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ORE 12 MICROSCOPIO CORONAVIRUS. Tornano a scendere i positivi in Campania, ma solo perché crollano di nuovo i tamponi. Perché è rischioso per ora e anche per dopo

           

NAPOLI –  E che ci fa, al confronto, il Piano Marshall? Chi ha seguito, ieri, la sua quotidiana esternazione, il suo solito monologo senza contraddittorio (gli altri governatori fanno le conferenze stampa e accettano di rispondere alle molte domande scomode, lui no), sa oggi che la Regione Campania metterà a disposizione 641 milioni di euro, spicciolo più spicciolo meno, per il sostengo sociale ed economico-produttivo ai cittadini.

Nel monologo, il presidente della Regione De Luca, oltre a snocciolare le cifre, ha fatto capire a chi un po’ di economia e di politica di bilancio mastica, che la Regione non prenderà nessun euro dal suo bilancio. Quei soldi li andrà a togliere alle linee di assegnazione già formalizzate di piani strategici, azzerando in pratica il diritto dei Comuni e degli imprenditori, che per quei finanziamenti hanno istruito faticose pratiche, defatiganti procedure, peraltro non certo a costo zero, di ottenere materialmente finanziamenti già assegnati.

In pratica togli da una parte e metti da un’altra, dicendo per esempio che tutte le partite Iva che fatturano meno di 2 milioni di euro all’anno e con un numero di dipendenti inferiori a 10, riceveranno ognuna 2mila euro.

In che modo, con quali criteri e con quali elementi di verifica non è dato sapere.

Ma sul De Luca del New Deal avremo modo, nei prossimi giorni, di soffermarci più volte.

Oggi, utilizziamo il suo monologo perché all’interno di questo il governatore ha affermato che ci saranno fondi immediatamente pronti per mettere in piedi altre 4 unità di analisi dei tamponi.

E sarebbe pure ora, aggiungiamo noi, dato che viaggiamo spediti verso il primo mese di arresti domiciliari collettivi.

Sarebbe ora perché, dopo alcune giornate durante le quali il numero dei tamponi esaminati sembrava avviato su livelli decenti, ma solo avviato, ieri sera siamo tornati ai soliti errori: 1605 tamponi sottoposti ad analisi, circa 600 in meno rispetto al dato comunicato venerdì sera, cioè 24 ore prima. Questo accade, badate bene, proprio mentre la curva dei nuovi contagi era in preoccupante ascesa, avendo superato per due giorni consecutivi (tre e quattro giorni fa) quota 220. Venerdì, invece, si è registrato un calo con un numero buono di tamponi, ma con le anomalie confermate dall’Istituto Zooprofilattico.

Va da sé che i numeri del rapporto reso pubblico alle 22 di ieri tornano a non contare quasi nulla, parimenti ai report erogati fino a martedì scorso, quando si lavorava su un numero di tamponi totalmente inadeguato.

I 132 positivi registrati in Campania su 1605 tamponi non sono valutabili, infatti, rispetto ai 225 con 2100 tamponi di tre giorni fa.

Abbiamo scritto tantissimo su questa cosa. Probabilmente per una nostra collocazione territoriale e per il fatto che da soli pochi giorni siamo presenti con un sito autonomo anche su Napoli e provincia, non siamo percepiti dalla organizzazione dei consulenti di De Luca. Ma chi legge i nostri articoli della rubrica “Microscopio Coronavirus” deve sapere che non è colpa nostra, ma del modo in cui vengono effettuate le analisi in Campania, e anche stamattina ribadiamo concetti già noti.

La curva epidemiologica frutto, come si sa, di una serie di numeri che si incrociano sui due proverbiali assi cartesiani, non è credibile in quanto quei valori posizionati sull’asse delle ascisse e su quella delle ordinate non sono compatti e temporalmente coerenti.

Dunque, più che di diagramma sinusoidale o di pianoro, quella della Campania è una linea schizofrenica.

Speriamo di aver dato il nostro contributi, magari a quei pochi interessati a capire bene come funzionano queste cose, e passiamo agli altri numeri, per quello che contano.

A Caserta i tamponi risultati positivi ieri sono complessivamente 24, di cui 3 su 73 tamponi all’ospedale civile e 21 su 119 tamponi quale somma degli ospedali Moscati di Aversa e Guerriero di Marcianise.

Al Cotugno, su 569 tamponi esaminati, sono 52 i positivi.

Al Ruggi di Salerno 14 positivi su 184 tamponi.

Al Moscati di Avellino si sancisce definitivamente la fine della crisi più acuta, legata al famoso focolaio di Ariano Irpino. Ieri, infatti, 5 positivi su 136 tamponi.

Ora veniamo alle anomalie e al 60% dei tamponi positivi registrati all’ospedale San Paolo di Napoli: ben 17 su 26 esaminati.

Per quanto riguarda, invece, l’Istituto Zooprofilattico, solo 48 ore fa si viaggiava su percentuali di positività del 20%, con un picco clamoroso, registratosi in un solo giorno, al 60%.

Da 48 ore, da quando abbiamo scritto che allo Zooprofilattico non si facevano più i tamponi pregressi, ma solo quelli di giornata, la musica è cambiata: i 9 positivi di ieri su 396 tamponi non sono neppure lo 0,3%. Mah!

Sempre su Napoli, il primo Policlinico Universitario Federico II ha ufficializzato 11 positivi su 72 tamponi.

Il San Pio di Benevento ha esaminato 29 tamponi, di cui nessuno positivo.

Ci hanno inserito anche l’ospedale di Eboli, giusto per tappezzeria: 1 solo tampone esaminato, risultato negativo. Il totale complessivo dei positivi in Campania tocca quota 2960 con 23139 tamponi effettuati.

Mettete in relazione questi due numeri e confrontateli con quelli di Regioni non della zona rossa, ma demograficamente simili alla nostra. Date un’occhiata, lo faremo anche nel Microscopio di stasera, e vedete se, come accade in Campania, la percentuale di malati di coronavirus è superiore, uguale o inferiore al 12,7% registrato in Campania.

E’ chiaro che almeno il dubbio sopravvive sul fatto che l’allineamento dei tamponi campani a quelli praticati, per esempio, in Lazio e Toscana, o anche a quelli del Veneto, tantissimi rispetto alle positività registrate, non solo darebbe altri numeri sulla cifra dei malati, ma fa sopravvivere nel tempo una situazione di rischio, perché troppa gente non controllata e sicuramente positiva in maniera asintomatica costituisce un pericolo oggi, ma potrebbe costituirlo ancora quando necessariamente si dovrà aprire bottega pena il fallimento definitivo dell’Italia.

E siccome questo virus ha dimostrato un livello pazzesco di contagiosità e dunque ne basta uno a far ripartire la catena, chi avrà fatto il numero giusto dei tamponi potrà stare relativamente più tranquillo; noi, invece, magari vietando la manifestazione pubblica, abbiamo solo l’arma di far cambiare decisione sulla processione di San Gennaro.