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LA FOTO. Anziano ucciso in casa a coltellate, fermato il figlio: sono napoletani

           

NAPOLI – E’ morto nella sua camera da letto, trafitto almeno due volte da un coltello da cucina. Ma perchè Mario Trimboli, 68 anni, sia stato ucciso nella sua abitazione di Torino, al civico 14 di via Ribet, è un mistero. Il figlio Emanuele, 43enne disoccupato con problemi psichici, non ha risposto alle domande del pm Giuseppe Drammis che nella notte ne ha disposto il fermo. Qualcosa in più si saprà dalle analisi della lama, inviata al Ris di Parma con i vestititi del fermato. Il quadro che sembra emergere dalle prime informazioni dei carabinieri, che hanno anche interrogato le altre due figlie della vittima, sembra quello di una situazione di disagio per colpa dei problemi del 43enne, assistito dall’avvocato Claudio Novaro e ora in carcere in attesa che il fermo venga convalidato. I litigi sembra che fossero frequenti e forse la convivenza forzata in questi giorni di emergenza coronavirus non ha aiutato il rapporto. A far scattare l’allarme, nel tardo pomeriggio di ieri, era stata una delle figlie della vittima, Cristina. Non riusciva a parlare col padre e così si è presentata a casa sua, nel quartiere San Salvario, trovandolo morto. Del fratello che condivideva quell’appartamento con l’anziano, originario di Napoli ma da anni in Piemonte, un passato da dipendente della Fiat e, poi, della Comau, nessuna traccia. I carabinieri, subito intervenuti sul posto, l’hanno trovato dopo un paio d’ore di ricerche a cui hanno preso parte numerose pattuglie impegnate nei controlli del territorio, sul ponte Vittorio Emanuele I, davanti alla chiesa della Gran Madre di Dio. Alla vista dei militari il 43enne ha tentato di cambiare strada, ma e’ stato immediatamente fermato. Con se’ aveva il telefono del padre. Davanti al pm Drammis, che lo ha interrogato nella notte negli uffici del Comando provinciale dei carabinieri di Torino, il 43enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nella notte sono state ascoltate anche le due sorelle, che vivono entrambe a Torino. Il sospettato è stato portato al carcere delle Vallette, dove si trova in attesa di convalida del fermo. Ora si attende l’autopsia, soprattutto per capire se, come sembra dai primi accertamenti, i colpi inferti alla vittima siano stati due o siano invece di più. Al vaglio degli investigatori anche le ultime telefonate effettuate dal telefono del figlio della vittima.