Calcio Napoli

LE FOTO. Gattuso, Mertens, Insigne, Koulibaly & co alla braceria di CAMORRA, 4 giorni dopo l’arresto del boss titolare. Ma l’ufficio stampa di ADL che ci sta a fare? Maradona, “Luigino”…..

           

VALLE DI MADDALONI(Gianluigi Guarino) La braceria della famiglia Maravita è diventata nota in tutta la nostra regione e anche fuori. Si tratta di un locale importante, nel quale i Maravita hanno investito molto. Lo ha fatto soprattutto o quasi esclusivamente Michele Maravita, 33 anni, divenuto capo di un nuovo clan in cui il suo cognome si è unito a quello storico di Antonio Della Ventura detto ‘o coniglio, capozona dei Belforte nella città capoluogo e di cui Michele ha sposato la figlia Maddalena, per gli amici Lena.

Tantissime persone che hanno conosciuto i locali dei Maravita, a partire dalla braceria La Baita, ci sono andati, attirati dalla pubblicità fatta soprattutto attraverso i social e sviluppatasi poi con un passaparola che ha reso questo locale popolarissimo e rinomato in special modo a Napoli e dintorni. In passato, vi era già stata segnalata la presenza di qualche calciatore del Napoli. Per cui, niente da dire e niente da obiettare sulla scelta innocente della squadra di Gattuso di riunirsi, a poche ore di distanza dalla partita di semifinale di Coppa Italia con l’Inter, in un posto che un napoletano non può non considerare tranquillo, ma che offre la qualità eccellente di una cucina che di questi tempi, ha focalizzato un trend che premia la qualità delle carni rosse. D’altronde, la braceria La Baita conta su centinaia, anzi su migliaia e migliaia di clienti.

Se un appunto possiamo fare, questo va indirizzato all’ufficio stampa del Napoli calcio. Un vero e proprio plotoncino di persone abili nella comunicazione modellata su format istituzionali o direbbero quelli con la lingua biforcuta, paludati e ovattati. I vari Lombardo, Baldari e compagnia fanno parte, infatti, di una categoria di giornalisti che non possiede certo in una formazione professionale solida e irraggiata nelle varie strutture cognitive che dovrebbero connotarla, il proprio marchio di qualità.

Quando i giocatori e Gattuso hanno deciso di andare al ristorante La Baita, qualcuno dell’ufficio stampa, che vive con la tranquillità di un importante stipendio, avrebbe dovuto conoscere direttamente o attraverso sue vedette messe a sorveglianza di determinati mondi, che a Napoli spesso hanno creato polemiche e scandali sin dal tempo dei famosi scatti fotografici di Maradona, ritratto con Luigi Giuliano detto Luigino il bello, l’ultima vicenda degli arresti di Caserta che hanno decapitato il clan fondato dal titolare di fatto della braceria La Baita.

Evitare che i calciatori del Napoli finiscano in luoghi poco raccomandabili, non è dunque una remota possibilità ma dovrebbe rappresentare per la società e per chi è deputato, in rappresentanza di questa, a guardare fuori dai confini munitissimi del centro sportivo di Castel Volturno, una evidente priorità.

Aver fatto sì che Insigne, Mertens, Gattuso, Callejon e compagnia finissero nel locale di Michele Maravita, pochissimi giorni dopo l’arresto del medesimo, avvenuto per effetto di accuse gravissime legate alla relazione tra camorra e narcotraffico, ha costituito un errore sesquipedale del Calcio Napoli che non può essere addebitato certo ai giocatori o a chi ha deciso, magari per esserci andato in passato, trovandovisi bene, di scegliere quel locale per rinsaldare l’unità di gruppo prima di un match decisivo per la stagione degli azzurri e che, per di più, arriva dopo una pausa, un lungo periodo di interruzione senza precedenti nella storia del calcio italiano.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma quel locale non è intestato a Michele Maravita, bensì a Pasquale Maravita. NapoliCe e CasertaCe risponde: embè, qual è la differenza? Pasquale Maravita (nella foto sopra), infatti, non è altro che il papà di Michele Maravita e di suo fratello Antonio. Pasquale Maravita ha 66 anni, essendo nato a Valle di Maddaloni nel 1954 ed è il secondo dei 10 figli di Antonio Maravita, nato a Napoli nel 1923 e morto nel 76 e di Concetta Vigliotta, nata a Valle di Maddaloni nel 1929 e lì deceduta nel 1996. Ed è proprio quello delle origini della madre di questa numerosissima famiglia a costituire il legame biologico e territoriale che incardina i Maravita a Valle di Maddaloni.

Dicevamo, 10 figli: la prima Teresa, nata nel 1952, l’ultimo, Michele Maravita, nato nel 1970, zio ed omonimo del Michele Maravita arrestato alcuni giorni fa.

Per cui non c’è un abuso di deduzione logica se affermiamo che con tutto quel popò di quattrini, 100mila euro a settimana che Michele Maravita guadagnava col traffico degli stupefacenti nel centro di Caserta, sia lui il vero dominus della braceria La Baita. Ecco perchè possiamo dire che a 4, 5 giorni di distanza dall’arresto del proprietario di fatto del locale, il Napoli calcio si è recato a mangiare compattamente, in un posto dove non doveva andare e che, di qui a poco o di qui a meno poco, potrebbe finire nelle maglie di un sequestro di beni a scopo di confisca, in quanto considerato un provento di riciclaggio del danaro, frutto delle attività criminali del clan Maravita-Della Ventura.