Appuntamento il 29 settembre, alle 16, nella Sala Italia della Mostra d’Oltremare
NAPOLI – In uno dei peggiori momenti della storia italiana del dopoguerra, un’altissima istituzione dello Stato, quella magistratura che la Costituzione individua come terzo potere della Repubblica, si trasformò in maniera eversiva (chi ricorda quei giorni, se è onesto intellettualmente, sa benissimo che è così, al di là che sia stato o meno un estimatore di Silvio Berlusconi), in un organo politico, che però, proprio dentro ad un modulo di attività per l’appunto “eversiva”, usava il potere dell’azione giudiziaria, di azione coercitiva, dell’azione penale, per andare a sviluppare un proprio disegno anticostituzionale, ripetiamo tutto politico, semplicemente perché una crisi di nervi, francamente incomprensibile, l’aveva assalita quando Berlusconi, piacesse o non piacesse, aveva ricevuto il voto degli italiani grazie al quale Forza Italia era diventato il primo partito della nazione. Sarà stata anche una vulgata, sarà stata anche una frase o un espressione di propaganda, ma purtroppo quella roba delle cosiddette toghe rosse fu tristemente reale.
Correva l’anno 1994. Berlusconi aveva vinto le elezioni nel mese di marzo e scelse Napoli come atto di amore nei confronti di una città, che lo entusiasmava che riteneva di poter utilizzare come fiore all’occhiello al cospetto dei Clinton, di Eltsin, di Mitterand e compagnia per ospitare il G7, che al tempo era una cosa molto più importante, con un peso specifico sicuramente maggiore rispetto a quello dei G7 o dei G20 del presente.
La storia dell’avviso di garanzia consegnato al premier durante quell’evento mondiale la conoscono in tanti. Era il premier e, in quel momento, non era né un uomo del centrodestra, della destra, né un uomo del centrosinistra. Era il premier, e così sarebbe stato percepito in tutti gli altri Paesi del mondo dove esiste una precisa scansione discriminante tra i momenti istituzionali e i momenti politici in cui partiti e idee si confrotano e si scontrano.
Ecco perché quella consegna dell’avviso di garanzia, frutto di un’iniziativa del poco compianto procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, dei suoi discepoli, Gherardo Colombo, Pier Camillo Davigo, di quel fesso assoluto di Tonino Di Pietro, utilizzato per mesi e mesi per capire se Tangentopoli avesse la possibilità di bucare nel Paese, portando un sommovimento di tipo rivoluzionario. Questo sarebbe bastato ad attivare un processo di valorizzazione della scaramanzia. Superstizioso o non superstizioso – al riguardo il napoletano dei napoletani, cioè Edoardo, aveva sentenziato: “Non è vero, ma ci credo”-
Berlusconi, però, non ha mai associato indissolubilmente la città di Napoli a quell’evento infausto. E ha ragione il direttore del TGCOM, Paolo Liguori, a scrivere in questi giorni di essere felice che proprio Napoli, proprio il partito di Forza Italia della Campania, si siano assunti l’onere, la responsabilità e il piacere di diventare il luogo della celebrazione del 90esimo anniversario della nascita del Cavaliere, perché Berlusconi tornò a Napoli altre dieci, venti, cento volte ed è giusto che Napoli ricordi questa cosa, questa attitudine, questo afflato con riconoscenza.
Succederà il prossimo 29 settembre alla Mostra d’Oltremare, quando nella Sala Italia, a partire dalle 16, sotto l’impulso organizzativo del partito campano e per forte volontà del segretario regionale Fulvio Martusciello, non sarà solo un ricordo, una rievocazione convenzionale, ma un vero e proprio evento pieno di cose e di evocazioni che appartenevano alla vita di Berlusconi, che costituivano una sua configurazione di carattere e di azioni parallela e che è riuscito a far sempre convivere bene con l’attività di imprenditore, iniziata con l’utilizzo della liquidazione incassata dal papà, impiegato di banca al momento della pensione.
Napoli era anche divertimento, era solarità, erano canzoni, rispetto alle quali ha sempre manifestato un’attitudine che poi era quella di un imprenditore che, dal cemento, dal settore immobiliare, ha avuto la visione di creare una nuova TV, rivoluzionando a livello europeo una traccia ormai superata di istituzionalità che non seguiva assolutamente né l’evoluzione delle vite sociali, né i gusti specifici, individuali delle persone.
Quello della Mostra d’Oltremare sarà un ricordo fatto di frame, di canzoni, di meme e di storie. Insomma, l’antico che si collega e si integra con i nuovi strumenti di comunicazione di massa, quelli dei social, come sarebbe piaciuto al Cavaliere, che da imprenditore di talento ha sempre ritenuto che l’innovazione non costituisse solo una necessità ineludibile per garantire lunga vita ad un’azienda, ma anche, dentro a quella sua impronta parallela ludico-operativa, un modo per tenersi vivi, per rimanere giovani dentro, per non farsi mancare nulla della vita che lo ha circondato in ogni sua età.
“Non è nostalgia del passato, ma consapevolezza del presente e aspettative del futuro“. Non è un caso che nella locandina dell’evento della Mostra d’Oltremare campeggi questa citazione, incardinata nella storia del tempo da chi il tempo ha saputo leggere da un punto di vista filosofico, promuovendo la filosofia al rango di necessità concreta nel vivere decentemente la propria esistenza.
Un programma quello dell’evento della Mostra d’Oltremare, che ruba l’occhio, rivolgendosi anche ai giovani, visto che, tutto sommato, oggi Mediaset, al di là della cosiddetta televisione tradizionale, è uno dei broadcaster con la varietà d’offerta più ampia d’Europa e che ha investito in strumenti, a partire da quelli digitali, ma puntando dritto ad un altro inesauribile mercato, quello delle radio acquisite ad ampio spettro facendosi mancare solo RTL, ma inserendo nella propria famiglia tutte le altre, quelle che assorbono gli interessi anche delle giovani generazioni.
Il parterre degli ospiti previsti è di primo livello. Ci sarà Alberto Barachini, per tanto tempo volto abituale delle news di Mediaset e oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, Maurizio Gasparri, il già citato Paolo Liguori, direttore del TGCOM, la piattaforma di all news che mette insieme internet e TV, largamente più frequentata in Italia, Vincenzo De Vincenzo, direttore de Il Mattino, Maurizio Belpietro, direttore de La Verità, Andrea Pancani, vicedirettore del TG La7, Pietro Senaldi, direttore di Libero, Marco Ventura, una delle firme di punta de Il Giornale, da inviato di guerra e da giornalista parlamentare, oggi portavoce nazionale di Forza Italia.
In collegamento esterno Paolo Del Debbio, docente universitario, economista, sociologo, uno dei fondatori di Forza Italia, oggi anche alla conduzione del programma Dritto e rovescio, Letizia Moratti, già sindaco di Milano, presidente della Rai, ministro della Pubblica Istruzione, vicepresidente della Regione Lombardia e oggi europarlamentare, e naturalmente il segretario nazionale Antonio Tajani.

