Con bermuda e zoccoli si presentarono in estate per chiedere che il Comune non attivasse la procedura di recupero a cui la Corte dei Conti guarda con molta attenzione dei soldi illegittimamente incassati con le riunioni-barzelletta delle commissioni. Ecco come il sindaco, con una delibera, punta a far fuori alle prossime elezioni i soggetti più imbarazzanti delle municipalità, che la volta scorsa hanno contribuit, in maniera molto importante, alla sua elezione
NAPOLI (Gianluigi Gua.) – Fosse dipeso solo da Manfredi, lo scandalo dei gettoni di presenza illegalmente incassati da centinaia di consiglieri delle 10 municipalità napoletane non sarebbe mai esploso.
Quando il Comune di Napoli è stato inondato di esposti, mandati per conoscenza, rispetto alla spedizione principale realizzata all’indirizzo della Procura regionale della Corte dei Conti, Manfredi ha dovuto giocare in difesa. Ha chiesto un parere al tribunale della spesa pubblica, che ha risposto picche, rispedendola al mittente con il timbro dell’inammissibilità. Naturalmente, siccome la Corte dei Conti è interessata che quest’andazzo finisca, nella lettera in cui respinge l’istanza di richiesta di un parere formale ha indicato quali fossero le gravi criticità legate alla lunga vicenda dei soldi, transitati a fiume dalle casse del Comune alle tasche dei consiglieri delle municipalità. La Corte dei Conti non è entrata nel merito del lavoro delle commissioni e neppure l’avrebbe potuto fare, limitandosi a una serie di problemi procedimentali. Noi sappiamo bene, al riguardo, che le commissioni consiliari dei Comuni e ancor più quelle delle municipalità costituiscono, e non solo a Napoli, uno dei grandi imbrogli all’italiana. Basta vedere, d’altronde, cosa arriva nei consigli comunali come frutto del lavoro delle commissioni. Se non siamo a zero, poco ci manca. Insomma, un profluvio di quattrini che, messi insieme, toccano cifre esorbitanti e vengono, a nostro avviso, rubati da gente che si candida ai consigli comunali o ai consigli delle municipalità proprio per realizzare queste truffe.
Il nostro ragionamento è di ordine generale ed è compensativo rispetto alla circostanza relativa all’indagine, alla valutazione della Corte dei Conti sui fatti delle municipalità napoletane, che non ha potuto riguardare i contenuti dell’attività delle stesse.
La Corte dei Conti ha indicato al Comune di Napoli la strada: recuperare tutti i soldi elargiti dal 2016 fino al 2026, perché purtroppo quelli dal 2015 in giù sono irrecuperabili per effetto della prescrizione decennale. Tutte le sedute convocate arbitrariamente dai presidenti senza una richiesta da parte dei componenti delle commissioni, senza una richiesta degli organi delle municipalità, ossia del presidente, della giunta e del consiglio comunale, sono state illegittime. E quest’illegittimità implica la necessità di restituire il maltolto.
Il Comune di Napoli, il sindaco Manfredi, sono stati costretti a far partire una procedura di controllo, varando nel contempo un nuovo regolamento che ha lo scopo di uniformare e omogeneizzare le procedure dal punto di vista formale. E, già che si trova sul pezzo, il Comune di Napoli non si è potuto esimere dal riempire questo regolamento anche di prescrizioni sui contenuti delle attività delle commissioni.
Il calcolo sulla restituzione dei gettoni porta a una somma di circa 2.000 euro a consigliere solo relativamente all’anno 2016. Si può ben comprendere, moltiplicando per 10 anni e moltiplicando ulteriormente questo dato medio per il numero dei consiglieri componenti delle commissioni, a quali cifre si va ad approdare.
Seguiremo ovviamente l’attività svolta dal Comune e finalizzata a recuperare questi soldi illegittimamente elargiti. Per quanto riguarda gli interessi, in caso di incasso in buona fede, questi saranno conteggiati dal momento in cui il Comune avrà notificato la domanda di restituzione; in caso di cattiva fede dovranno essere conteggiati, ma riteniamo che questa cosa non accadrà, gli interessi sin dal giorno in cui i gettoni sono stati materialmente intascati.
Sin qui, l’antefatto in sintesi. Naturalmente il Comune di Napoli, le stanze dei consiglieri, quelle degli assessori e anche quella del sindaco Manfredi sono state letteralmente invase nei mesi scorsi e anche in questi giorni da una vera e propria pletora di consiglieri delle municipalità. Gente di tutti i generi, tra cui si sono distinti, si fa per dire, soggetti strani e variopinti in bermuda e zoccoli.
Voi ora ve lo immaginate un sofisticato barone dell’università napoletana, uno che segue le regole del politicamente corretto com’è Manfredi, circondato da ascelle sudate che stanno lì a dirgli che il Comune non dovrà aprire un contenzioso con ognuno di loro perché, se lo facesse, oltre al problema della restituzione dei soldi, si porrebbe anche quello dell’ineleggibilità alle elezioni della prossima primavera?
Manfredi non l’ha proprio presa bene questa storia e vuol consumare la sua vendetta per ripagare in questa maniera la mezza rivolta scatenatasi contro di lui e contro il Comune di Napoli, che ha dovuto, ripetiamo, muoversi necessariamente, perché in caso contrario sarebbe stata sicuramente la Corte dei Conti a farlo, con la conseguenza che il peso del risarcimento sarebbe gravato anche sui dirigenti, sui funzionari e probabilmente anche sugli organi politici, colpevoli a quel punto di non aver attivato le procedure di recupero.
Ma quegli zoccoletti di plastica e quelle ascelle sudate hanno consentito a Manfredi, o hanno costretto Manfredi, a scoprire un universo a lui sconosciuto. Uno spaccato che però ha votato compatto per lui alle scorse elezioni comunali. Ora, siccome il sindaco di Napoli, probabilmente non senza ragione, oggi ritiene, alle elezioni del secondo mandato, di poter tagliare qualche ponte con questi mondi molto discutibili, le ascelle bagnate se le è ricordate e si narra che da quel giorno abbia deciso di mettere mano a una delibera che presto emanerà al Consiglio comunale. Conterrà una modifica sostanziale delle modalità elettorali riguardanti le municipalità. A partire da quella regola fatta su misura per i candidati presidenti. Una regola che ha permesso a diverse ascelle sudate di entrare comunque nei consigli delle municipalità da perdenti alle elezioni riguardanti le stesse.
In questa delibera sarà stabilito che solo il candidato presidente miglior perdente entrerà in Consiglio, mentre già il secondo miglior perdente rimarrà a casa, visto che il seggio eventualmente attribuito andrà ad appannaggio del più votato nella lista per il Consiglio a lui collegata.
Insomma, Manfredi vuol liberarsi del ricatto delle liste fai-da-te. Nel contempo punta a polarizzare lo scontro, andando a indebolire in questo modo anche il suo rivale De Magistris, il quale, con questa modifica, avrà molta più difficoltà a varare liste competitive per le elezioni delle municipalità, visto che sarà difficile mobilitare e impegnare i candidati alla presidenza.
Ora sarà importante stabilire il formale inizio della pendenza della lite con i consiglieri che dovranno restituire i soldi incassati per le sedute illegittime delle commissioni. Non è un particolare da poco perché, se il Comune di Napoli dovesse sviluppare una melina, puntando sui tempi lunghi con l’obiettivo di creare la lite pendente dopo le elezioni, significherebbe che Manfredi sviluppa un discorso di legalità piegandolo a suo uso e consumo. I contenziosi e la richiesta di restituzione delle presenze non dovute vanno formulati in tempi rapidissimi perché questa non può essere modulata in modo tale da non costringere subito chi vuole candidarsi alle elezioni delle municipalità a restituire i soldi, unica condizione, come già scritto prima, per superare lo scoglio dell’ineleggibilità.

