È diventato celebre qualche tempo fa per i video girati sui social che mostravano questo arbusto comparso per incanto davanti alla porta domestica. Presidente dell’Ordine dei Farmacisti senza aver mai posseduto una farmacia, le sue dichiarazioni costituiscono la solita supercazzola dei politici che si auto-assolvono e che invece dovrebbero dimettersi. IN CALCE ALL’ARTICOLO IL VIDEO DELLA PIANTA CHE HA FATTO SORRIDERE TUTTA NAPOLI
NAPOLI (Gianluigi Guarino) – Vincenzo Santagada è un prototipo, è diventato presidente dell’Ordine dei farmacisti senza avere una farmacia. Ora, si dirà: anche Giulio Andreotti e Giovanni Spadolini negli anni ’80 hanno ricoperto il ruolo di ministri della Difesa senza aver mai fatto i militari e senza essere mai passati, neppure di striscio, davanti alla camerata di una caserma.
L’Italia a queste cose non ci ha mai badato, figuriamoci, allora, se costituisce un problema il fatto che uno diventi presidente dell’Ordine dei Farmacisti senza aver mai avuto una farmacia, senza aver mai scannerizzato il codice QR di una ricetta per erogare un medicinale. A queste cose badano in Gran Bretagna, in Germania, in Svizzera. Noi italiani siamo fatti di altra pasta. Manipoliamo la plastilina del relativo che scade costantemente nel relativismo perché noi siamo quelli che, per dirla alla Elio e le Storie Tese, “se famo du spaghi” e tutto si risolve. E allora va bene, non ci arrabbiamo se il salto triplo di Santagada si è completato, dopo hop, dopo step, con il jump della sua nomina all’Ambiente non di Roccamonfina in provincia di Caserta, bensì del terzo Comune d’Italia, capitale del Mediterraneo.
Tutto bene, madama la marchesa: io non sono un farmacista e divento presidente dell’Ordine dei Farmacisti, poi evidentemente studio ed acquisto una competenza nella materia delle farmacie e vengo nominato assessore al Verde pubblico, che può essere una cosa variamente affine a un’erboristeria e non a una farmacia. È una Napoli che va. Anzi, che non va. Perché Vincenzo Santagada, nelle accoglienti colonne de La Repubblica, non certo ostile nei confronti dell’amministrazione Manfredi, tutt’altro, dice prima di tutto che è diffidente rispetto alle classifiche, sputtanando Legambiente, che un po’ di storia ce l’ha, sicuramente molta più storia e molte più competenze di quante ne abbia lui in materia di verde, di sviluppo sostenibile, di descalation dei livelli d’inquinamento dei centri urbani.
Poi Santagada dice un’altra cosa, e cioè che questa classifica, porca paletta, è arrivata nel momento in cui lui e l’amministrazione Manfredi stavano facendo tutto, ma proprio tutto, per far guadagnare magari un centinaio di posizioni alla città di Napoli, affrancandola dall’ultimissimo posto in cui è stata confinata dalla classifica pubblicata nei giorni scorsi da Il Sole 24 Ore. Anzi, dice anche che i conti non gli tornano perché “negli ultimi anni abbiamo piantumato 9000 tra nuovi alberi e arbusti”. Poi un cavallo di battaglia utilizzato da tutti i politici quando i dati di fatto, quelli dei numeri che non sono un’opinione, li mettono spalle al muro: “Abbiamo ereditato una città in codice rosso e la stiamo migliorando”.
E ti pareva. Ci fosse una volta che un politico ammette che il modo in cui ha lavorato non ha funzionato e dunque è pronto a cambiare radicalmente la propria strategia, non escludendo a priori che, nei Paesi civili, seri, è una cosa che accade quasi sempre in casi leggeri, ossia le dimissioni. Sì, avevo buone idee, ero volenteroso, ci ho messo l’anima. Però ho fallito perché lo dicono i numeri dell’associazione ambientalista più importante d’Italia. Non sarà colpa mia, ma io sono responsabile oggettivamente e soggettivamente di questo assessorato e consegno le mie deleghe nelle mani di chi me le ha date. Cioè del sindaco.
Buonanotte, e che pensi di stare in Svezia? Dove c’è un’opinione pubblica che non ti permette di dire che la colpa è sempre degli altri che c’erano prima, che non ti permette di rifugiarti nel benaltrismo.
Ci verrebbe da dire, assessore Santagada: ma se lei ha ereditato una situazione compromessa da chi c’era prima, cioè dall’amministrazione De Magistris, ugualmente di sinistra, se lei ha già impresso la sua traccia bonificatrice, migliorativa rispetto a quello che c’è stato prima, come mai la città di Napoli nell’ultimo anno, con Santagada assessore nel 2025 e Santagada assessore nel 2026, è passata dal posto 103 al posto 106 nonostante i novemila alberi e bla bla bla?
Tranquilli, Legambiente ancora non ha valutato i 500 alberi che saranno piantati, come lei aggiunge sempre nella pagina amica di Repubblica, nientepopodimeno che a Posillipo, che notoriamente è un quartiere povero dove non esiste una cultura dell’ambiente e del verde, dove i livelli di vivibilità sono uguali a quelli di un’antica bidonville di Città del Capo e dove non c’è nessun proprietario di casa che abbia piantato un solo albero nel proprio giardino spoglio come il deserto dell’Arizona. Quando l’anno prossimo ciò accadrà, Napoli guadagnerà molti posti in classifica. Ma i salti di qualità li farà quando gli ispettori di questa importante agenzia della promozione della vita all’aria aperta e degli spazi verdi andranno a inserire nel loro computo l’albero che lei, assessore, si è fatto piantare davanti al portone di casa sua, diventando uno degli uomini più virali della città di Napoli, come hanno dimostrato i molti video che hanno pubblicato sui social e che oggi riproponiamo.
Vedete, da qualche giorno noi scriviamo degli articoli sulla città di Napoli. Se leggete quelli pubblicati da Repubblica, vi accorgerete che il problema non è solo costituito dall’ultima posizione, ma da tanti altri fondamentali che vanno malissimo. Differenziata: 47%, quasi venti punti meno della media nazionale, con ben 558 kg, più di cinque quintali e mezzo di monnezza prodotta per ciascun abitante. Risposta di Santagada: tranquilli, tutto sotto controllo, ci penso io, molto presto avremo numeri ottimi sulla differenziata.
E ancora, media per le auto in circolazione cresciuta da 61 a 63 per ogni cento abitanti. Risposta di Santagada: tranquilli, ci penso io, l’implementazione della metro farà abbassare questo numero. Ma le nuove linee metro sono già attive, almeno nella loro ossatura fondamentale, da qualche anno, sicuramente da un anno a questa parte, eppure le auto per cento abitanti sono passate da 61 a 63.
Città inquinata. Repubblica, a supporto di Santagada, dice che l’uso dei mezzi pubblici sta aumentando a Napoli, ma Legambiente non coglie nessun miglioramento per le polveri sottili e per gli altri indici di salubrità dell’aria. E Santagada risponde, in sostanza: è che c’entro io, gli autobus sono vetusti e questo Napoli lo paga a caro prezzo. Scusa, aggiungiamo noi, ma l’ANM, ossia l’azienda che gestisce i trasporti urbani su gomma, appartiene a una multinazionale cinese o è un’impresa totalmente controllata dal Comune di Napoli? Che fa, assessore Santagada, attacca il suo collega Edoardo Cosenza, assessore alla Mobilità cittadina?
Vabbè, potremmo continuare la parafrasi di quest’articolo molto sofferto di Repubblica, ma c’è tanto tempo e su queste cose sicuramente faremo sentire la nostra voce.
In un’altra città, ovviamente torniamo a dire ancora una volta del Nord Europa, un’amministrazione comunale che presenta queste criticità conclamate, verificate, sarebbe bocciata. A Napoli, invece, Manfredi viene considerato come Lorenzo il Magnifico, come il sole di un nuovo Rinascimento. E per forza, con tutte le marchette che gli fanno gli pseudo giornaloni della storia, con quel Caltagirone che deve fare le case dietro al Centro Direzionale, con quell’altro che ha un suo interesse, ma in generale con la mentalità corriva rispetto al potere, in modo che questo ti faccia sedere al proprio tavolo o comunque ti metta lì fuori dalla sala da pranzo, pronto a raccogliere fino all’ultima briciola per sbarcare il lunario di giornalista-schiavo, per natura, per definizione.
È perfettamente normale che la percezione di Gaetano Manfredi e della sua amministrazione sia pari a quella di un principe illuminato del Rinascimento.

