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LE NOMINE DI FRATACCHIONE. Antonio Limone già in testa. L’intoccabile direttore di un istituto zooprofilattico sotto indagine della Procura della Repubblica, verso una comoda riconferma

           

NAPOLI (g.g.) – “Ottimo Limone“, intanto, va premesso, questa è verità indiscutibile quando parliamo dell’agrume di tutte le virtù. Per quanto riguarda, invece, chi, tra i burosauri della Campania, del medesimo reca le insegne del proprio cognome, occorreva solo una certificazione. A noi di CasertaCe e NapoliCe non serviva, perchè di Antonio Limone, dirigente uscente e in pratica già confermato, con buona pace di un concorso il cui esito non era neppure quotato dai bookmarkers di tutto il mondo, abbiamo raccontato per qualche anno la biografia, aggiornandola frequentemente con tutta una serie di fatti nuovi, ultimo dei quali la strana, stranissima vicenda dei tamponi che l’istituto zooprofilattico, presieduto da una vita dall'”ottimo Limone”, si ascriveva ma che in realtà erano processati in un laboratorio privato di Casalnuovo, peraltro fresco di firma di un super contratto in esecuzione di una lucrosa gara, bandita dalla Regione Campania e aggiudicata ad inizio del dicembre scorso.

Una vicenda per la quale la Procura della Repubblica di Napoli ha aperto un fascicolo d’indagine che ha già visto i carabinieri impegnati ad acquisire molti atti, proprio nella sede dell’istituto zooprofilattico. 

Prima di questo fatto, ce ne erano stati molti altri. Il più giovane che viene subito dopo, nella graduatoria cronologica, della storia dei tamponi e del laboratorio privato, è quello delle diagnosi nefaste su presunte infezioni di migliaia e migliaia di capi bufalini della provincia di Caserta attestate, senza rispettare l’obbligo del contraddittorio, così come impone l’Unione Europea e così come hanno fatto notare alcuni parlamentari, a partire dalla senatrice casertana di Fratelli d’Italia Giovanna Petrenga, nelle loro interrogazioni indirizzate al ministro della salute.

Capi bufalini finiti tutti o quasi tutti nei dispositivi moderni di macellazione di un vero e proprio capitano di questa industria, il patriarca emiliano Luigi Cremonini, naturalmente Cavaliere, il cui stabilimento in provincia di Avellino, è stato visitato privatamente, ma con qualche telecamera di regime debitamente mobilitata, dal presidente della Regione Vincenzo De Luca e “dall’ottimo Limone” che con i suoi veterinari, tutti “prioritariamente” sottoposti a tampone con tanto di chiamata in ordine alfabetico, ha deciso il destino di questi animali, tutti, “prioritariamente” di questi capi divenuti una miniera d’oro per Cremonini, in cambio di 4 soldi, ma proprio 4 soldi di ristoro rimessi agli allevatori.

E certo che Antonio Limone è “ottimo”. Non c’è partita. In cima all’elenco dei preselezionati per la nomina a dirigente dell’istituto zooprofilattico, c’è lui. Solo, incontrastato e senza l’incomodo di un ex aequo. “Ottimo Limone”: questo è il giudizio formale dato ai suoi titoli e ai contenuti del colloquio di cui ha gratificato i commissari esaminatori “indipendenti”, designati a fine aprile dal presidente De Luca. Ora, il governatore, essendo uscita, e l’abbiamo visto come, la Regione Campania dallo status di default della sanità, dovrebbe avere l’obbligo di tener conto della graduatoria così come questa è stata pubblicata nei verbali della commissione, al contrario di ciò che succedeva quando vigeva il regime del piano di rientro e il presidente aveva anche la possibilità di ribaltare, senza motivazione, l’esito della valutazione dei titoli e del colloquio.

Antonio Limone, che ovviamente ha manifestato il suo interesse anche negli altri due bandi relativi all’ospedale civile di Caserta e al San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno (questo è uno che ci sa fare, non avrebbe mai compiuto l’errore di candidarsi solo alla successione di se stesso) vincerà a mani basse perchè come potrete leggere dalla graduatoria pubblicata nel decreto firmato da Antonio Postiglione, inossidabile mandarino della sanità campana, lui è “ottimo” mentre gli altri potenziali direttori sono “uno più“, “uno più più“, come se fossero le nazioni, i paesi valutati dalle famigerate agenzie di rating, le quali utilizzano, nei propri giudizi, queste astruse modalità espressive.

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