La Campania ricorre alla Corte costituzionale contro la riforma dei fondi ai trasporti. Fico denuncia il rischio di perdere oltre 210 milioni l’anno dal 2027.
La Regione Campania porta il Governo davanti alla Corte costituzionale. Nel mirino c’è il nuovo sistema con cui lo Stato finanzierà il trasporto pubblico locale. Secondo i calcoli della Regione, dal 2027 la Campania rischia di perdere oltre 210 milioni di euro.
Il ricorso è stato deciso dalla Giunta di Roberto Fico nella seduta del 12 ottobre, con la delibera n. 557. La Regione impugna l’articolo 33 del decreto legislativo 147 del 7 agosto 2026.
Fico: “Il trasporto è un diritto”

Oggi il presidente ha spiegato la scelta ai giornalisti. «La motivazione alla base di questa scelta risiede nel principio fondamentale per cui il trasporto pubblico è un diritto delle persone e dei cittadini, e noi intendiamo garantirlo», ha detto Fico. “Una perdita di risorse non è accettabile, soprattutto in presenza di un fondo perequativo già troppo basso”.
I numeri: 210 milioni in meno
Il ricorso nasce dai conti fatti dalla Regione. Oggi la Campania riceve dallo Stato 561.142.722 euro con i trasferimenti toccati dalla riforma. Con il nuovo sistema, ipotizzando una quota dell’Irpef regionale calcolata su un’aliquota teorica del 3%, le risorse scenderebbero a 351.120.422 euro.
La differenza è di 210.022.300 euro: circa il 37,4% in meno. Va detto che è una stima, non un taglio già deciso. Il nuovo sistema prevede infatti meccanismi di compensazione e deve ancora essere completato con altri provvedimenti.
Cosa cambia dal 2027
Il decreto cambia il modo in cui vengono finanziate le Regioni a statuto ordinario. Dal 1° gennaio 2027 una parte dei soldi che lo Stato trasferisce direttamente sarà sostituita da una quota del gettito Irpef. A livello nazionale si parla di oltre 5,8 miliardi di euro l’anno, destinati soprattutto ai trasporti, ma anche ai libri di testo gratuiti e al diritto allo studio.
L’obiettivo dichiarato è dare alle Regioni più autonomia finanziaria, con un sistema di perequazione per riequilibrare le differenze. La Campania però teme che il nuovo modello non basti a finanziare i servizi essenziali, soprattutto nei territori dove si incassano meno tasse.
Cosa rischiano autobus e treni
Secondo la delibera, senza adeguate coperture dallo Stato potrebbe essere a rischio la tenuta economica del servizio, con conseguenze sulla regolarità dei collegamenti. Il problema riguarda tutta la rete regionale: treni, autobus e le linee che ogni giorno collegano Napoli, Caserta e il resto della Campania.
Al momento però non sono stati annunciati tagli alle corse, aumenti dei biglietti o linee soppresse.
Per la Regione il trasporto pubblico è un servizio fondamentale, soprattutto per pendolari, studenti e chi non ha un’auto. Il rischio è che, con meno soldi da Roma, la Regione debba trovare altri fondi nel proprio bilancio per mantenere il servizio come è oggi.
Undici articoli della Costituzione
La Campania non contesta solo i numeri. Secondo la Regione l’articolo 33 viola l’autonomia finanziaria delle Regioni e la loro capacità di garantire i diritti civili e sociali. La delibera cita possibili violazioni di undici articoli della Costituzione.
Tra i punti contestati c’è anche la regola per cui l’eventuale gettito in più va allo Stato. Secondo la Regione, così le Regioni non beneficiano della crescita delle entrate, mentre l’aumento dei costi dei servizi resta tutto a loro carico.
Non solo la Campania
Lo scontro era nell’aria. Il 28 luglio in Conferenza unificata non era stata raggiunta l’intesa sul decreto, anche per il no della Campania e di altre Regioni. E la Campania non è sola: nei giorni scorsi anche la Puglia ha deciso di ricorrere alla Corte costituzionale contro lo stesso decreto.
Le prossime tappe
Un’altra data importante è il 31 dicembre 2026: entro quel giorno dovrà essere approvato il decreto che fissa l’aliquota della quota Irpef e completa il nuovo sistema. Solo allora si capirà quanti soldi arriveranno davvero dal 2027.
La partita tra Palazzo Santa Lucia e il Governo resta aperta. La Regione chiede garanzie sui fondi per i servizi, mentre sarà la Corte costituzionale a dire se le sue contestazioni sono fondate.

