Il sindaco Manfredi ha un’aura da uomo della provvidenza, ma anche lui pensa alle poltrone. Ha tentato di piazzare la sua pupilla alla direzione di Palazzo Reale, ma stavolta il centrodestra l’ha fregato

La notizia non è ancora ufficiale, ma l’indiscrezione è pressocché certa

NAPOLI (g.g.) – Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi è stato molto abile a costruirsi un’aura di amministratore comunale perfetto, di qualità. Uno che ha studiato, è stato rettore, è riuscito a creare un’area politica a lui riferibile. Tutte cose che in una città come Napoli funzionano.

Per il resto, ragionandoci sopra nei suoi anni, ha fatto le cose che altri suoi predecessori avevano fatto lo stesso, e non ha fatto cose, o meglio, non è riuscito su cose su cui i predecessori avevano fallito.

Una pagella spassionata, depurata da questo alone concettuale, più che sostanziale, che ne fa il sindaco ideale per la cosiddetta borghesia illuminata napoletana, non potrebbe che assegnargli un 6–, insomma una sufficienza molto stiracchiata, perché le sue grandi bandiere, partendo da Bagnoli e connettendo Bagnoli anche alla Coppa America, sono frutto dell’attività del governo nazionale che ha attribuito a Napoli risorse congrue e ben proporzionate all’importanza di questa città, all’importanza della sua storia, all’importanza del suo ruolo come metropoli nodale del Mediterraneo.

Se vai a stringere, se vai a vedere bene certi meccanismi, ti accorgi che la famiglia Manfredi possiede una cultura della poltrona molto pronunciata, come dimostra il fatto che oggi, contemporaneamente, Gaetano è sindaco di Napoli e suo fratello Massimiliano è presidente del Consiglio regionale.

Ecco, ora uno potrebbe essere portato a pensare che la citata aura di ammiratissimo e illuminato primo cittadino, peraltro insignito anche di una terza e di una quarta poltrona, rispettivamente quella di presidente della Città metropolitana, in pratica l’amministrazione provinciale di una volta, e, per volere del centrosinistra, dell’Associazione nazionale dei comuni d’Italia, lo porti a considerare parva materia le partite di sottogoverno. E invece non è così. Perché Gaetano Manfredi i voti li sa contare come e forse anche di più di un consumato professionista della politica, qual è tutto sommato diventato negli anni.

Checché lui voglia dare a vedere. Oggi parliamo un attimo della direzione del Palazzo Reale di Napoli, molto desiderata e su cui Manfredi ha lottato e sta ancora lottando per mettere le mani.

Lo scorso 17 ottobre Alessandra Necci ha lasciato la direzione, sostituita come direttrice ad interim da Almerinda Padricelli. Da quel giorno in poi il sindaco Manfredi ha fatto carte false affinché questa rimanesse alla guida della direzione del Palazzo Reale.

Ad interim o per nomina strutturata del ministero non fa niente, l’importante è che rimanga. Evidentemente, la considera una persona a lui fedele. Di stretta osservanza. I partiti del centrodestra, che a Napoli stanno all’opposizione, si sono accorti di quella che possiamo considerare — vabbè, scherziamo un po’ con le parole — la manfrina di Manfredi. Per cui si sono fatti sentire con il ministro Giuli e, siccome hanno anche loro un nome da proporre, sarà questo quello che alla fine passerà: trattasi di Tiziana D’Angelo, non estranea alla storia recente di questa direzione, visto che ad agosto del 2025 è stata anche lei direttrice del Palazzo Reale, unendo questo incarico alla direzione del Parco archeologico di Paestum e Velia.

La nomina della D’Angelo non è ancora ufficiale, ma noi possediamo notizie pressoché certe sulla firma del ministro Giuli, che dovrebbe essere apposta sul decreto proprio in questi giorni.

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