I genitori di Domenico Caliendo chiedono all’Azienda dei Colli una conferenza stampa congiunta per la firma della transazione sulla morte del figlio.
Una conferenza stampa fatta insieme, famiglia e ospedale, nel giorno della firma. È la richiesta che i genitori del piccolo Domenico Caliendo hanno inviato all’Azienda ospedaliera dei Colli, da cui dipende il Monaldi di Napoli, dove il bambino è morto dopo un trapianto di cuore fallito. A formalizzarla è stato il loro avvocato, Francesco Petruzzi.
Cosa chiede la famiglia
Nella lettera inviata alla direzione, il legale spiega che l’iniziativa ha uno scopo “distensivo e informativo”. Antonio Caliendo e Patrizia Mercolino vogliono rendere pubblica la chiusura positiva della vertenza e, approfittando della firma, ringraziare apertamente l’ospedale e le altre parti per il percorso fatto insieme.
La proposta è di ospitare i giornalisti nello stesso luogo in cui verrà ratificato l’accordo, organizzando tutto d’intesa con la direzione. Secondo Petruzzi, una comunicazione condivisa tutelerebbe l’immagine di tutti e resterebbe coerente con le clausole di riservatezza previste dall’intesa. Ora si attende la risposta dell’Azienda dei Colli.
L’accordo raggiunto ad agosto

L’intesa stragiudiziale era stata annunciata all’inizio di agosto. L’ospedale aveva comunicato che Petruzzi aveva accettato la proposta transattiva, arrivata dopo verifiche tecniche e giuridiche. La firma era prevista per settembre.
La cifra non è stata resa nota perché le parti hanno firmato un verbale di riservatezza. Secondo indiscrezioni di stampa si aggirerebbe intorno a 1,5 milioni di euro, contro una richiesta iniziale di tre milioni. Gli aventi diritto sono sei: genitori, fratellini e due nonni. L’Azienda si è riservata il diritto di rivalersi su chi verrà ritenuto responsabile in sede penale.
La vicenda
Domenico aveva poco più di due anni e soffriva di cardiomiopatia dilatativa. Il 23 dicembre 2025 fu operato al Monaldi, ma il cuore arrivato da Bolzano era stato danneggiato durante il trasporto, secondo l’accusa a causa del ghiaccio secco nel contenitore. Dopo il trapianto l’organo non ripartì mai. Il bambino è rimasto attaccato alle macchine per quasi due mesi ed è morto il 21 febbraio.
Chiusa la partita civile, resta aperta quella penale. La Procura di Napoli indaga su alcuni componenti dell’équipe di cardiochirurgia, anche per presunte modifiche alla cartella clinica. A settembre una superperizia ha sostenuto che Domenico avrebbe potuto avere più possibilità se collegato in tempo a un cuore artificiale, in attesa di un secondo trapianto. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza.

