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Michele Zagaria e le sua vacanze in Australia. Il documento falso di Gesualda, l’informatrice e i due super ristoranti ZI’ TERESA E GIUSEPPONE A MARE

           

Si riescono ancora a incrociare racconti interessanti di collaboratori di giustizia fondamentali

SAN CIPRIANO D’AVERSA(g.g.) Nel mare magnum delle dichiarazioni di pentiti fondamentali, qual è ad esempio sicuramente Massimiliano Caterino detto ‘o mastrone, braccio destro di Michele Zagaria, ancora oggi, e anche al cospetto della nostra attenzione, cioè su di un giornale che sulle propalazioni di Caterino avrà scritto non meno di 250 articoli, affiorano fatti sorprendenti, ma soprattutto inediti, almeno per noi che non siamo poi gli ultimi arrivati in quanto a conoscenza dettagliata dell’intera struttura del racconto collaborativo del citato Massimiliano Caterino.

Ad esempio, all’interno dell’ordinanza di circa 3 mesi fa che ha coinvolto tra gli altri rampolli importanti del clan dei casalesi, quali Pino Cantone in passato cantante neomelodico ma soprattutto figlio di Raffaele Cantone, Oreste Diana figlio di Giuseppe Diana e, seppur solo indagato Ivanhoe Schiavone, figlio di Francesco Schiavone Sandokan, il pentito tira in ballo due notissimi ristoranti di Napoli: Giuseppone a mare in zona Posillipo e la mitica Zì Teresa che, com’è noto, si trova in via Partenope, vista golfo, a un passo dal circolo Savoia.

Lo fa raccontando un fatto serio, un problema che si presentava ogni qual volta Michele Zagaria e la sua famiglia desideravano trascorrere un periodo di ferie. Nell’occasione raccontata da ‘o mastrone, Gesualda Zagaria aveva la necessità di un documento falso perchè insieme al fratello e alla famiglia Inquieto, così come a Caterino raccontarono altri due fondamentali fedelissimi di Michele Zagaria cioè Oreste Basco e Pasquale Pagano, avrebbero dovuto raggiungere una località per la quale occorrevano “tre giorni di viaggio”.

Beh, 3 giorni di viaggio sono un tempo molto ampio. In effetti, Massimiliano Caterino rivela che le vacanze di Michele Zagaria non erano state consumate solo in Europa, a partire da quella Corsica dove le trascorreva con l’allora suo inseparabile amico Antonio Iovine detto o ninno, in altre zone della Francia e in Portogallo, ma addirittura dall’altra parte del mondo, cioè in Australia.

A fornire le generalità a Gesualda Zagaria fu un’informatrice medico scientifica, in pratica una rappresentante di farmaci. Una donna nubile, di Qualiano, amica della moglie di Giacomo Capoluongo, la quale non a caso aspirava a gestire la farmacia di Trentola. E fu proprio Giacomo Capoluongo ad occuparsi di questo documento. Lo consegnò a Caterino, il quale, insieme a Carmine Zagaria, fratello di Michele, si recò a Posillipo, presso l’abitazione di un certo Eduardo detto il tassinaro, un noto falsario che risiedeva a pochi metri di distanza dal ristorante Giuseppone a mare.

Il falsario era prezioso per il clan dei casalesi, al punto che Massimiliano Caterino intervenne per fargli avere un box auto. Il camorrista ne parlò direttamente con Vincenzo Della Notte, titolare del ristorante Zì Teresa. Della Notte aveva sposato una tal Iannone di San Cipriano d’Aversa che aveva evidentemente creato la relazione di conoscenza tra il marito e Massimiliano Caterino. Vincenzo Della Notte è il fratello di Mario Della Notte, titolare di Giuseppone a mare che avrebbe dovuto risolvere il problema del box auto di Eduardo il falsario che abitava proprio a un passo dal notissimo locale di Posillipo, fiore all’occhiello della gastronomia napoletana.

I fratelli Della Notte risultano essere effettivamente i titolari di questi due ristoranti, secondo una verifica da noi realizzata con grande attenzione.

Questo il primo capitolo delle dichiarazioni inedite che abbiamo scovato all’interno dell’ordinanza sopra citata. Domani vi racconteremo un’altra vicenda, relativa ad uno stilista, ad un ombrellone in Corsica e naturalmente al clan dei casalesi.

QUI SOTTO LO STRALCIO DELL’ORDINANZA