Napoli Città

QUARTIERI SPAGNOLI. La beneficenza al tempo del Covid, così un’associazione distribuisce pesce ai bisognosi

           

NAPOLI – “Gli operatori del mercato di Volla stamattina ci hanno donato circa 170 chili di pesce, stamattina andremo dalle tante famiglie che aiutiamo in questo periodo, porteremo almeno 130 buste per un bel sabato”. Cosi’ Domenico Pazzi, Mimmo come lo conoscono in tanti tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli a Napoli, racconta il lavoro della sua Onlus Tabita, che opera nel centro storico ma anche in due quartieri periferici della città, Pianura e Gianturco. Ne parla davanti alla pescheria “O’ gemello” della famiglia Mattiucci, in vico Sant’Anna di Palazzo, dove tutti stanno pulendo il pesce donato dal mercato e sistemandolo nelle buste che verranno consegnate alle famiglie in difficoltà. “Già il sabato prima di Pasqua – racconta Pazzi – gli operatori del mercato di Volla ci avevano donato il pesce per tante famiglie in difficoltà. Qualche giorno fa sono stati a ringraziarli e mi hanno detto di tornare stamattina, quando ho ricevuto una nuova, grande donazione: 60 chili di cozze, 50 chili di alici e pesce misto per altri 70 chili. La solidarietà in questo periodo non finisce mai”. “Mimmo” lavora con venti volontari ai Quartieri Spagnoli e una quindicina tra Pianura e Gianturco: “Ci occupiamo di solito – spiega – di senza fissa dimora, tossici, in questo periodo portiamo le spese a casa grazie alla sensibilità di tanti, tra cui i negozi dove compro i ben di prima necessità. Così ora portiamo il cibo e la parola di Dio nella casa delle persone. Sapevo che i credenti delle nostre comunità ci avrebbero aiutato, ma nel periodo del coronavirus ma mi stupito il popolo. Giovani del Quartieri Spagnoli sono venuti a bussare alla mia porta, donando i soldi raccolti tra gli amici per la spesa. Mi ha contattato ieri anche una Fondazione per dirmi se volevamo distribuire noi le spese procurate da loro a Gianturco, Pianura e nel centro di Napoli“. A ricevere l’aiuto della Onlus “i tanti che sono rimasti senza niente – racconta Mimmo – persone che per anni hanno lavorato a nero in bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie. Per loro è una catastrofe, non hanno la cassa integrazione hanno i cassetti vuoti, vivono alla giornata non hanno da soldi da parte. In tanti avevano vergogna di chiedere e per questo portiamo direttamente il cibo in maniera discreta a casa loro. I napoletani hanno l’arte di arrangiarsi, ma ora non ci si può neanche arrangiare”.