Cemento e speculazione con i soldi che il Governo ha dato alla Scuola Superiore Meridionale. Perché il Comune di Napoli aveva cambiato idea nel giro di un mese?

Nelle foto, il rettore della Federico II e il professore Antonio Giordano destinato ad operare all’interno della Scuola Superiore Meridionale. Seconda parte del nostro approfondimento sulla vicenda molto particolare e dai tratti oscuri, iniziata con una gara d’appalto da 14 milioni di euro a cui ha partecipato un solo soggetto imprenditoriale, con ovvio ribasso ridicolo e offensivo per gli interessi della spesa pubblica dello 0,10%.

CLICCA QUI PER LEGGERE LA PRIMA PUNTATA DI QUESTA STORIA

NAPOLI (Gia. Gua) – L’ultimo punto della motivazione, messa nero su bianco dal nuovo provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise, Tommaso Colabufo, per bloccare quello che si preannunciava come un vero e proprio blitz finalizzato a costruire un mega immobile nell’area di via Marina, destinato ad ospitare la sede della Scuola Superiore Meridionale, istituto di alta specializzazione per studenti universitari eccellenti, è tutto un programma.

In poche parole, il provveditore ha trovato una situazione inquietante, una procedura in corso non legittima e sempre in poche parole, per deduzione logica, ha scritto in pratica che gli organismi di questa Scuola Superiore Meridionale, gemmata dall’Università Federico II di Napoli, fossero riusciti a trovare un accordo per ammansire il Comune di Napoli, il quale aveva fatto saltare la prima conferenza dei servizi ponendo una serie di problemi di ordine urbanistico. Il punto 4 aveva detto precisamente che quell’intervento, in cui ballano lavori per 11 milioni di euro, con base d’asta di 14 milioni di euro, permettetecelo ancora una volta di dirlo, vergognosa, bandita a suo tempo dalla Federico II e alla quale ha partecipato un solo soggetto imprenditoriale, un raggruppamento temporaneo d’imprese, con due soggetti casertani all’interno, con uno 0,10%, ripetiamo, quell’intervento era totalmente impossibile per come era stato configurato nell’oggetto, in quanto si definiva come un vero e proprio piano urbanistico di attuazione, o PUA che dir si voglia. PUA privato, secondo il comune di Napoli, posto in essere da imprese che su questa operazione avrebbero dovuto realizzare dei business cospicui. Ed essendo un PUA privato, in quel progetto sarebbe occorsa l’ostensione di significative opere di urbanizzazione messe a disposizione per la collettività, parcheggi pubblici ed altre pertinenze pubbliche di futuri edifici residenziali privati. Tutte cose che non erano nel progetto, fatto passare sin dall’inizio per un operazione pubblica.

Eppure, nonostante questo netto esposto dal Comune nella tarda primavera, già a luglio le cose sembravano cambiate. La conferenza dei servizi, bloccata in prima battuta, era stata di nuovo richiesta dalla Scuola Superiore Meridionale. E convocata per l’inizio di settembre dalla vecchia provveditrice interregionale alle Opere pubbliche Lorenza Dell’Aera.

Ora, avendo letto tutte le criticità, anche imbarazzanti, colte e certificate dal nuovo provveditore, va considerata una fortuna il fatto che questo sia cambiato.

Oggi ci siamo soffermati solo sul probabile e misterioso cambio di posizione del Comune di Napoli. Ma nel nostro primo articolo (CLICCA QUI PER LEGGERLO) ne abbiamo scritte di cose molto gravi! Frutto dell’analisi impietosa del nuovo provveditore Tommaso Colabufo.

A nostro avviso questa storia puzza sin dall’inizio, sin dalla gara d’appalto, datata anno 2024, per la gestione dell’immobile da parte di privati che avrebbero poi ricevuto lauti canoni di affitto, con base d’asta, ripetiamo, di 14 milioni di euro bandita dall’Università Federico II, con l’esito inquietante di cui abbiamo già scritto.

Naturalmente continueremo a seguire gli eventi perché si sono mossi certi poteri forti napoletani e si sa, quando i poteri sono forti ci sarà anche un perché.

Condividi articolo:

ARTICOLI CORRELATI