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LA NOTA. Il caso di Giuliana De Sio. Il sindaco non si è reso conto che con un’accusa non provata e forse sbagliata, ha fomentato odio nei confronti dell’attrice

           

NAPOLI  – (g.g.) Nei giorni scorsi, la notissima e brava attrice salernitana Giuliana De Sio ha scritto un post, all’interno della sua pagina facebook nel quale ha risposto per le rime a quelle persone di Santa Maria Capua Vetere che l’hanno accusata di responsabilità quando, lo scorso 24 febbraio, in una serata svoltasi nel teatro Garibaldi, avrebbe contagiato alcuni spettatori.

Sull’argomento, già ci siamo pronunciati subito dopo la video esternazione del sindaco Antonio Mirra, piena di elementi ricostruttivi dei fatti totalmente illogici ma soprattutto carenti in alcuni punti, a nostro avviso, essenziali per una corretta valutazione dell’accaduto.

Chi se lo fosse perso può CLIKKARE QUI. Il post della De Sio conforta e incrocia molte delle argomentazioni da noi portate, per criticare le parole leggere, disinvolte e per molte aspetti, e ci dispiace dirlo perchè lo consideriamo tutto sommato una brava persona, irresponsabili del primo cittadino. Sono state quelle parole, infatti, a rovesciare il vortice dell’insulto e della contumelia sull’attrice. Su di lei si sono riversati litri e litri di bile e di violenza verbale, passibili sicuramente, come lei stessa afferma, di querela per diffamazione se non addirittura per il più grave reato di calunnia.

Noi l’avevamo, dunque previsto quando, a poche ore di distanza dalla sua video esternazione, scrivemmo che Antonio Mirra, ancora oggi, cioè a distanza di 4 anni e più dal suo avvento, stenta a comprendere il senso istituzionale della sua funzione. Quando un sindaco parla, peraltro in frangenti specifici così delicati, in una situazione tanto tesa e densa di tensioni e di nervosismi, le sue parole non le deve pesare una volta, ma cento volte. Non si deve certo autocensurare, ma se attacca una persona, deve portare, a sostegno del proprio ragionamento, prove inconfutabili, che lui non aveva, per i motivi che abbiamo spiegato nell’articolo appena citato e che vi invitiamo di nuovo a rileggere.

La ricostruzione fatta da Giuliana De Sio nel suo post che riproponiamo in calce a questo articolo, diventa preziosa per quelli che sono i suoi aspetti oggettivi. E qui tocchiamo un argomento che per noi è sempre molto delicato, perchè l’oggettività spesso è sopruso e prevaricazione. Per cui, prima di arrivare agli “aspetti oggettivi” che rendono interessante la posizione della De Sio, preferiamo avvicinarci gradualmente e prudentemente agli stessi, partendo dal concetto opposto, cioè della soggettività.

Si sa, questa è, valutandola come effetto, una conquista che ha a che fare con l’evoluzione della civiltà, dei diritti dell’uomo e dell’affermazione della democrazia come mezzo, seppur difettoso, attraverso cui ogni individuo che, come tale, nasce libero, può esprimere se stesso, con la sola limitazione delle leggi, alla cui costruzione, in quota parte, ha il diritto/dovere di partecipare.

La difesa della soggettività dunque, nelle democrazie, è un certificato delle qualità delle stesse. Ma a pensarci bene, la soggettività non è solo effetto, ma è anche causa del percorso lungo e complesso che alla democrazia conduce.

L’oggettività, invece, è un concetto pericoloso e scivoloso. E questo capita quando, non trattandosi di una manifestazione dei diritti biologici, umani, fondamentali, endogeni diventa un’estinzione di un punto di vista, di un modo di vedere le cose che non è espressione soggettiva ma diventa imposizione il più delle volte fatta valere con la forza, con la prevaricazione fisica e/o morale. Ma quando ci sono i numeri di mezzo, cioè l’esattezza, la non impugnabilità di una matematica che, non a caso, si è sempre detto, non è un’opinione, allora questa parolina delicata la si poteva utilizzare, seppur con cautela.

Oggettivo è, dunque, che uno più uno faccia due e 7 più 7 faccia 14, che lo studio della funzione di ics elevata alla ics abbia un suo sviluppo univoco, indiscutibile. Ed è oggettivo, per gli stessi motivi il fatto che Giuliana De Sio, il giorno 19 febbraio, come lei stessa ricostruisce, si trovasse in tournèe col suo spettacolo, in quel di Cremona.

E siccome, per ragionare seriamente non dobbiamo renderci contraddittori rispetto alla modalità con cui consideriamo oggettiva la situazione che stiamo descrivendo, mettiamoci un altro elemento di valutazione del tutto indipendente da quello che la De Sio, invece soggettivamente, fa discendere dalla indicazione di questa data.

Riavvolgiamo un attimo il nastro e andiamo a vedere che cosa si diceva e si faceva in Italia il 19 febbraio. Il governo aveva dichiarato lo stato di emergenza a fine gennaio. Ma lo aveva fatto tanto per dire, perchè nessuna delle azioni tipiche degli stati di emergenza, a partire dall’approvvigionamento di strumenti medici e medicali, per non parlare della preparazione degli ospedali ad assimilare un’ondata straordinaria di ricoveri, con o senza terapia intensiva, era stata attivata.

Rispetto a questa premessa del tutto incontestabile in quanto suffragata dalle cronache della pubblicistica di quei giorni, la città di Cremona, il 19 febbraio, era già considerata una zona a rischio? Badate, non ho detto una zona rossa, dato che di questo non si faceva neppure lontanamente cenno a metà febbraio, ma semplicemente di una zona a rischio, cioè di un luogo più pericoloso degli altri luoghi d’Italia.

No, rispetto alla minaccia del coronavirus che comunque non inquietava più di tanto, nè gli scienziati, nè l’opinione pubblica, Cremona era considerata esattamente come Milano, come Bolzano, come Napoli. Per cui, la De Sio lascia Cremona senza avere, come lei stessa afferma nel post, alcuna percezione di aver vissuto l’esperienza di lavoro in un posto pericoloso.

5 giorni dopo, senza alcun sintomo, l’attrice prosegue la sua tournèe e approda  a Santa Maria Capua Vetere. Intanto, il paziente 1 e cioè il 38enne di Lodi, non lontano da Cremona, ma che Cremona non è, proprio il 18 febbraio, cioè il giorno prima della tappa dell’attrice nella città del torrone, aveva rifiutato il ricovero in ospedale, pur non sentendosi affatto bene. Nè a lui, nè ai medici era passato per l’anticamera del cervello, a dimostrazione di quale fosse la percezione del pericolo in quei giorni, che si potesse trattare di coronavirus, come poi effettivamente fu.

Fu proprio a cavallo della data sammaritana, che questa diagnosi relativa al paziente 1, ripetiamo, di Lodi e non di Cremona, venne resa pubblica. Mo’, pensate un pò se una persona che era stata un pomeriggio e una serata a Cremona, ripetiamo per la centesima volta non a Lodi o nel Lodigiano, poteva acquisire coscienza, aver percezione del pericolo di un contagio da coronavirus, quando erano gli stessi virologi ad essere ancora scettici su una propagazione effettiva dell’epidemia.

Per cui, già queste circostanze, escludono, a mio avviso, l’originalissima tipologia di responsabilità, quand’anche colposa, che il sindaco addebita all’attrice e che ha scatenato la raffica di insulti nei suoi confronti.

Ma la De Sio afferma una cosa ulteriore: non è affatto detto che quella sera del 24 febbraio, cioè in coincidenza con la data di Santa Maria Capua Vetere, lei fosse già positiva. I primi sintomi sarebbero  comparsi, a suo dire, e siamo portati a crederle, solo nei primi giorni di marzo. Per questo motivo, immediatamente avrebbe interrotto la tournèe, precisamente il 3 marzo a Messina.

Subito dopo sarebbe tornata a Roma. La prima visita non l’avrebbe portata a ritenere che fosse necessaria la prova del coronavirus. Non si può escludere che questo errore sia stato determinato, ancora una volta, da un livello di percezione, che negli stessi medici, prima ancora che nelle persone che per professione non fanno il medico, non era arrivato ad un livello tale da accendere totalmente la spia dell’allarme. Il 3 marzo, infatti, e non a caso, stavamo ancora tutti in strada e la percezione del pericolo era nettamente, ma proprio nettamente inferiore, rispetto a quella registratasi dal 5 o 6 marzo in poi.

I sintomi sono continuati, la De Sio ha fatto il tampone ed è stata poi ricoverata allo Spallanzani con una polmonite che, fortunatamente, è riuscita a superare.

Allora, valutiamola questa ipotesi, cioè che la De Sio, quando è arrivata a Santa Maria Capua Vetere non fosse positiva. Valutiamola solamente, senza aggiungere a conclusioni tombali, dato che noi non abbiamo le certezze granitiche che ha dichiarato di avere Mirra, nel suo famoso video-accusa. La De Sio, come già abbiamo scritto, ha incontrato i suoi ammiratori nel salone degli specchi. Lì erano presenti una cinquantina di persone a cui firma autografi, e che l’hanno immortalano con decine e decine di selfie.

Il 24 febbraio, fare i selfie, firmare autografi a corta distanza, non è considerato assolutamente un pericolo: in realtà, pericoloso, anzi pericolosissimo già lo era. Ma nessuno dei 50 del salone degli specchi è risultato positivo, neppure per sbaglio. Perchè lì i contatti a breve distanza, non percepiti come pericolo, ma già pericolosi dato che il virus girava, c’erano stati, risulta quantomeno strano che nessuno abbia subito il contagio dall’attrice.

Alle 9 di sera, la De Sio ha iniziato lo spettacolo sul palcoscenico del Garibaldi che dista 7/8 metri dalla prima fila della platea. Sulla possibilità che la recita abbia potuto essere un vettore di contagio, noi, un interrogativo, ce lo siamo posti nel primo articolo dedicato a questa vicenda. Ma nè il sindaco e nè altri ci hanno risposto: siccome nell’incontro nel salone degli specchi è scientificamente possibile che un contagio si registrasse qualora uno dei presenti fosse positivo; siccome al contrario è impossibile che questo possa essere accaduto durante la rappresentazione teatrale, visto che la cosiddetta distanza sociale era di gran lunga rispettata, non è, per caso, che, dopo lo spettacolo, qualcuno di quei sammaritani rimasti contagiati nei giorni successivi purtroppo anche deceduti come nel caso dell’apprezzato Luigi Cinone, abbiano chiesto, a loro volta, un autografo o abbiano scattato una foto, con la De Sio, dietro al palcoscenico?

Perchè se questo non è accaduto ed esistendo, come già detto, la certezza che nè il medico La Gambina, nè il citato Luigi Cinone, nè la segretaria comunale Mariaemilia Lista fossero presenti nel salone degli specchi, allora l’ipotesi che la De Sio, oltre ad essere innocente, perchè non aveva alcuna percezione che Cremona rappresentasse già un posto che solo per esserci stati esponeva al pericolo, fosse anche negativa, dunque ancora non colpita dal coronavirus, appartiene alla sfera del possibile.

Possibile non significa che è stato sicuramente così. Ma l’alta cifra di contagiosità, tipica di questo virus, renderebbe veramente strano, ripetiamo non a caso questo oggettivo per la seconda volta, il fatto che nessuno dei 50 del salone degli specchi abbia contratto il covid-19.

Esiste dunque un’alta probabilità che la De Sio abbia ragione. Specularmente esiste un’alta probabilità che chi l’attacca e la insulta abbia torto, anzi torto marcio. Questi che hanno vomitato cose indicibili nel confronti dell’attrice, hanno, invece, sicuramente torto, anzi, torto marcio quando considerano oro colato, senza avvertire la necessità di mettere il proprio cervello al lavoro, di essere per l’appunto, soggettivi, ciò che afferma, in maniera illogica e senza elementi probatori, il sindaco Mirra.

QUI SOTTO IL POST DI GIULIANA DE SIO

“SIGNORI E SIGNORE STATEMI A SENTIRE UN ATTIMO. Io so che su questa pagina circolano centinaia di migiaia di anime il 99,9 per cento gentili, civili e di indole buona , e che ringrazio sempre per farmi l onore della loro amicizia; MA C è una piccola fascia oscura, la cui percentuale irrilevante dello 0,1 per cento non dovrebbe nemmeno essere presa in considerazione. Eppure , con la sua rabbia ceca , la sua ignoranza,il suo bisogno acefalo di rivalsa, parla e insulta fino al vilipendio una persona che giudica”piu fortunata ” senza uno straccio di conoscenza di questa persona, ne dei fatti di cui l accusa , e senza nemmeno preoccuparsi del fatto che quello che scrive è così grave da essere passibile di denuncia penale.
ORA I FATTI .(dopodichè non dirò una sola parola più sull argomento:) il GIORNO 19 febbraio ero in tournè con lo spettacolo “LE SIGNORINE ” E SONO PASSATA PER CREMONA, dove presumibilmente potrei essere stata contagiata.ma questa cosa io l ho saputa ovviamente due settimane dopo quando dopo una febbriciattola durata cinque o sei giorni (che davo per scontato fosse una normale influenza, perche del virus ancora si parlava in termini non certamente allarmistici )ho comunque interrotto la tournè a messina dove mi ha visitato un dottore diagnosticandomi influenza, e sono tornata a roma,. siamo ai primi di marzo la febbre saliva ho chiamato il medico di base che mi ha visitato e abbiamo deciso di chiamare lo spallanzani che mi ha inviato un ambulanza ,. mi hanno fatto una tac ,il tampone e mi hanno diagnosticato una polmonite e la positività al test. i problemi respiratori a quel punto si stavano aggravando e ho avuto bisogno dell ossigeno e dell isolamento. e su quanto ho sofferto non dirò una parola.era IL 3 MARZO.QUINDI SIA CHIARO AGLI SCELLERATI CHE MI “accusano ” di avere portato il virus a s maria capua vetere che tra l altro probabilmente quando sono arrivata li non avevo nemmeno ancora nè i sintomi nè la coscienza di star covando un virus che si sarebbe di li a poco rivelato come un flagello.Ed è molto probabile , anche se irrilevante per me , che io possa essere stata contagiata proprio in qualche teatro nel dopo spettacolo, con tanta gente carina che veniva ad abbracciarmi e a farsi le foto in camerino.tutte persone ovviamente inconsapevoli di quello che stava avvenendo e verso le quali non ho la cretinaggine di nutrire alcun rancore.HO passato un inferno che non riesco ad augurare nemmeno a quegli scellerati che mi danno dell” assassina”,e che evidentemente non sanno quello che fanno. Continuate a volermi bene, voi che sapete farlo, e io ne vorrò a voi ps a proposito, per quelli che non hanno seguito ” Sono completamente guarita “.