Cessioni di rami d’azienda a imprese fantoccio per non perdere gli appalti dopo gli arresti chiesti e ottenuti dalla Dda e i primi sequestri dell’azienda madre
NAPOLI (g.g.) – È sempre complicato seguire il corso delle notizie di cronaca quando queste riguardano l’estrinsecazione di procedure giudiziarie un po’ complicate.
Prendete questa storia del sequestro delle società satelliti di Isvec, cioè l’ormai arcinota azienda dei rifiuti considerata dalla DDA di Napoli un braccio operativo del clan dei Casalesi, della famiglia Zagaria, rappresentata in questo caso da Carmine e Antonio, fratelli del superboss Michele, in carcere dal 7 dicembre 2011.
Noi abbiamo dato notizia di questo sequestro già da diversi giorni, acquisendo l’informazione in ambito giudiziario. Poi capita che stamattina ti plana nella casella di posta elettronica un comunicato della Guardia di Finanza di Ischia e, di primo acchito, pensi a un fatto nuovo, a un ulteriore sequestro.
No, non è così.
Ognuno tira l’acqua al proprio mulino e la magistratura, nel caso specifico quella della Dda, non ha mai reso pubblico il comunicato relativo al sequestro d’urgenza già eseguito lo scorso 12 ottobre nell’ambito della vicenda Isvec e della ormai arcinota questione, almeno per i lettori di Casertace, della cessione dei rami d’azienda farlocchi. Una vicenda di cui questo giornale ha scritto addirittura nel gennaio scorso, stimolando probabilmente la magistratura a intervenire (CLICCA QUI PER LEGGERE UNO DEI NOSTRI ARTICOLI).
Il timore dei PM è sempre legato a una decisione non favorevole da parte del GIP: il rischio che questi sequestri delle società fantoccio di Isvec, che operano, com’è noto, in questo momento a Trentola Ducenta e a Casapesenna, possano non essere convalidati dal giudice.
Se il GIP dirà no, il comunicato non uscirà mai. Se, invece, il giudice dirà sì, finalmente il comunicato verrà diffuso urbi et orbi e magari, all’ultima riga, come è successo in questo caso, verrà precisato che si tratta della convalida di un provvedimento già eseguito più di 20 giorni prima e del quale un giornale aveva già scritto, perché si era mosso bene tra le fonti giudiziarie, mentre né la DDA né la Guardia di Finanza avevano mai fornito informazioni al riguardo.
IL COMUNICATO INTEGRALE – D’intesa con il Procuratore della Repubblica, lo scorso 12 ottobre la Compagnia della Guardia di Finanza di Ischia ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso d’urgenza dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 8 indagati, soci e amministratori di tre società, con sede nelle province di Napoli e Caserta, attualmente affidatarie del servizio di raccolta dei rifiuti urbani in 14 Comuni della Campania, le quali hanno reimpiegato beni e utilità provenienti da un’ulteriore impresa contaminata da capitali riconducibili al clan dei Casalesi.
Già nel marzo scorso, il GIP presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della DDA, aveva disposto il sequestro delle quote della società, ritenuta veicolo di reimpiego di proventi delle attività della criminalità organizzata.
I successivi approfondimenti, condotti dai finanzieri della Compagnia di Ischia, consentivano, da un lato, di ricostruire i flussi finanziari delle ricchezze di matrice criminale immesse nel circuito economico legale e, dall’altro, di delineare la progressiva e deliberata spoliazione dell’attivo della società oggetto del sequestro eseguito a marzo.
In particolare, attraverso fittizi conferimenti di rami d’azienda e il ricorso a prestanome, operazioni funzionali a consentire la prosecuzione dell’attività di raccolta dei rifiuti appaltata dagli enti locali, la società aveva sostanzialmente traslato la propria struttura aziendale nelle tre imprese destinatarie del nuovo provvedimento, ripartendo tra esse appalti di ammontare complessivamente pari a circa 75 milioni di euro.
Questo Ufficio di Procura, al fine di preservare l’integrità del compendio patrimoniale e impedire la prosecuzione dell’attività criminosa, ha perciò adottato apposito decreto di sequestro preventivo in via d’urgenza.
In attuazione di tale provvedimento, i finanzieri hanno provveduto a sottrarre agli amministratori il patrimonio e i beni delle società, del valore di oltre 7 milioni di euro, oltre a sequestrare il capitale sociale delle stesse, del valore nominale di 240.000 euro, immettendo immediatamente le aziende in possesso dell’amministratore giudiziario designato dalla Procura.
In data 23 ottobre 2026, il GIP del Tribunale di Napoli ha convalidato il sequestro disposto da questa Procura della Repubblica ed emesso apposito decreto di sequestro preventivo relativamente ai medesimi beni.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione; i destinatari del decreto sono persone sottoposte a indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

