Regione

L’EDITORIALE. De Luca la smetta di fare lo showman. L’ordinanza sull’autoquarantena dei profughi campani scappati dalla zona rossa è una minchiata inapplicabile

           

di Gianluigi Guarino

Un mix di protagonismo e di un’incontinente necessità di dare sfogo alla propria vanità. Nella giornata di oggi, il governatore De Luca è stato questo. Soprattutto questo.

La Campania è un posto che,a pari della maggior parte delle altre regioni meridionali, ha subito,dall’unità  d ‘Italia ad oggi e in.misura inversamente proporzionale a ciò che è capitato nelle aree del Nord e del Centro,  uno  scadimento culturale  che ha banalizzato sempre di più i processi di formazione delle strutture istituzionali della democrazia.  Mo’, è arrivato pure il Coronavirus, il quale, nel tempo dei cosiddetti social media, che amplificano quello che trovano e, dunque, nel nostro caso, cioè nel caso campano, una tracimante,s e totalizzante ignoranza, ha creato una condizione di irrazionale enfasi collettiva, che ogni giorno che passa sembra scadere in delirio, dentro al quale nessuno, ma proprio nessuno, riesce a ragionare un attimo sulle cose in maniera seria.

Va da sè, allora, che il popolo pigro , disabituato ormai da generazioni a documentarsi e a promuovere se stesso ,attraverso la conoscenza dei fatti e delle cose, si affidi a qualcuno purchessia, perchè lo sostenga psicologicamente al grido ” non vi preoccupate, alla vostra salute ci penso io “.                         

In questo frangente storico, la Regione Campania è governata da Vincenzo De Luca a cui non ha certo mai fatto difetto l’autostima  che, però, con l’incedere dell’età, si è connotata di accenti sempre più irrazionali  e, diciamocela tutta, sempre meno seri, i quali, però, da un lato restano impercepiti dal popolo che non sa e  neppure vuol sapere, mettendosi a studiare le cose in modo da poter guardare, senza l’eterodirezione del mattatore pro tempore,  al di là del proprio naso, dall’altro sviluppa, nell’amplificatore impazzito dei social media, il rumore scomposto, che riempie la scena di un senso superficiale delle cose, che il popolo campano, ben lungi  dall’essere cittadinanza, recepisce e valuta solo con la misura dei decibel,  scambiando l’abilità affabulatoria per capacità, per una capacità sicuramente meno brillante rispetto al passato, ma ancora in grado di essere fiction credibile agli occhi del popolo pigro e sprovveduto, che De Luca mostra qusndo  rassicura,  garantisce e promette.

Ieri sera, analizzando la tortuosa modalità, attraversa la quale il presidente della Regione si è costruito da sé  la potestà di firmare ordinanze in materia di sanità pubblica, abbiamo sostenuto che, tutto sommato, il suo sforzo per scovare, nella legislazione vigente, questa fonte di potere, era stato utile, perchè ieri, sabato,  era importante chiarire, dato che il governo non lo aveva fatto con il suo decreto, che le discoteche avrebbero dovuto abbassare le saracinesche. In quel caso, insomma, l’eccentrica modalità ha trovato piena giustificazione nella praticabilità immediata del fine.

Ma stamattina un De Luca, che evidentemente, a questo punto,  si sta muovendo non solo per la tutela della salute pubblica, ma anche per la sua salute di governatore , che vuol rimanere saldamente attaccato alla su poltrona,  ha preso la palla al balzo e dopo aver appreso che diverse migliaia, forse decine di migliaia di persone avevano lasciato la Lombardia e le altre zone,p nell’enorme e spropositata area rossa poche ore prima della firma e dell’entrata in vigore  del decreto del governo. ha operato una sorta di copia e incolla dell’ordinanza delle discoteche, applicandola però a una sorta di impresa impossibile; ordinare a tutti quelli che hanno lasciato la zona rossa nelle ultime ore,r il territorio della Campania, di mettersi in quarantena.

Ora, se De Luca si fosse limitato ad esplorare il confine del possibile, formulando un appello pressante, affinché volontariamente chi ha sciamato ieri e stanotte dal Nord si autoconsegnasse a qualche giorno di isolamento o semi isolamento domestico, nessuno avrebbe potuto obiettare alcunché e nessuno avrebbe potuto sostenere che quell’intervento appartenesse a una strategia di comunicazione finalizzata a fare risaltare, in un momento in cui i sondaggi non gli arridono,  la figura dell’uomo forte, dell’uomo della provvidenza che guida il suo gregge con discernimento e polso fermo, diventandodi conseguenza, il naturale successore di se stesso alle prossime elezioni.

La scelta di De Luca di fare un’ordinanza che non ha alcuna seria possibilità, a differenza di quella molto più circoscritta  delle discoteche, di dotarsi della capacità di diventare uno strumento cogente, in grado di essere veramente vigente grazie a controlli  reali e credibili apprestati alla causa del  suo  rispetto garantito dalle forze dell’ordine, allora il sospetto che il governatore stia cinicamente sfruttando il coronavirus per recuperare consenso e voti, diventa tutt’altro che peregrino.

Ma scusate, cosa faranno da oggi i poliziotti, i carabinieri e i vigili urbani della Campania? Intervisteranno le persone per strada facendo giurare loro di non essere arrivati dal Nord nelle ultime ore? E se le forze dell’ordine si sentiranno rispondere che la partenza da Milano è avvenuta non ieri pomeriggio o stanotte, ma l’altro ieri o tre giorno fa come dovranno comportarsi quali pubblici ufficiali che hanno il dovere di fare rispettare e di controllare il rispetto di un’ordinanza?

La politica è la pratica più relativista , cinica per definizione, in questo Paese e  De Luca è come tutti gli altri, con la sola differenza di possedere un super ego, che, ripetiamo, con l’età si va disancorando dalla consapevolezza di sé che di solito agisce da freno inibitore, naturale antidoto che equilibra l’esuberanza, la spiccata personalità,  collegandole e armonizzandole con il buon senso, che e la struttura, indispensabile patrimonio di chi esercita una funzione istituzionale.