Precipitò dal tetto di un capannone, la Regione Campania entra nel processo. Il datore di lavoro è ai DOMICILIARI

La decisione è stata annunciata dal presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi. Nell’inchiesta sulla morte di Salvatore Calignano sono indagati anche i committenti dei lavori.

La Regione Campania si è costituita parte civile nel procedimento per la morte di Salvatore Calignano. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi.

Calignano era un operaio edile di 61 anni. È morto il 3 ottobre dopo essere precipitato dal tetto di un capannone industriale a Caivano. La decisione della Regione arriva pochi giorni dopo l’arresto del datore di lavoro. È accusato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche e di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

La caduta dal tetto

L’incidente è avvenuto il 2 ottobre, poco dopo le 14.30. Calignano, originario di Orta di Atella, stava lavorando sulla copertura di un capannone insieme ad altri due operai.

Secondo la ricostruzione della Procura di Napoli Nord, i tre lavoravano senza protezioni contro le cadute dall’alto. Non c’erano parapetti, imbracature né linee vita. Calignano è caduto ed è stato portato in ospedale, dove è morto il giorno dopo.

L’arresto e l’assunzione dopo l’incidente

Il 9 ottobre sono scattati gli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, per Michele De Rosa, 37 anni, titolare della MDR Costruzioni. La misura è stata decisa dal gip Mariangela Guida, su richiesta della pm Sabrina Navarro. Sono indagati anche Antonio e Nicola Frezza, i committenti dei lavori.

Dalle indagini è emerso anche un altro elemento. Secondo gli investigatori, l’assunzione dell’operaio sarebbe stata comunicata solo dopo l’incidente, alle 15.35 del 2 ottobre, con data di inizio dal giorno prima. Per gli inquirenti, sarebbe stato un modo per far sembrare regolare un rapporto di lavoro che non lo era.

La Regione in aula, Manfredi: «Giustizia giusta»

Manfredi ha ringraziato il presidente della Giunta Roberto Fico, l’assessora regionale al Lavoro e alla Formazione Angelica Saggese e gli uffici che hanno avviato la procedura.

La Regione può costituirsi parte civile nei processi per violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro grazie a una modifica alla legge regionale 11 del 9 agosto 2013. La modifica è stata introdotta nel 2022 e approvata all’unanimità dal precedente Consiglio regionale. Il primo firmatario era proprio Manfredi.

«È un atto concreto per contribuire a dare una “giustizia giusta” per i casi di morti sul lavoro, che affliggono non solo la nostra regione, ma tutto il Paese», ha detto Manfredi. Per il presidente del Consiglio regionale la scelta è anche un segno di vicinanza alla famiglia dell’operaio.

Manfredi ha ricordato il minuto di silenzio osservato in aula nella seduta del 5 ottobre e gli aiuti economici previsti per le famiglie delle vittime di incidenti sul lavoro.

Le indagini

La Procura di Napoli Nord continua a lavorare per accertare tutte le responsabilità. Le immagini delle telecamere hanno aiutato gli investigatori a ricostruire come lavoravano gli operai e cosa è successo dopo la caduta.

Per ora è stata esclusa l’ipotesi iniziale secondo cui Calignano sarebbe stato spostato e abbandonato lontano dal luogo dell’incidente. L’operaio sarebbe stato soccorso nello stesso punto in cui era caduto.

Al centro dell’inchiesta resta il comportamento del datore di lavoro. Secondo un testimone, De Rosa sarebbe arrivato poco dopo la caduta e avrebbe detto all’operaio, gravemente ferito, di raccontare di essere stato investito da un’auto, perché così l’assicurazione avrebbe pagato. Secondo l’accusa avrebbe anche fatto sparire parte degli attrezzi.

La difesa: «Il cantiere non era mio»

De Rosa respinge le accuse. Davanti al gip ha risposto per oltre un’ora e mezza alle domande e ha dato la sua versione: «Quel cantiere non è mio». Sostiene inoltre di non essere stato sul posto al momento della caduta. Secondo l’accusa, però, alcuni testimoni lo collocherebbero lì.

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