorta continua la caratterizzazione ambientale, cioè lo studio del sito per capire quanto è inquinato, con tempi fino a febbraio 2027. Ad Aversa sono previsti lavori che riguardano una pista di atletica.
Non è però certo che siano proprio questi i tre interventi annunciati al convegno. E nel caso di Calvi Risorta si tratta ancora di una fase di indagine, non di una bonifica fatta.
La condanna dell’Europa
Dietro questi annunci c’è anche un obbligo internazionale. Il 30 gennaio 2025, nella causa Cannavacciuolo e altri contro Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione del diritto alla vita. Secondo la Corte, lo Stato non ha reagito in modo abbastanza rapido ed efficace a un inquinamento esteso e noto da anni.
Da allora il Consiglio d’Europa controlla cosa fa l’Italia. Chiede una strategia complessiva di risanamento, un monitoraggio ambientale e sanitario indipendente, informazioni pubbliche raccolte in un’unica piattaforma e il coinvolgimento dei cittadini.
Il 13 marzo 2026 il Comitato dei Ministri ha accolto la strategia italiana, ma ha chiesto aggiornamenti entro fine anno. Il prossimo esame è previsto a marzo 2027. Il piano d’azione di cui ha parlato Vadalà, quindi, non è una scelta: fa parte del controllo europeo sull’esecuzione della sentenza.
Montefibre e Arsenale: i siti da recuperare
Al convegno si è parlato anche del recupero di due vecchie aree industriali, che però hanno una storia già avviata.
Per l’ex Montefibre di Acerra, il Consorzio Asi di Napoli ha pubblicato ad agosto 2025 un avviso per assegnare e vendere i lotti. Il bando escludeva alcune attività legate ai rifiuti e prevedeva l’assunzione di ex lavoratori Montefibre. Il 20 aprile 2026 è stata approvata la graduatoria. È un passo avanti verso la reindustrializzazione, non la fine delle bonifiche.
Per l’ex Arsenale militare di via Campegna, a Napoli, l’Agenzia del Demanio aveva già annunciato a giugno 2022 una concessione gratuita di 19 anni alla Parthenope: circa 107mila metri quadrati per il futuro campus di Scienze Motorie.
Cosa resta da capire
I numeri del commissario sono un segnale. Ma per sapere se la Terra dei Fuochi sta davvero guarendo servono altre risposte: quali terreni verranno risanati, quali imprese faranno i lavori, con quanti soldi e in quanto tempo. È su questo che si misureranno gli annunci.

