L’assessora campana alle Pari opportunità Claudia Pecoraro contro la mozione per vietare burqa e niqab: “Vietare un abito e imporlo sono due forme di controllo”.
“Vietare un abito e imporre un abito sono due forme diverse di controllo sul corpo di una donna”. Con queste parole l’assessora alle Pari opportunità della Regione Campania, Claudia Pecoraro, interviene nel dibattito sul burqa e sul niqab, dopo la mozione discussa in Consiglio regionale per vietarli nelle scuole e non solo.
La mozione in Consiglio regionale
La mozione impegna la Giunta regionale ad aprire un confronto con il Governo per vietare burqa e niqab nelle scuole e, più in generale, nei luoghi di lavoro e in ogni contesto professionale e sociale. L’ha presentata il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Gennaro Sangiuliano, insieme ad altri consiglieri del centrodestra.

Per i firmatari quegli abiti sono strumenti che costringono le donne a coprire il volto e ne cancellano l’identità: vietarli servirebbe a ribadire che una donna non può essere trattata come proprietà di un uomo.
La proposta va oltre il decreto scuola approvato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre. Il decreto vieta di partecipare alle attività scolastiche e ai colloqui scuola-famiglia con il volto coperto, salvo motivi di salute o sicurezza, con multe da 200 a mille euro.
Pecoraro: “Il problema è la coercizione”
L’assessora non nega il problema, ma propone un’altra strada. “Se una donna viene costretta a indossare un determinato abito, il problema è la coercizione e quella coercizione va combattuta”, scrive in una nota. “Ma se pensiamo di liberare una donna vietandole ciò che indossa, finiamo per sostituire alla volontà di chi la costringe quella dello Stato“.
Pecoraro richiama la Costituzione, che tutela dignità, uguaglianza, libertà personale e libertà religiosa. Questi principi, sostiene, non possono diventare lo strumento per stabilire con quale abito una donna dimostra di essere libera. “Se il timore è che dietro un velo possa esserci una donna costretta, allora dobbiamo intervenire sulla costrizione, non sulla donna“.
Cosa propone la Regione
Al posto del divieto, l’assessora indica una serie di strumenti: istruzione, autonomia economica, servizi, prevenzione della violenza, consapevolezza dei propri diritti, educazione al consenso e alle relazioni e, soprattutto, educazione sessuo-affettiva.
“Come Regione Campania vogliamo andare verso una società in cui nessuna donna sia costretta, né da un uomo, né da una famiglia, né da una comunità, né dalle istituzioni”, spiega. “La libertà non può essere selettiva”.
“Libere di indossarlo o di non indossarlo”
La conclusione riassume la sua posizione. “Non dobbiamo scegliere tra il patriarcato che impone a una donna di coprirsi e uno Stato che le impone di scoprirsi”, dice Pecoraro. “Dobbiamo costruire una società in cui una donna sia libera di indossare un velo, libera di non indossarlo e libera di chiedere aiuto se qualcuno la costringe a fare l’una o l’altra cosa. Non liberiamo le donne decidendo come devono vestirsi. Le liberiamo facendo in modo che nessuno possa decidere al loro posto“.

