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LA RICOSTRUZIONE. Il giro di mazzette e Rolex per Cesaro, Pentangelo e per il “vice Cesaro”. Pulizia totale o uno come Maresca non si candiderà mai

           

napoli (g.g.) Abbiamo deciso di approfondire ulteriormente il contenuto dell’ordinanza con la quale, alcuni giorni fa, la procura della repubblica di Torre Annunziata ha ottenuto, dal gip dell’omonimo tribunale, dopo averlo chiesta, l’emissione di 5 provvedimenti di custodia cautelare agli arresti domiciliari, di cui 4 eseguiti e 2 no, perchè riguardanti altrettanti parlamentari, cioè il senatore e deputato di Forza Italia Luigi Cesaro, detto Giggino a purpetta e il suo fedelissimo Antonio Pentangelo.

Adolfo Greco che è il fulcro anche di questa vicenda, è diventato, infatti, un personaggio cruciale della malavita che spazia molto al di la dei confini della costiera stabiese, sorrentina, amalfitana e anche di quelle della provincia di Napoli. Possiamo sostenere tranquillamente che Adolfo Greco è un criminale di serie A, un vero colletto bianco che, per anni, ha messo in combinazione la politica e il malaffare e ancora, la politica e la camorra.

Lo ha fatto soprattutto nella sua area di residenza, ma lo ha fatto anche in provincia di Caserta, come ha dimostrato l’ordinanza del latte che ha coinvolto la famiglia del super boss Michele Zagaria e come ha pure dimostrato quest’ultima ordinanza, in ordine di tempo, nelle parti in cui si coglie quanto Adolfo Greco fosse dentro alle vicende e alle trame del Cira di Capua.

Seguite un attimo: l’inchiesta di Torre Annunziata coinvolge 9 persone. Sei di queste sono destinatarie di un’ordinanza di arresto ai domiciliari, 3 sono indagate a piede libero per il reato di traffico di influenze. I 4 arrestati (che diventano tre in quanto uno di loro è defunto) sono Adolfo Greco, che in carcere già si trova proprio per l’affaire Parmalat-Latte Berna-Zagaria-Capaldo, Tobia Polese, deceduto qualche tempo fa e meglio noto con il suo secondo nome di Antonio Polese, cioè il “boss delle cerimonie” che ha impazzato per anni, oltre che in molte inchieste di camorra sui clan dell’area vesuviana tra Sant’Antonio Abate e dintorni, sulle televisioni del gruppo Discovery, Real Time e dintorni, da titolare dell’hotel La Sonrisa.

Il Tobia era evidentemente abituato al ruolo di boss delle cerimonie, ma anche di altre cerimonie come quelle che si consumavano tra le stanze della Regione Campania, quelle dell’amministrazione provinciale di Napoli e quelle della sede regionale di Forza Italia, di piazza Borsa. Gli altri due arrestati sono Antonio Elefante e Maurizio Biondi, architetto che ha condiviso lo studio professionale con il figliolo di Luigi Cesaro. Ma non con Armando, cioè col consigliere regionale, ma con il fratello di questo, anche lui architetto.

Sempre la reclusione ai domiciliari è stata chiesta per Cesaro e per Pentangelo, ma per l’eventuale applicazione del provvedimento, si attende l’autorizzazione da parte del Senato per Giggino a purpetta e della Camera dei Deputati per Pentangelo.

I 3 indagati a piede libero sono il consigliere regionale del Pd Mario Casillo, Gennaro Iovino, referente dello stesso partito a Castellammare di Stabia e Giuseppe Passarelli, costruttore edile che avrebbe dovuto realizzare il grande intervento residenziale sull’area ex Cirio. Mentre sui 5 arrestati, in verità sarebbe meglio dire sui 3 arrestati e sui due “arrestandi” gravano le accuse di corruzione e di falso ideologico, sui 3 indagati grava quella di traffico di influenze.

La vicenda ve la riassumiamo in poche parole, dato che il dettaglio lo potrete leggere nel comunicato stampa della procura di Torre Annunziata che pubblichiamo integralmente in calce: il signor Adolfo Greco che a un certo punto ha pensato, forse non a torto, di essere divenuto un vero e proprio magnate che grazie alla politica e alla camorra poteva permettersi di fare il bello e il cattivo tempo nella sua tana stabiese ma anche nella restante parte della provincia di Napoli e in ogni dove di quella di Caserta, si mette in testa, insieme al suo storico socio Tobia Polese, in arte Antonio Polese, boss delle cerimonie e non solo, patron del ristorante La Sonrisa e legato a triplo filo ad Adolfo Greco in una società che non a caso, a dimostrazione di quanto fosse sobrio l’ego di entrambi, chiamano, Polgre Europa 2000 srl, dove Pol-gre sta per Polese e Greco.

Sono trascorsi pochi mesi da quando il governo Berlusconi ha varato il piano casa che, in una nazione normale, poteva anche rappresentare una buona idea per stimolare i grandi fondamentali della macro economia ma che in Italia e al sud specialmente è diventato un piatto succulento per speculatori, mafiosi, ndranghetisti, camorristi, papponi, lacchè, insomma per la solita compagnia assortita governata dal Verbo della corruzione incastrata tra politica e criminalità più o meno organizzata.

A Castellammare, da anni, c’è una enorme area dismessa dalla Cirio. Il boss delle cerimonie dice al suo socio: sai, qui magari oltre a quelli di Discovery vengono pure quelli di Sky. Perchè non ci costruiamo un grande albergo, un grande ristorante e tanti appartamenti? Milk man, cioè l’uomo del latte, dice ok, a condizione che ci si possa insediare anche un grande supermercato, pieno zeppo di confezioni di Latte Berna, di formaggini e di tutto quello che può essere derivato dal latte e rigorosamente trasportato dalla premiata ditta Michele Zagaria & nipoti.

A questo punto, la Polgre presenta, ai sensi della legge 19 del 2009, quella del piano casa, per l’appunto, una richiesta per ottenere un permesso a costruire. Il comune di Castellammare non risponde nè sì e nè no. Aveva in mano una chance per esprimere subito un diniego e questa era rappresentata dalle norme di salvaguardia degli ambienti naturali del litorale stabiese, sorrentino, amalfitano, con tanto di vincolo di inedificabilità assoluta, quelli che concettualmente furono inseriti negli anni 80 dalla cosiddetta legge Galasso, anche nelle aree rientranti nel perimetro suddetto.

La non risposta da parte del comune di Castellammare fornì un assist al boss delle cerimonie e al boss tout court per appellarsi alla legge regionale 19 del 2001 la quale consente, in casi come questi, la nomina di un commissario ad acta per la realizzazione dell’istruttoria ed eventualmente per la concessione del permesso a costruire.

Queste nomine le facevano e le fanno ancora le amministrazioni provinciali, senza che i comuni si sporchino le mani e indovinate chi era il reggente di quella di Napoli? Antonio Pentangelo da Lettere, il quale nomina commissario ad acta Maurizio Biondi, cioè un architetto che lavora nello stesso studio in cui opera il figlio di Luigi Cesaro, ripetiamo, non Armandone, ma Francesco Cesaro, uno che di professione fa l’architetto.

Attenti ai passaggi: ad ogni placet, questa è la regola vigente nella compagnia di cui ci stiamo occupando, c’è da pagare il pedaggio. Per la cortesia effettuata, Adolfo Greco porta ad Antonio Pentangelo un Rolex da diverse migliaia di euro.

Ma anche la nomina del commissario non è sufficiente perchè c’è quel vincolo paesaggistico della legge regionale 35/87 che renderebbe impossibile la concessione del permesso a costruire ai sensi del piano casa. Per cui, iniziano altre operazioni di adescamento. In quel momento, al potere c’è il centrodestra di Stefano Caldoro e Luigi Cesaro. Ma Adolfo Greco non va da loro, bensì da Mario Casillo, consigliere regionale del Pd.

E perchè lo fa: quel partito rappresentava al momento un ostacolo che si frapponeva al piano già predisposto per superare i vincoli della legge 39. Casillo si muove attraverso Gennaro Iovino, maggiorente del Pd in quel di Castellammare di Stabia. Forse i due riescono a rabbonire i Democrats ma l’operazione non si completa. E qui il discorso si fa un pò strano perchè in apparenza, stando a quello che si legge nel comunicato stampa della procura di Torre Annunziata, si capisce che Mario Casillo, pur essendo all’opposizione, veniva ritenuto, dalla coppia formata da Adolfo Greco e da Tobia Antonio Polese, in grado di chiudere l’intero pacchetto.

Sembra un passaggio incoerente, ma nei prossimi giorni dimostreremo che non è così, perchè Mario Casillo e il signor Giggino la polpetta, forse questo non lo sanno neppure i magistrati di Torre Annunziata, si conoscono, eccome se si conoscono. Perchè sappiamo questa cosa? Perchè per 3 anni ci siamo fatti il mazzo sulla questione Gori e quella è una vicenda in cui Casillo e Cesaro hanno chiuso tutte le partite e hanno piazzato tutte le loro pedine nella gestione del business idrico nell’intero settore dell’agro nocerino sarnese.

Fatto sta che Greco si rivolge direttamente a Luigi Cesaro. Un toccasana visto che nel collegato alla legge finanziaria regionale del 2014, passa uno di quegli emendamenti tossici in grado di essere intercettati solo dagli occhi clinici: in poche parole, il vincolo dell’inedificabilità assoluta non si applica più nel comparto di quello che era il Put, piano urbanistico territoriale sorrentino amalfitano.

Strada spianata: a questo punto, il commissario ad acta pescato dallo studio del figlio di Cesaro, può procedere alla concessione del permesso a costruire per questo intervento da centinaia e centinaia di milioni di euro finalizzato alla riqualificazione (sic!) dell’area ex Cirio. E qui il “povero” Adolfo Greco si rimette la borsa in mano e comincia il giro delle 7 chiese: stando all’accusa della procura di Torre Annunziata, consegna 10mila euro in contanti a Luigi Cesaro che forse usa questa somma per comprare il dentifricio al supermercato in considerazione del patrimonio ancora oggi nelle mani di questa famiglia, nonostante i pesanti sequestri subiti, ma soprattutto prepara ben 20mila euro per il commissario ad acta Biondi che sempre alla scuderia Cesaro appartiene.

Ma siccome la scena è popolata da personaggi spassosi e burloni, l’ingegnere Antonio Elefante incaricato dalla Polgre di redigere il progetto e pure lui arrestato, invece di consegnare, come concordato, a Maurizio Biondi 20mila euro gliene dà 12mila. “Giustamente” si era preso il rischio di portare la mazzetta e ha applicato una trattenuta alla fonte di 8mila euro.

Manca un solo tassello a questo racconto: quello riguardante la sede napoletana di Forza Italia sita in piazza Bovio, meglio conosciuta come piazza Borsa. Quell’appartamento è di proprietà di Giuseppe Imperati, un’altra nostra vecchia conoscenza, dato che il suo nome è saltato fuori nell’ordinanza di camorra sull’accordo del latte tra Adolfo Greco e la famiglia di Michele Zagaria.

Imperati, precisamente, si tratta di colui che voleva fare un grosso investimento nel perimetro del caseificio Bellopede di Marcianise, poi finito male per le note vicende giudiziarie. Un impianto industriale per la produzione del latte e della cagliata, da vendere poi ai produttori di mozzarella di bufala ma necessitante, secondo il realista Adolfo Greco dell’autorizzazione di Filippo Capaldo, in quanto reggente del gruppo di Michele Zagaria del clan dei casalesi (CLIKKA QUI PER LEGGERE IL NOSTRO ARTICOLO DEL 26 FEBBRAIO 2020).

Ad Imperati, residente ad Agerola, dunque nello stesso comprensorio stabiese sorrentino, Greco chiede uno sconto di 2mila euro sul canone di locazione di 5mila euro al mese, che i Cesaro pagano per la sede di Piazza Borsa. Forse i pubblici ministeri di Torre Annunziata si chiedono perchè Greco potesse pretendere dall’imprenditore agerolese un favore del genere. Il motivo l’abbiamo spiegato noi prima con l’esempio dell’investimento da Bellopede. Ma non solo Greco chiede lo sconto, ma a Imperati dà anche la direttiva di sostenere la campagna elettorale alle elezioni regionali del 2015. Insomma, l’Imperati alla fine ci va a perdere. Perchè con i Cesaro, l’abbiamo imparato nella lettura di tantissimi atti giudiziari, ci si va sempre a perdere.

Domanda finale: c’è qualcuno che si stupisce ancora del fatto che Lucrezia Cicia e “Carmine”, così com’è defintio nell’intercettazione pubblicata ieri, chiamano Adolfo Greco, radicatissimo a Capua per la presenza decisiva del cognato Leopoldo Verde del Cira, affinchè gli passino al telefono Luigi Cesaro durante la cena del 28 maggio 2015? Forse Cesaro vedendo il numero della Cicia o di Carmine non avrebbe risposto. Ma ad Adolfo Greco non poteva dire di no, dato che con quest’ultimo si era scambiato favori non certo improntati alla liberalità.

Mò, l’ottima Giorgia Meloni vuol coinvolgere Catello Maresca, come candidato a presidente della Regione Campania del centrodestra. Ma se Forza Italia non si libera di questo merdaio, di Cesaro ma anche di tutti i suoi derivati, immaginate che Maresca possa candidarsi con l’appoggio di Armandone, Francesco e di questa allegra brigata di mariuoli?