IL VIDEO SHOCK. Altro che sciopero spontaneo dei tir: gente in auto da 100 mila euro ha tagliato le gomme ed ha minacciato chi non voleva aderire. SAPPIAMO CHI SONO

Abbiamo svolto una ricerca approfondita, attraverso le targhe che si vedono dalle diverse testimonianze pubblicate soprattuto su Tik Tok e siamo risaliti ad imprese di autotraspoti di Afragola e Frattamaggiore. Nel prossimo articolo ne sveleremo i nomi. Il prefetto Di Bari sa tutto. IN CALCE ALL’ARTICOLO UNO DEI VIDEO “INCRIMINATI”

NAPOLI (Gianluigi Guarino) – Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato, sul nostro giornale gemello CasertaCE, un articolo in cui, dando la notizia del grave ferimento di un autotrasportatore in sciopero, centrato da un’auto a epilogo di una lite, causata proprio da quel blocco, ci siamo posti delle domande sulle caratteristiche dell’agitazione dei camionisti casertani e più in generale campani. Sin dal primo momento abbiamo notato, infatti, alcune caratteristiche anomale: non c’era un riferimento organizzativo, non c’era un riferimento rappresentativo, in poche parole non si riusciva a parlare con nessuno per conoscere la natura e il contenuto delle rivendicazioni dei tir. (CLICCA QUI PER LEGGERLO) Ci siamo dovuti limitare a quello che girava negli altri giornali, nei quali a loro volta enunciavano genericamente queste richieste relative soprattutto al costo dei carburanti. Ma da nessuna parte abbiamo letto che il signor ics o il signor ypsilon, in rappresentanza di tutti, avevano sviluppato un comunicato stampa o organizzato una conferenza stampa, quand’anche estemporanea, sul luogo specifico della protesta.

Poi, a Caserta, precisamente nell’area di Maddaloni, dove maggiormente si sono addensati i tir e dove maggiormente hanno insistito i blocchi stradali, abbiamo visto una persona, e per noi è stata una presenza illuminante. Trattasi di Antimo Caturano, cavolo, ci siamo detti: cosa c’entra il padrone, l’imprenditore proprietario di decine di tir e imprenditore di tanti autisti in sciopero, nel cuore della protesta? Da che mondo è mondo, gli scioperi vengono fatti dai dipendenti e subiti dai datori di lavoro. Ora, può anche darsi che questi abbiano guardato con magnanimità e anche con una certa simpatia alle ragioni esposte dai propri dipendenti e alla protesta fatta al governo nazionale. Però stare lì a impugnare la bandiera dello sciopero ci è apparso eccessivo e soprattutto anomalo.

Se due più due fa quattro, ci siamo detti ancora, rimuginando su quest’episodio, ora dobbiamo capire se la stessa situazione si è verificata in altri punti nevralgici della protesta. Così ci siamo messi a guardare la rete e su TikTok abbiamo scoperto alcuni filmati nei quali si vedevano delle auto di grande cilindrata, robe da 100 mila euro, effettuare operazioni di super crumiraggio.

Cos’è un crumiro? Chi ha vissuto, o chi conosce, avendolo studiato, le lotte sindacali più dure negli anni Settanta sa che il crumiro o i crumieri sono quei partecipanti allo sciopero che compulsano, violentano la libertà altrui di non parteciparvi. Uno sciopero comporta infatti una perdita economica di una o più giornate di lavoro. Se un operaio, mettiamo un metalmeccanico, una tuta blu, così si chiamavano a quell’epoca, voleva lavorare per non perdere la propria giornata di lavoro, l’ingresso della fabbrica gli veniva sbarrato e, se insisteva per entrare, il malcapitato tornava a casa, al meglio con sette-otto lividi sul viso, ammesso e non concesso di non dover addirittura di non dover ricorrere alle cure del pronto soccorso.

Ora, se, com’è successo nella zona di Carinaro, delle auto di grossa cilindrata sono state viste accostarsi ai tir, magari provenienti dall’estero, che volevano consegnare o caricare la merce, arrivando addirittura a tagliare le gomme, il sospetto che immediatamente ci ha percorsi è stato quello di un’azione attiva, nelle fasi dello sciopero, da parte degli imprenditori dell’autotrasporto.

E allora abbiamo “preso qualche targa”, anzi più di qualche targa: non è stato difficile per noi poi risalire alla proprietà di quelle auto, intestate, qualcuna a imprese di autotrasporti di Afragola, qualcun’altra a un’impresa di trasporti nella zona di Frattamaggiore.

A quanto ci risulta, anche la Prefettura di Napoli ha effettuato la stessa operazione e oggi sono in corso delle indagini da parte della Procura partenopea, che avrebbe delegato la Digos e la Squadra Mobile della Questura.

Abbiamo tentato stamattina di contattare alcune di queste imprese. Invano. Nessuno ci ha passato i titolari. Ma noi ritenteremo, essendo il diritto di replica un elemento cruciale e irrinunciabile della nostra etica giornalistica.

State leggendo dunque solo il primo articolo su questa vicenda, che andremo ad approfondire, stando, come si dice in questi casi, sul pezzo fino a quando non saremo in grado di pubblicare, avendo esaurito tutti i tentativi per garantire il diritto di replica alle imprese coinvolte. Per oggi, vi mettiamo a disposizione un video che non è quello delle gomme tagliate, ma è ugualmente esplicativo dell’attività illegale gravitata intorno a questa strana protesta, che ci sembra non essere avvenuta attraverso un moto spontaneo, per decisione esclusiva e ci permettiamo di dire, ortodossa dei autotrasportatori dipendenti, al contrario, eterodiretti dai loro datori di lavoro, mai come in questo caso dimostratisi “padroni”, che ne hanno deciso tempi e modi e che, quando hanno compreso che una dilatazione della protesta, dell’agitazione avrebbe comportato per loro le prime, reali perdite economiche, hanno ordinato ai loro autisti di ritornare a lavorare, ricevendone un mansueto riscontro.

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