Politica

L’INTERCETTAZIONE. Le concitate serate pre-elettorali delle Regionali 2015. I rapporti tra Adolfo Greco, accusato di camorra e non solo, Giggino Cesaro, la Rossi e Caldoro

           

NAPOLI (Gianluigi Guarino) – Che al CIRA di Capua pensassero più al pianeta Terra che allo Spazio è verità  acclarata; che il centro italiano aerospaziale esplorasse molto di più i percorsi profani dei voti elettorali, di quelli  siderali dentro e anche fuori al sistema solate, è ugualmente assodato. D’altronde, se uno come Leopoldo Verde è stato nominato dirigente, addirittura direttore generale dall’allora ex presidente, oggi imputato per reati gravi, Enrico Saggese, ciò, di queste evidenze, rappresenta uno dei molti riscontri.

Leopoldo Verde era e riteniamo sia ancora il cognato, niente popodimeno che, di Adolfo Greco, uno degli uomini più in vista nelle cronache giudiziarie del 2019 che stando agli ultimi avvenimenti, alla ordinanza chiesta ed ottenuta dalla procura della repubblica di Torre Annunziata, dentro alla quale c’è anche la richiesta di arresto inviata già a a Palazzo Madama, del senatore di Forza Italia Luigi Cesaro, detto Giggino a purpetta, e del deputato che di Cesaro è una sorta di maggiordomo di fatto Antonio Pentangelo (CLIKKA QUI PER LEGGERE), si candida ad essere “l’uomo in manette dell’anno” anche nel 2020.

Adolfo Greco è coinvolto in almeno 4 inchieste di cui 2 collegate a gravissime trame criminali, messe in piedi insieme ad un interlocutore “di riguardo”: il clan dei casalesi, nello specifico, Nicola Capaldo e suo fratello Filippo Capaldo, come del resto Nicola, nipote diretto del super boss Michele Zagaria e da quest’ultimo designato come proprio erede (vedi vicenda Parmalat-Latte Berna).

Dall’ultima ordinanza, cioè quella di qualche giorno fa, emergono alcune intercettazioni interessanti, che dimostrano l’assunto iniziale: Leopoldo Verde, che perse il suo posto di direttore generale fino al 2014, cioè fino alla caduta di Enrico Saggese, confermando però, in base a quello che è stato definito “un accordo interno” il mega stipendio di 160mila euro all’anno, viveva in simbiosi con il cognato Adolfo Greco e con lui articolava una serie di strategie politiche che spesso si connettevano alle cose del Cira e che comunque consistevano nella considerazione del medesimo, quale strumento, cinghia di trasmissione a disposizione del vario “politicume” locale di promozione politico elettorale.

Per cui, nell’intercettazione, leggerete, ad esempio, della valutazione che i due fanno sulla visita dell’allora ministro della difesa Pinotti che, a ragione o a torto, Greco e suo cognato Verde non considerano una questione istituzionale, bensì un tentativo di Pina Picierno, fresca eletta, in quel periodo, al Parlamento Europeo, di inserirsi nei meccanismi di potere del centro aerospaziale di Capua.

Una cosa non accettabile per Greco e suo cognato soprattutto alla vigilia delle elezioni regionali del 2015. La telefonata intercettata, pubblicata sull’ordinanza di 3 giorni fa, risale precisamente al 28 maggio, cioè a 3 giorni prima delle elezioni che si svolsero nella giornata di domenica 31 maggio.

Dalla conversazione tra i due parenti, pardon, ora siamo ferrati sulla materia, congiunti di secondo grado emerge quello che già in parte si sa e che è affiorato un anno e mezzo orsono, quando fu diffusa la prima ordinanza di arresto per Adolfo Greco e cioè che il re del latte e di tante altre cose è stato un personaggio di spicco di Forza Italia in provincia di Napoli, ma anche in provincia di Caserta, dove Greco arrivava spesso e dove agiva, anche in nome e per conto della famiglia di Michele Zagaria, per garantire a questa il mantenimento del controllo della distribuzione del latte confezionato.

Nello specifico, Greco racconta al cognato di una telefonata ricevuta da Lucrezia Cicia, candidata a quelle elezioni regionali per Forza Italia in provincia di Caserta, allorquando mancò per pochi voti l’elezione, durante una cena in cui, oltre a Greco, erano presenti l’allora candidato alla presidenza della Regione, l’uscente Stefano Caldoro, che poi avrebbe perso di stretta misura contro Vincenzo DeLuca, Carlo Sarro e naturalmente Giggino a purpetta, al quale Greco passò il telefono che, a sua volta, era stato passato dalla Cicia a “Carmine”, presumibilmente il suo compagno Carmine Antropoli, sindaco di Capua fino al giugno 2016 e, dunque, anche in quel momento, per, così dice testualmente Greco al cognato, “fargli mettere una buona parola“.

…Hanno fatto un casino”, un’affermazione che Adolfo Greco formula successivamente al concetto “della buona parola“, così come potete controllare tranquillamente nello stralcio dell’ordinanza contenente l’intercettazione che pubblichiamo integralmente, in calce a questo articolo.

Nel seguito della comunicazione intercettata, Greco racconta a suo cognato della telefonata ricevuta da Carlo Sarro, in quel periodo parlamentare, esattamente come oggi e leader provinciale di Forza Italia per volere diretto di Luigi Cesaro detto a purpetta. Sarro che era presente, a sua volta, alla cena appena citata, dice a Greco che Caldoro gli ha raccontato che, andando in visita al Cira, ha incrociato suo cognato, cioè Leopoldo Verde.

La visita al Cira di cui parlano Sarro e Greco era avvenuta in occasione della presenza del ministro Pinotti, dato che Caldoro, al tempo ancora presidente della Regione, vi intervenne, parimenti al ministro, nella sua veste istituzionale.

E’ chiaro che Greco e Verde si preoccupino della posizione dorata di quest’ultimo all’interno del Cira. Greco ha chiesto la raccomandazione a Cesaro e questi gli ha detto che nel momento in cui Caldoro avesse rivinto le elezioni, ci avrebbe pensato lui.

Chiara la preoccupazione di Leopoldo Verde di perdere definitivamente i 160mila euro all’anno che aveva incassato da direttore generale e che aveva continuato a intascare anche nell’anno che aveva separato l’uscita di scena di Saggese, dai mesi di quella campagna elettorale.

Poi i due ritornano a parlare della Cicia: “Perchè che ha fatto?” Chiede Verde a suo cognato: “Non so…un casino“. Replica Leopoldo Verde: “Ma quella non è buona“.

Nei discorsi intercettati entra anche il nome di Mariarosaria Rossi da Piedimonte Matese, dunque, concittadina di Carlo Sarro, in quel periodo, pupilla degli occhi, al pari della sua amica Francesca Pascale, di Silvio Berlusconi, al punto che da senatrice assunse, se non andiamo errati, la carica di commissario provinciale di Forza Italia a Caserta, con tanto di buffo e grossolano quartier generale, insediato nell’hotel Vanvitelli di San Marco Evangelista: “Con quella Mariarosaria ROSSI là, … quella Mariarosaria contro a SARRO, SARRO ha capito una cosa … Comunque, Carlo mi chiamò un’altra volta: <<diglielo a “Giggino”, a CALDORO … >> E comunque lo dicemmo che non era colpa loro perché – non so – hanno fatto cadere quello ZINZO là e allora dice che la CICIA ha detto qualche parola contro a SARRO invece lei mi ha detto: <<nel modo più assoluto>> Poi sta questa Mariarosaria ROSSI.. Sarro mi disse: <<don Adolfo, quella è una pettegola e non solo una pettegola … >>.

Tutta questa ricostruzione è fatta da Adolfo Greco. Ed è lui che afferma, sempre rivolgendosi al cognato, che Sarro avrebbe formulato questa battuta sulla Rossi. Lo “Zinzo” in questione dovrebbe essere Gianpiero Zinzi che a quelle elezioni riuscì a battere Lucrezia Cicia, strappando l’elezione in consiglio regionale per Forza Italia, salvo poi essere silurato ed epurato a sangue freddo nel giorno della presentazione alle candidature politiche del 2018.

Non è che si capisca granchè da questo passaggio se non il fatto che si intersecano una serie di pettegolezzi sui rapporti interni a Forza Italia in quel periodo. Vedremo nei prossimi giorni di presentarvi altro interessante materiale giudiziario sulla connection tra politica, ambienti camorristici ed enti pubblici che mungono milioni e milioni di euro alle casse dello stato.

QUI SOTTO LO STRALCIO DELL’INTERCETTAZIONE

Leopoldo: … Adolfo?
Adolfo: … Leopoldo?
Leopoldo: … we che dici?
Adolfo: … allora ieri sera ho tenuto a cena – siamo stati dalle nove e mezza fino all’una e mezza stanotte con CALDORO …
Leopoldo: … ah?
Adolfo: … eh. A cena con lui … Mia ha chiamato la CICIA, … ha chiamato Carmine poi gli ho passato a “Giggino” per fargli mettere una buona parola … hanno fatto un casino, … va bene, comunaue. Mi ha chiamato Carlo SARRO ieri, pure ieri sera, … comunque, con Giggino Cesaro e poi parlammo … Mi disse che ti vide, venne al C.I.R.A. (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) CALDORO …
Leopoldo: … eh
Adolfo: … mi disse: <<io l’ho incontrato mo … >> … la settimana scorsa o questa settimana, non ricordo …
Leopoldo: … eh, … quando venne la PINOTTI
Adolfo: … ah? Pure quando venne la PINOTTI?
Leopoldo: … eh, là è stato.
Adolfo: … ah, … io pensavo, … allora ti ha visto? Gli ho detto perché poi là mi pare che sta facendo un po’ … quella PICIERNO! E mi ha detto: <<sì, sì, … quello ha fatto venire la PINOTTI e perciò … >> Ah, … allora ti ha incontrato? Io pensavo che era venuto lui un’altra volta …
Leopoldo: … no
Adolfo: … mi ha detto: <<l’ho incontrato a Leopoldo, … lo incontrai l’ingegnere … >> Io pensai che ti aveva visto in separata … perché gli volli lanciare il fatto della … e poi abbiamo parlato del fatto della nomina del Consigliere
Leopoldo: … eh?
Adolfo: … dell’ASI e di là
Leopoldo: … eh
Adolfo: .. abbiamo parlato con Giggino Cesaro, gliel’abbiamo detto … Quello mò appena lui – se viene rieletto – la prima cosa che fa … Parlammo con Giggino perché gli ho detto a Giggino che deve vedere lui a chi deve far mettere …
Leopoldo: … eh, ma tutto questo fatto che io me ne devo andare da qua …
Adolfo: … va bene, … va bene, poi questo poi, … parlai
Leopoldo: ..,io gli ho mandato le cose ma….
Adolfo: … hai fatto, … va bene, tutto a posto, … io non l’ho manco ancora chiamato, hai capito? Si fa passare un po’ di giorni e poi lo chiamo … Vediamo pure le elezioni come vanno …
Leopoldo: … eh. Ma perchè la CICIA che ha fatto?
Adolfo: … non so, … un casino
Leopoldo: … ma quella non è buona
Adolfo: … con quella Mariarosaria ROSSI là, … quella Mariarosaria contro a SARRO, SARRO ha capito una cosa … Comunque, Carlo mi chiamò un’altra volta: <<diglielo a “Giggino”, a CALDORO … >> E comunque lo dicemmo che non era colpa loro perché – non so – hanno fatto cadere quello ZINZO là e allora dice che la CICIA ha detto qualche parola contro a SARRO invece lei mi ha detto: <<nel modo più assoluto>> Poi sta questa Mariarosaria ROSSI.. Sarro mi disse: <<don Adolfo, quella è una pettegola e non solo una pettegola … >>.