Regione

Scandalo mascherine. Ci sono farmacie che stanno vendendo false FFP2 a 6 e anche 7 euro l’una

           

CASERTA – E voi pensate che Caserta non sarebbe diventata un centro sperimentale della truffa in tempo di coronavirus?

Anzi, questo avvenimento mastodontico incide così pesantemente sul format collettivo dell’esistenza e su quello individuale da permettere di modernizzare, offrendo nuovi spazi e nuove idee, la via del malaffare che in questa provincia si esprime tradizionalmente su livelli da scienza universitaria.

A Caserta ci sono farmacisti che lucrano sulle mascherine? Sì, ci sono, e il pensiero che rende inverosimile l’affermazione in tanti altri posti, e cioè che questa è una categoria professionale tra le più ricche in Italia, con gli euro che escono letteralmente dalle orecchie degli eredi dei vecchi alchimisti, qui non vale.

Dunque, se uno già milionario lucra sulle mascherine compiendo un atto di autentico sciacallaggio, vuol dire che l’atteggiamento non ha a che fare con la necessità o con una volontà, mal coltivata su strumenti illegali, di arricchirsi, dato che sono tutti già straricchi.

E allora è proprio questione di attitudine, di atteggiamento tanto inveterato da aver promosso al rango di categoria comportamentale quella che fuori dalla nostra provincia e dalla nostra regione viene considerata una perversione.

Perverso, infatti, è colui che pur possedendo 10 case, 2 barche, conti in banca stratosferici, costruisce il piano per vendere mascherine farlocche a 7 euro senza scontrino.

Un povero vucumprà non arriverebbe a tanto.

Questa è la storia: Caserta, nei paraggi della zona torretta. Entri in una farmacia, chiedi se si possono acquistare delle mascherine del tipo FFP2 e ti viene detto che purtroppo non ce n’è disponibilità.

Il cliente insiste ma la risposta dell’addetto è sempre la stessa.

“Ma almeno un paio…”

E qui entra in campo chi di quella farmacia possiede la proprietà.

Con faccia comprensiva si rivolge al cliente e dice: “Adesso vediamo un po’. Due mi sembra siano rimaste. Ecco qua, sono 13 euro”.

Il compratore tira un sospiro di sollievo e non riflette sul prezzo iperbolico praticato. Prende la busta ed esce dalla farmacia.

Quando arriva a casa, si accorge subito che in quella confezione manca lo scontrino, ma capisce anche che quelli della farmacia potranno sempre dire che si è trattato di un disguido, di un difetto di comunicazione tra il titolare della farmacia e la cassa.

Aprendo la confezione, però, si rende conto che quelle mascherine mancano di tutti i marchi previsti dalla legge, che ne certificano l’autenticità come prodotto certificato dall’Unione Europea.

Non essendo molto pratico della materia, comincia a cercare nella rete informazioni sulla mascherina FFP2.

Doccia fredda: quelle che gli hanno venduto in farmacia sono di stoffa e sono completamente diverse dal modello FFP2.

Trascorre qualche ora, il signore torna in farmacia e si fa sentire partendo proprio dal discorso dell’autenticità di quella merce.

Il titolare o la titolare della farmacia gli mostra uno scapolo in cui ci sono altre mascherine.

Dunque, a differenza di quello che gli era stato detto, questa farmacia non ne era provvista.

Ma cosa sono questi scatoli? Cosa contengono? Da dove arrivano?

Tre domande fondamentali, perché se in più di qualche farmacia di Caserta, come ormai ampiamente esplicitato in più racconti, si vendono le stesse mascherine vendute a 6,50 euro cadauna al cliente truffato, allora si tratterà di una fornitura clandestina, di contrabbando, priva dei marchi e spacciata a molti clienti non informati come FFP2 quando in realtà è roba illegale con un valore neanche pari a 0,30 o 0,40 centesimi.

Dunque, siamo solo di fronte a una frode commerciale o a previsioni molto più gravi del Codice Penale?

Nelle scorse settimane abbiamo dato notizia di diversi sequestri, operati dalla Guardia di Finanza, di mascherine non certificate provenienti dalla Cina. Chissà se qualcuna di queste forniture non sia riuscita magari a superare le maglie dei controlli, arrivando in qualche ripostiglio farmaceutico e magari in qualche cantina domiciliata nella casa di qualcuno di questi pseudo-professionisti.

Giusto per la cronaca: lo Stato tutela la vendita di queste mascherine, consentendola solo alle farmacie, sulla base del presupposto che questa è una categoria di altissima professionalità ed eguale competenza specifica.

Neppure alle parafarmacie è stato consentito di venderle, forse perché si è ragionato sul poco interesse che un farmacista può avere a organizzare operazioni speculative e lucrose. Ma Caserta è una categoria antropologica, e quello che è logico altrove, qui non lo è.