NAPOLI. Più TATUATORI e meno BOTTEGHE: crescono gli studi di TATUAGGI, l’artigianato fatica a trovare EREDI

Nel Napoletano le imprese del settore sono passate da 97 a 302. In Campania la crescita è del 223%, mentre l’artigianato tradizionale fa i conti con il difficile ricambio generazionale.

A Napoli gli studi di tatuaggi e piercing si moltiplicano. Molti mestieri artigiani tradizionali, invece, fanno fatica a trovare chi li porti avanti.

In provincia di Napoli le imprese di tatuaggi e piercing sono passate dalle 97 del 2017 alle 302 del 2026: un aumento del 211,3%, cioè sono più che triplicate. Solo in città sono salite da 33 a 90. Con questi numeri Napoli è settima in Italia ed entra nella top ten dei comuni con più imprese del settore.

I numeri in Campania e in Italia

I dati arrivano da un’analisi di Unioncamere-InfoCamere, pubblicata il 10 ottobre e basata sul Registro delle Imprese, con dati aggiornati al 30 giugno 2026.

In Campania gli studi sono passati da 181 a 585 in nove anni, con un aumento del 223%. La provincia di Napoli da sola ne ha più della metà. Seguono Salerno con 137, Caserta con 89, Avellino con 35 e Benevento con 22.

In tutta Italia le imprese sono passate da 3.695 a 9.614, con una crescita di circa il 160%.

Un’impresa su tre è giovane

Il settore piace soprattutto ai giovani che vogliono mettersi in proprio. Delle 585 attività campane, 203 sono imprese giovanili, cioè il 34,7%. Le imprese femminili sono 160, il 27,4%: molto meno della media nazionale, che è del 45,1%.

La crescita in Campania è tra le più alte d’Italia, ma non è la prima. Davanti ci sono la Sardegna (+293%), la Puglia (+245%) e la Sicilia (+243%).

L’artigianato tradizionale in difficoltà

La corsa dei tatuaggi però va letta insieme a un quadro più complicato per l’artigianato. Secondo uno studio della CNA, pubblicato ad agosto 2026 su dati Istat del 2023, in provincia di Napoli le imprese artigiane sono solo il 10,3% delle attività economiche. La media nazionale è del 21,5%. Con questo dato il Napoletano è tra gli ultimi posti in Italia per peso dell’artigianato sull’economia.

Botteghe senza eredi: mancano 750mila lavoratori

A lanciare l’allarme sui mestieri tradizionali è anche l’Unione Artigianato Artistico e Tradizionale (UAAT), federazione dell’Unione Artigiani Italiani e delle PMI. Secondo una stima diffusa dall’associazione a gennaio 2026, in tutta Italia l’artigianato cercherebbe 750mila lavoratori senza riuscire a trovarli.

È una valutazione dell’associazione, non un dato ufficiale sui posti vacanti certificato dagli istituti di statistica. Ma fa capire quanto manchi personale qualificato.

I settori più in difficoltà sono la meccanica di precisione, l’edilizia specializzata, l’artigianato artistico e i servizi alla persona. Francesco Michele Abballe, responsabile nazionale UAAT, ha avvertito che nei prossimi anni si rischia di perdere conoscenze e competenze difficili da recuperare. Al Governo chiede più incentivi per l’apprendistato e il riconoscimento della figura del Maestro Artigiano.

Due tendenze diverse

Mettendo insieme i dati si vedono due strade diverse. Da una parte crescono le attività legate alla cura e alla decorazione del corpo. Dall’altra molti mestieri tradizionali non riescono ad attirare e formare i giovani.

Non c’è un rapporto di causa ed effetto tra le due cose. Per Napoli però la sfida è la stessa: far nascere nuove imprese senza perdere il sapere delle botteghe storiche.

Condividi articolo:

ARTICOLI CORRELATI