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La morte di Ugo Russo. Prima ha devastato l’ospedale, poi si è fatto medicare dagli stessi medici

           

NAPOLI – Si è fatto male sferrando un pugno a una cassetta di vetro che si trovava nel pronto soccorso che stava devastando insieme con una masnada di complici ma i sanitari non hanno esitato un attimo a soccorrerlo quando lo hanno visto sanguinante. E’ successo anche questo, la notte del primo marzo scorso, nell’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli, durante il raid scattato dopo la morte del 15enne Ugo Russo, il baby rapinatore raggiunto dai colpi di pistola esplosi da un carabiniere 23enne al quale il giovane voleva rubare l’orologio. Michele Incoronato, 45 anni, figura tra le nove persone arrestate dalla Polizia di Stato nell’ambito delle indagini della Procura di Napoli sulla devastazione e il saccheggio del nosocomio partenopeo. Insieme con Lucia Palumbo, 42 anni, risulta incensurato ma, entrambi, si resero protagonisti di condotte particolarmente aggressive quella notte. La sorte ha voluto che il primo dovesse avere subito dopo bisogno proprio di coloro che stava danneggiando. Incoronato ha prima rovesciato, a calci, i bidoni della spazzatura, compromettendo cosi’ l’igiene del presidio medico, poi si e’ fatto male sferrando il pugno. L’altra, invece, ha preso a calci i portelloni di un’ambulanza, rendendola inutilizzabile. Malgrado siano risultati entrambi incensurati, la loro “personalità delinquenziale, davvero allarmante” ha fatto ritenere plausibili al gip i pericoli di fuga e di reiterazione del reato. Ed e’ stato proprio a causa di questi due elementi che il gip Nicoletta Campanaro ha accolto la richiesta degli inquirenti e comminato a Incoronato e Palumbo la massima misura cautelare afflittiva della libertà personale, cioè l’arresto in carcere.