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“Sceriffo”, “Fratacchione”, “Cinghialoni”. L’alfabeto di De Luca non è casuale. Alla stessa maniera di Salvini, finte pagine Facebook indipendenti fanno incetta di like per trasformarli in voti elettorali

           
Siccome “ca’ nisciun e fess” (ci riferiamo a CasertaCe e NapoliCE), cominciamo a spiegare ai nostri lettori che l’enormità del consenso riscosso sui social dal governatore negli ultimi due mesi è per buona parte costruito attraverso espedienti che non fanno onore a lui, come non hanno fatto onore al leader della Lega

NAPOLI (gianluigi guarino)Vincenzo De Luca come Matteo Salvini. Da un lato lo attacca, ma in realtà ha sposato totalmente il suo format comunicativo. Oggi, la partita del consenso si gioca sui social, da Facebook in giù. Gli spot, ovviamente truccati, spesso, di una istituzionalità che non hanno, devono arrivare a un numero più alto possibile di frequentatori della moderna interazione sociale.

Perché per i politici quello che conta sono i voti. E la platea sterminata di elettori che frequentano i social è una tentazione irresistibile. Per cui, se ne serve 1 milione, il politico vorace vuol far arrivare la sua propaganda ad almeno 1 milione e mezzo di persone, perché magari mezzo milione non la prende neppure in considerazione. Se serve abbordare 1 miliardo di persone, potete star tranquilli che il politico non si fermerà di fronte all’enormità di questo numero.

Il fine giustifica i mezzi. Il buon Machiavelli, che diceva, però, anche tante altre cose, ritorna sempre di attualità.

Insomma, quando di mezzo di sono i politici, nulla soggiace alla buona creanza, ma soprattutto alla verità, perché i politici (non a caso non usiamo un sinonimo, utilizzando di nuovo il sostantivo) hanno la bugia incorporata. Salvini prima e ora De Luca non si possono accontentare di quelli che metteranno il like sulle loro pagine ufficiali o nei gruppi creati da loro stessi o dai loro sostenitori. Quell’aggregazione possiede infatti un difetto originario: è formata da persone che hanno già un’attitudine al consenso nei confronti del politico in questione. Dunque, questo particolare universo di soggetti attivi nei social media non è il target fondamentale. Oddio, queste persone, o meglio, questi profili vanno tenuti in considerazione e i loro cuori vanno riscaldati ogni giorno con le parole d’ordine del leader da essi amato. Ma la partita vera si gioca sull’Italia di mezzo e nel nostro caso sulla Campania di mezzo. Cioè su quell’enorme area abitata e animata da chi di politica non si occupa, né intende occuparsene.

Quel tipo di target non lo attacchi con la pagina ufficiale di De Luca o Salvini, perché le persone che lo formano sarebbero diffidenti in via di principio, e allora occorreva inventarsi altro, partendo da una conoscenza approfondita, meticolosa di tutte le nervature meccaniche che multidirezionano le relazioni, i contatti, le semplici comunicazioni social. Una strategia che nella sua applicazione alla politica ha in Italia un padre naturale, cioè la buonanima di Gianroberto Casaleggio. Nel Caso dei Cinque Stelle è stato tutto più semplice visto che il loro Dna conteneva, negli anni della crescita esponenziale di questo Movimento, l’acido connettivo della protesta e della demagogia.

Casaleggio è stato, da parte sua, un genio a propagare alla massa un tono, un linguaggio, dei propositi di facile presa, ma che rispetto a tante altre operazioni di pensiero debole sviluppatesi a decine nel nostro paese dal dopoguerra in poi, ha scandito, una giornata dietro l’altra, la vita di milioni di fruitori dei social media per diversi anni, sedimentando, al di là di ogni attesa e di ogni previsione, un’affiliazione trasformatasi in consenso elettorale travolgente.

Nel caso di Salvini e soprattutto di De Luca, quest’ultimo uomo che maneggia il potere da più di 30 anni, il problema è più complicato perché entrambi appartengono e non hanno problemi a dire di appartenere alla politica e non all’anti-politica. Ma don Vincenzo ha una caratteristica: è sfrontato, bravo nella battuta, televisivo, videovisivo, webvisivo, youtubevisivo e via discorrendo. Insomma, possiede delle caratteristiche che la maggior parte dei politici non hanno e che sono in grado di creare di chi lo ascolta o lo vede una sorta di distrazione di massa legata a quell’esposizione anomala, originale, che per le persone più avvedute è sterile avanspettacolo, ma per la Campania di mezzo, cioè gli indecisi di ogni tornata elettorale, è fascino, carisma, nel momento in cui il governatore incrocia lo scarso interesse per la politica e per le sue complessità da parte di persone attirabili da un’esposizione superficiale ma brillante e divertente, che mai sarà sottoposta ad un sindacato, una contestazione da parte di chi non conosce le tematiche, le situazioni della vita sociale ed economica del territorio.

Per cui, quelli che gli curano la comunicazione hanno costruito un enorme amplificatore del suo lessico, del suo linguaggio. Però, ciò non basterebbe se questa funzione fosse esplicata da gruppi o da pagine Facebook modello fan club. Occorre, al contrario, dare l’idea che persone intelligenti, di qualità, biologicamente indipendenti e soprattutto distanti dalla politica politicante che magari mettono anche alla berlina, con una finta identità identità satirica, approvino e sostengano ciò che De Luca afferma, agganciando e affiliando tanti ingenui alle loro pagine, pubblicando contenuti furbescamente curati e spacciati, qualche volta, anche per autorevoli, proponendosi, per esempio, come soggetti legittimati da una relazione con ambienti accademici.

Il soggetto ci sa fare con le chiacchiere e dà soddisfazione ai professionisti della comunicazione che lo seguono. E allora ecco che viene costruito, probabilmente già prima dell’inizio della vicenda Covid, un piano di comunicazione, che l’epidemia finisce per valorizzare grazie ad un amplificatore fantastico, senza precedenti. Una circostanza che ci ha fatto scrivere più volte che il Covid ha fatto male a molti, ha seminato lutti, ma ad alcuni, partendo proprio da Vincenzo De luca, ha ridato smalto e prospettive che i sondaggi di gennaio consideravano molto ma proprio molto incerte.

Entrando più nel dettaglio, esistono molte pagine Facebook disconnesse dal tema politico che di fatto “inneggiano” a De Luca, pagine contenitore che nascono intorno a un contenuto farlocco, che iniziano a diffondere in maniera selvaggia, anche indiretta, senza mai stimolare, almeno inizialmente, l’attenzione dell’utente rispetto ad un messaggio politico. Attenzione, abbiamo scritto “esistono” e non “sono state create” perché i professionisti della comunicazione sono legittimamente dei mercenari, degli ottimi mercenari. Quelle pagine stanno lì e nei periodi non elettorali o pre elettorali, si limitano al minimo sindacale, finalizzato comunque ad allargare continuamente i propri like, che poi ritorneranno buoni quando la struttura imprenditoriale che le comprende, che le ha arruolate, firma un contrattone con questo o quell’altro politico. In pratica, la macchina del consenso finalizzata ad intercettare quello decisivo dell’Italia di mezzo e nel caso di De Luca della Campania di mezzo, funziona così: si creano una serie di pagine, che in realtà non sono indipendenti come vogliono apparire ed appaiono, bensì satellite, cioè potenti moltiplicatori di un messaggio, quelli del mestiere lo definiscono topic, esistente nella strategia costitutiva della consulenza e dell’assistenza data a De Luca dalla società di comunicazione.

Il meccanismo si attiva e comincia il valzer dei contenuti proposti, mai monocorde, altrimenti il gioco sarebbe scoperto e la pagina perderebbe credibilità, e della raccolta dei like. Così avviene che anche un utente che potenzialmente non conosce De Luca o non è interessato al suo operato, cioè uno appartenente alla campania di mezzo, viene continuamente chirurgicamente incrociato con post, video e foto che riguardano il governatore.

Abbiamo detto di Casaleggio, che è stato colui che ha costruito il vestito per Grillo e per i 5 Stelle, adeguando e adattando esperienze già vissute in altri e ancor più importanti contesti. Qualcosa del genere, infatti, fu messa a punto per la campagna elettorale per le presidenziali americane del 2008 del poi presidente Barack Obama. Tornando a Casaleggio ed entrando nello specifico, con qualche esempio che serve a rendere meglio l’idea, ci sono state e ci sono forse ancora delle pagine, pensate dal guru pentastellato, divenute celeberrime, come “Berlusconi non è il mio presidente”, “No alla casta”, tutto con lo stesso messaggio riprodotto a ripetizione. Ricapitolando, social media manager di De Luca, come del resto ha fatto già quello di Salvini, utilizza un canale principale, che è la pagina ufficiale, e delle attività complementari, delle pagine che in apparenza, come spiegato prima, nulla hanno a che vedere direttamente con il politico, ma che, sfruttando questa falsa estraneità, diventano credibili per i poco avveduti componenti del corpaccione della Campania di mezzo, avviati inconsapevolmente alla cabina elettorale con un’idea ben precisa, quand’anche costruita in poco tempo attraverso il meccanismo di persuasione appena spiegato.

Fino ad ora, abbiamo esplicitato la modalità di azione del social media manager di Vincenzo De Luca, cioè del casaleggino di turno. Qualcuno potrebbe chiederci di fare qualche esempio, magari nei prossimi giorni torneremo sull’argomento e vi forniremo altri nomi delle pagine utilizzate nella strategia elettorale del governatore. Oggi ci limitiamo a segnalare un’esperienza casertana. Una pagina ben preparata e ben presentata: si chiama Eggs and Bacon e, in calce a questo articolo, vi forniamo un breve esempio di un post recentissimamente pubblicato. Non è una cosa saltata fuori dal nulla, ma proprio ciò che serve per rendere credibile i suoi contenuti. Si tratta, infatti, di un “progetto universitario di satira politica” continuato anche dopo la sperimentazione a “La Sapienza” di Roma. La pagina fa un lavoro di contorno, ovviamente non idolatra De Luca, per i motivi summenzionati. Ma ha due topic chiari, rispetto agli obiettivi da raggiungere: non far crescere la Lega in Campania in misura tale da rendere impossibile la rielezione di De Luca e, contemporaneamente, far risaltare ed evidenziare un proprio consenso alle esternazioni del governatore, badando bene, come vediamo, di utilizzare quelle parole che il popolo della Campania di mezzo possa avvertire come familiari, in sintonia con i propri interessi e la propria sensibilità: “Stasera il nostro sceriffo”. Il termine sceriffo non è buttato lì casualmente, ma risponde ad una precisa strategia di marketing politico, che viene organizzato rispetto ad un target.

L’articolo, che ci ha impegnato non poco, perché noi siamo generosi, anche troppo, nei confronti dei nostri lettori, termina qui.