Regione

MICROSCOPIO CORONAVIRUS. Basta baggianate sui dati della CAMPANIA. Ad oggi è un’altra malattia rispetto a quella del lockdown e ve lo dimostriamo

           

NAPOLI – (g.g.) Come avevamo promesso, torniamo a fare qualche analisi sui dati del coronavirus in Campania. Non vi montate la testa, però, perchè non abbiamo alcuna intenzione di ripetere il regalo che abbiamo fatto ai lettori di CasertaCe durante il lockdown della scorsa primavera, quando, col cavolo che le hanno lette altrove sui giornali e sulle tv nazionali, certe scomposizioni numeriche, certi dati di proiezione da noi effettuati nell’ambito di speciali quotidiani che contavano non meno di 20 articoli al giorno, dedicati all’emergenza coronavirus. Però qualcosa scriveremo.

Allora, premettiamo che come al solito l’analisi dei dati così come questi vengono forniti dal Ministero della Salute che li riceve a sua volta dalle Regioni, non conduce a nessuna certezza numerica sui casi nuovi e vecchi di coronavirus e sulla collocazione degli stessi dentro ai cluster che tutti hanno imparato a conoscere, cioè quelli degli ospedalizzati con sintomi, delle terapie intensive e degli isolati a domicilio e degli attualmente positivi.

Noi vi offriamo quello che leggiamo. Lo scorso 24 settembre in Campania i casi totali di covid 19 erano 11.102. All’11 ottobre, cioè a ieri sono diventati 18.530. In poche parole, nel corso di questi 18 giorni, gli incrementi quotidiani hanno condotto ad un aumento complessivo della cifra dei nuovi positivi di 7.428. In pratica in 18 giorni rispetto al dato da cui si partiva il 24 settembre, si è registrato un incremento percentuale del 66,9%. Roba grossa. Un aumento di due terzi in poco più di due settimane.

Se questa evidenza numerica avesse provocato le stesse conseguenze che, nel rapporto tra nuovi casi ed epiloghi drammatici, rappresentati dai decessi o da un ricovero in terapia intensiva o piuttosto da un ricovero in ospedale, non dico che saremmo a livello di Bergamo del mese di aprile con i carri funebri che non riescono a trasportare tutti i morti, ma ci troveremmo di fronte ad una situazione molto semplice.

Siccome De Luca è nato invece con la camicia, ha potuto utilizzare un volume di contagio strutturalmente diverso tra nord e sud della scorsa primavera, per dire che lui era bravo a non far diffondere il virus in Campania e automaticamente a ridurre al minimo il numero delle vittime con la conseguenza che abbiamo tutti constatato all’interno dell’urna elettorale, mentre ora con un volume di contagio esponenzialmente superiore (perchè il 67% di incremento in 18 giorni è da catastrofe biblica) la carica virale o anche l’evoluzione e il miglioramento delle cure messe a punto negli ospedali, sta scrivendo un’altra storia che effettivamente somiglia più ad una normale influenza che ad un’influenza in grado di uccidere finanche persone che stavano bene in salute prima di ammalarsi.

Guardate, a meno che i dati non siano falsi, parlano da sè: di questi 7.428 nuovi positivi, solo 38, cioè lo 0,5% sono finiti in terapia intensiva, il cui cluster segnalava un dato di 25 ricoverati il 24 settembre, divenuti 61 all’11 ottobre, con addirittura un decremento di 2 (da 63 a 61 appunto) tra i numeri del 10 ottobre e quelli dell’11.

Ricoverati in ospedali con sintomi covid, ma non in terapia intensiva, cioè non in pericolo di vita, 293, frutto della differenza tra i 664 ricoverati contenuti nella tabella di ieri e i 371 del 24 settembre. In poche parole, nella somma di incremento dei nuovi positivi, negli ospedali campani negli ultimi 18 giorni, è finito il 3,9%.

Leggete ora le cifre degli isolati a domicilio, cioè di quelli che sono asintomatici o con sintomi non tanto gravi da giustificarne il ricovero, in pratica, gente con una fastidiosa, rognosa influenza, ma nulla più: il 24 settembre erano 4.761 i campani isolati a casa propria. Il giorno 11 ottobre sono diventati 9.969. Dunque oggi, 12 ottobre, supereremo quota 10.000. Per cui dei 7.428 nuovi positivi, ben 5.208 si trova a casa propria, vale a dire il 70,1% del totale.

Come si può vedere facilmente, mancano all’appello dei numeri, diciamo un 25%. Precisamente non pervenuti sono 1.889 persone pari precisamente al 25,44%. Qualcuno dei nuovi positivi dal 24 settembre ad oggi è deceduto nell’ambito di questo intervallo temporale? Può darsi, ma può darsi anche di no. E se è avvenuto non arriviamo li possiamo contare con le dita di una mano solo. Dunque si può ritenere che questi 1.889 siano stati smistati in ospedali covid al di fuori della Regione Campania. Il che riproporrebbe il problema dei famosi 3 ospedaletti (lo riproporremmo noi che siamo stati gli unici a denunciare quella nefandezza di De Luca) che a 6 mesi dall’apertura dei cantieri, sono totalmente fermi se si eccettua qualche piccolo servizio erogato da quello costruito a Napoli, in zona ospedale del Mare.

Ma questa è un’altra storia che andremo ad approfondire meglio in seguito. Per il momento, invece, ci accontentiamo di aver fatto un pò di chiarezza sui dati, visto e considerato che qui come al solito si danno i numeri al Lotto.

Valutando, in sintesi, i 5.208 domiciliari a casa, che stanno bene o quasi bene, i 38 che hanno incrementato le terapie intensive e i 293 che si sono aggiunti nelle corsie ospedaliere covid, andremo a spalmare su ognuna di queste cifre. ciò che resta cioè i 1.889 non pervenuti. Il 70% di questa cifra fa 1.322 che aggiungendolo ai 5.208 porta il numero degli isolati a domicilio 6.530. Considerando che i 293 nuovi ospedalizzati nell’arco dei 18 giorni è pari al 3,9% dei nuovi positivi, questa percentuale che adattiamo naturalmente ai 1.889 desaparecidos campani, fa 75, decimo in più, decimo meno. Questi 75 li andiamo ad aggiungere ai 293 portando la cifra che non altera la percentuale, a 368. Infine, le 38 terapie intensive in più registratesi dal 24 settembre all’11 ottobre in Campania e che rappresentano lo 0.5% dei nuovi positivi “non scomparsi” produce circa 9 malati gravi tra i 1.889 che non si trovano. Questo ci permette di aumentare la cifra di incremento dei ricoverati in rianimazione dal 24 settembre all’11 ottobre di 47, cioè 38+9.

Ricapitolando, dunque, dei 7.428 nuovi positivi, abbiamo un dato che ne segnala circa 6.524 come in isolamento domiciliare, 368 di incremento degli ospedalizzati, 45 di incremento di terapie intensive.

Questa è un’altra cosa. Poi si vuole alimentare il panico, facciamolo pure. Esiste in proiezione, come poi potremo facilmente dimostrare, un problema di posti ospedalieri, perchè con 580/600 malati in più ricoverati in ospedale ogni mese, numero che esce fuori da quelli che abbiamo appena fornito, ci si proietta alla necessità di 3.500 posti da dedicare a nuovi malati di covid di qui a 6 mesi. Un anno è un discorso relativo, perchè si ritiene che qualche schifezza di vaccino dovrebbe pure avere il sopravvento sul virus. Nessun problema per quanto riguarda le terapie intensive che con questa progressione aumenterebbero di circa 480 in 6 mesi che ovviamente verrebbero scaglionate tra ingressi ed uscite.

Con gli ospedali covid, i quali sono dotati di terapia intensiva, più quei famosi 170 posti già esistenti in rianimazione e che De Luca ha detto che si possono utilizzare per il coronavirus, non ci dovrebbero essere problemi proprio perchè la rotazione garantirebbe la tollerabilità del sistema rispetto a questi numeri. Insomma, l’unica criticità reale è quella della dotazione di posti letto nei reparti dedicati covid. E su questo, ovviamente, si appunterà la nostra attenzione in questi giorni.