AreNapoli sale da 57 a 84 milioni, il comune concede gratis per 63 anni dieci ettari a Poggioreale. Ma il nuovo piano economico non è pubblico e i dubbi della Ragioneria restano.
Dieci ettari di terreno pubblico, a Poggioreale, consegnati ai privati per 63 anni. Gratis. È questo il cuore dell’operazione AreNapoli, il nuovo palasport che il comune di Napoli ha appena rilanciato. Il 1° ottobre la Giunta ha confermato la valutazione positiva e rinnovato la dichiarazione di pubblico interesse. Il costo annunciato è di circa 84 milioni di euro, a carico dei privati.
Fin qui la versione ufficiale. Poi si leggono le carte, e le cose si complicano. In due anni il progetto è cresciuto di oltre 27 milioni, ha cambiato soci, ha perso un quarto del parco pubblico e ha guadagnato più spazio per negozi e ristoranti. Una cosa invece non è cambiata: i 63 anni gratuiti. Proprio il punto su cui la Ragioneria del comune aveva chiesto di fermarsi a riflettere.
Il conto che sale: da 57 a 84 milioni
Torniamo al 10 giugno 2024. Al comune arriva la proposta di un raggruppamento tra Italstage Srl e S.S. Napoli Basket Srl. Il valore dell’opera, scritto negli atti, è di 56.991.600 euro, Iva esclusa. Il Consiglio comunale approva la concessione gratuita del diritto di superficie per 63 anni.

Oggi il comune parla di 84 milioni. Oltre 27 milioni in più. Da dove arrivano? Non è dato saperlo. Nel 2024 l’atto specificava che la cifra era senza Iva, oggi questa precisazione manca. Quindi non sappiamo nemmeno se stiamo confrontando numeri omogenei. L’unico documento che può spiegarlo è il nuovo Piano economico-finanziario, quello con i conti veri dell’operazione. E quel documento, oggi, i cittadini non lo hanno visto.
Meno parco, più negozi
Il progetto non è solo più caro. È anche diverso. Nel 2024 erano promessi 40.300 metri quadrati di parco pubblico. Oggi sono circa 30.000: oltre diecimila metri quadrati di verde spariti.
Nella direzione opposta vanno gli spazi commerciali. L’edificio per negozi e ristoranti passa da circa 3.000 a circa 4.700 metri quadrati. I posti auto salgono da circa 775 a oltre 790. L’arena scende leggermente per lo sport, da 10.600 a circa 10.000 posti, e sale per i concerti, da 14.100 a 14.500.
Meno verde per i cittadini, più metri quadrati da mettere a reddito. Sono previsti anche palestre, una parete per l’arrampicata, uno skatepark, un playground, un campo polivalente e circa 600 metri quadrati per un caffè letterario e laboratori inclusivi.
I 63 anni che nessuno ha toccato
Ed eccoci al punto più delicato. Nel primo progetto il diritto di superficie sui terreni comunali era stato valutato dallo stesso proponente in 6 milioni di euro. Era questo il regalo del pubblico al privato, il contributo che serviva a far tornare i conti e a convincere le banche.
La Ragioneria generale del Comune aveva dato parere favorevole, ma con richieste precise. Aveva chiesto di valutare se nel piano si potesse prevedere un’entrata per il comune, anche per aiutare a ridurre il disavanzo, in una città che ha i conti pubblici che sappiamo. Aveva chiesto di verificare se fosse possibile ridurre i 63 anni. E aveva ricordato che il piano andava asseverato.
Oggi il progetto vale 27 milioni in più, eppure il diritto di superficie resta gratuito e resta di 63 anni. Le domande della Ragioneria sono state accolte? Il comune incasserà qualcosa? Quanto vale oggi quel diritto di superficie, visto che i 6 milioni riguardavano un progetto che non esiste più? Sono domande semplici. Le risposte, per ora, non ci sono.
Esce il Napoli Basket, entrano i Grassi
Anche i protagonisti sono cambiati. Il Napoli Basket è sparito dalla proposta: il club di Matt Rizzetta lavora a un altro impianto, al Mario Argento. Al suo posto c’è AreNapoli Srl: 70% Italstage Srl, 30% Graded Spa, la società della famiglia Grassi guidata da Vito Grassi, fratello dell’ex presidente del Napoli Basket Federico Grassi. Già nel luglio 2025 AreNapoli, con sede in via Tommaso Fasano 6, aveva chiesto alla Regione la verifica di assoggettabilità alla VIA.
Nel bilancio 2025 di Graded c’è un dettaglio che fa riflettere. La società registra l’“acquisizione del 30% della Arenapoli Srl per Euro 27.000”. Ventisettemila euro per il 30% di una società che deve realizzare un’opera da 84 milioni. Va detto chiaramente: quella cifra è il valore della quota a bilancio e non dice, da sola, quanti soldi i soci metteranno davvero. Capitale, finanziamenti dei soci e prestiti delle banche sono altra cosa. Ma proprio per questo è legittimo chiedersi: quanto rischiano davvero i privati, e quanto invece il pubblico, che mette sul tavolo dieci ettari per 63 anni?
Graded è una storica società napoletana dell’energia. Nel 2025 ha dichiarato un valore della produzione di oltre 43,2 milioni e un patrimonio netto di circa 22 milioni. A maggio 2026 ha avuto la conferma del rating di legalità con tre stelle, il massimo.
Aumenta e il crollo del palco della Pausini
L’altro volto dell’operazione è Pasquale Aumenta. È la stessa Italstage a presentarlo come patron dell’azienda e tra i fondatori di AreNapoli insieme a Vito Grassi.
Il suo nome è legato a una tragedia. Il 5 marzo 2012, al PalaCalafiore di Reggio Calabria, crollò la struttura metallica montata per il concerto di Laura Pausini. Morì l’operaio Matteo Armellini, altri lavoratori rimasero feriti. Aumenta era tra gli imputati, come legale rappresentante della Italstage Company Srl, la società che aveva costruito la struttura.
La Cassazione, con la sentenza 14636 del 2021, ha chiuso la vicenda così: la condanna per omicidio colposo è stata annullata perché il reato era prescritto. Per il crollo colposo, invece, la Cassazione ha respinto il ricorso e ha fissato la pena in un anno di reclusione. Respinto anche il ricorso di Aumenta sugli effetti civili.
Per correttezza va precisata una cosa. La società di quel processo era la Italstage Company Srl, partita Iva 07761160634. Quella che oggi ha il 70% di AreNapoli è la Italstage Srl, partita Iva 06980101213. Stessa sede, in via Domenico De Roberto 44, ma due società diverse. La sentenza riguarda Aumenta personalmente, non l’attuale Italstage Srl.
Resta però una domanda politica, non giudiziaria. Nel valutare il “pubblico interesse” di un’opera da 84 milioni su terreni comunali, il Comune ha tenuto conto della storia di chi la propone? Negli atti, finora, non se ne trova traccia.
L’arresto del 2007 e la carriera di Grassi
Anche Vito Grassi ha un passato finito nelle cronache. Il 19 dicembre 2007, quando era amministratore della Graded e vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli, fu messo agli arresti domiciliari. Era una delle tredici persone coinvolte nell’inchiesta su presunti condizionamenti di gare pubbliche del Comune di Napoli e della Regione Campania. Le cronache dell’epoca raccontano che si autosospese dal comitato di presidenza dell’Unione Industriali.
Poi, nelle fonti pubbliche, la vicenda si interrompe. Non è possibile ricostruire come sia finita. Non si può dire che sia stato condannato, né assolto, né che il procedimento sia stato archiviato o prescritto.
La sua carriera, invece, è andata avanti. Il 31 maggio 2018 è stato eletto presidente dell’Unione Industriali di Napoli. Nel 2020 è entrato nella presidenza nazionale di Confindustria come vicepresidente di diritto, per il mandato 2020-2024.
Il sì della Giunta non è la fine della partita
Un punto va chiarito, perché è l’unica buona notizia per chi vuole vederci chiaro. Il via libera della Giunta non assegna l’opera ad AreNapoli. Ora servono la Conferenza di servizi, la variante urbanistica e poi una gara pubblica per lavori e gestione. Dalla Regione è già arrivata l’esclusione dalla VIA completa.
C’è quindi ancora tempo per fare le domande giuste. Napoli ha bisogno di un grande palazzetto, nessuno lo nega. Recuperare l’ex Mercato ortofrutticolo sarebbe un bene per tutta la zona. Ma un’opera che sale da 57 a 84 milioni, che toglie diecimila metri quadrati di parco, che occupa terreni pubblici per 63 anni senza che il Comune incassi un euro, non può passare sulla fiducia.
Il nuovo piano economico-finanziario va reso pubblico. I cittadini hanno il diritto di sapere quanto metteranno davvero i soci, quanto le banche, quanto guadagnerà chi gestirà l’arena per oltre sessant’anni. E soprattutto perché le osservazioni della Ragioneria, a quanto risulta dalle carte, sembrano rimaste lettera morta.

