Regione

IL FOCUS. Vigili del Fuoco: tanti eroi, ma anche molte ombre. Quei sindacalisti che fanno gli autisti ai comandanti, i pompieri a Capri e Miseno con le compagne segretarie del capo

           

Abbiamo voluto svolgere un ragionamento approfondito, lungo, in quanto riteniamo che solo in questo modo si garantisce a chi viene chiamato in causa da un articolo del genere la possibilità di valutare che nulla di personale motiva l’iniziativa giornalistica, che invece diventa doverosa davanti a certi fenomeni, che il nostro gruppo editoriale affronta e combatte da anni e anni, non certo solamente nell’ambito dei Vigili del Fuoco e che sono relativi alla modalità, a dir poco anomala, a dir poco impropria con cui certe persone svolgono, ma, diciamocela tutta, utilizzano la funzione sindacale

NAPOLI – (g.g.) Anche nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il Sindacato ha gli stessi problemi che persistono ormai da anni: l’inadeguatezza dell’azione sindacale nella tutela degli interessi dei lavoratori; il comportamento e l’atteggiamento da piccola casta privilegiata da parte di alcuni sindacalisti; le relazioni a volte ambigue tra alcuni sindacalisti e i Dirigenti, i favoritismi nei confronti di amici e parenti, ambizioni nella carriera. Tutto vero, lo sanno anche i vertici delle organizzazioni sindacali stesse.

Ovviamente è vero che queste sono uno dei pilastri per la tenuta della democrazia e della promozione dei diritti.

Bisogna quindi ben distinguere i sindacalisti “discutibili” e le sigle sindacali altrettanto “discutibili” che li coprono, dal resto della rappresentanza.

Ma come funziona il sindacato nel Corpo Nazionale dei vigili del fuoco? E nelle realtà locali ovvero i Comandi Provinciali?

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco non sfugge alla moltiplicazione delle sigle, spesso, se non sempre, in contrapposizione tra loro: CGIL, CISL, UIL, USB, CISAL, CONAPO, come non sfugge anche il disinteresse da parte dei lavoratori rispetto all’azione sindacale: i numeri dei non iscritti sono ampissimi.

Forse tale disaffezione scaturisce anche dal fatto che il codice etico, che prevederebbe che un dirigente sindacale non può accettare privilegi, favori e incarichi che possano condizionare la sua autonomia e credibilità tra gli iscritti e i lavoratori, nè può sfruttare la sua posizione per ottenere vantaggi personali o per i suoi parenti ed affini entro il terzo grado, è spesso ignorato dagli stessi Dirigenti locali – Fonte Codice Etico Dirigenti Sindacali CISL.

Alcuni esempi in Campania sono così eclatanti ed evidenti da sembrare addirittura paradossali. Vediamone alcuni, partendo però da qualche premessa, utile per ben capire i termini del paradosso.

Al di là dell’immaginario collettivo come funziona la vita e la carriera dei VVF?

CHI SONO I VIGILI DEL FUOCO: LA CORNICE NORMATIVA – Quali sono le Funzioni e i Compiti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco? Ovvero cosa fanno, di cosa si occupano? Questa particolare e fondamentale categoria di lavoratori è definita dal Dlg 139 dell’08/03/2006 coordinato con le modifiche introdotte dal Dlg 97 del 25/05/2017 entrato in vigore dal giorno 08/07/2017 e dal Dlg 127 06/10/2018 che modifica e integra il Dlg 217 del 13/10/2005.

Com’è organizzato il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco? Come vengono attribuiti i ruoli e come si articolano le carriere? Il tutto è  definito dal Dlg 217 del 13/10/2005 modificato e integrato dal Dlg 127 del 06/10/2018.

Quali sono le norme di comportamento cui deve uniformarsi il personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco? La relativa disciplina è definita dal DPR 64 del 28/02/2012, noto come il regolamento di servizi.

I VIGILI DEL FUOCO E LE STRUTTURE SINDACALI – Come sono disciplinate le relazioni Sindacali del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco? Chi e come rappresenta e concerta? Anche in questo caso è opportuno declinare i principali riferimenti normativi partendo naturalmente da quello che la Costituzione italiana prevede in termini di definizione e di ambito di attività delle organizzazioni sindacali. Procedendo poi lungo la traccia delle leggi di rango meno elevato, ma di sicuro dirimenti, va citata la Legge n. 300 del 20 maggio 1970, naturalmente lo Statuto dei Lavoratori, i Dlg 217 e 127, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro nonché i D.P.R. del 7 maggio 2008 e il Decreto Ministeriali del 29 dicembre 2008.

In relazione a tale complesso quadro normativo si evince che tutti i Vigili del Fuoco sono considerati operativi, immediatamente dopo la fine del Corso di Formazione iniziale che immette realmente, materialmente, nell’attività professionale, sino all’ultimo giorno prima di andare in pensione, salvo inidoneità fisica, in questo caso si affidano compiti e settori non operativi, come mansioni d’ufficio, supporto tecnico, eccetera.

Dopo l’assegnazione ad un Comando, si accede per mobilità interna alla sede di servizio. Una procedura regolata anch’essa da criteri stabiliti  dai Comandi, previa consultazione delle organizzazioni sindacali, in cui si dà generalmente priorità all’anzianità di servizio o alla posizione in graduatoria nazionale.

Successivamente, per la progressione in carriera, bisogna seguire appositi corsi di formazione interna, il cui accesso è regolato, ancora una volta, da criteri che si danno autonomamente i Comandi Provinciali, sentite, pure in questo caso, le organizzazioni sindacali.

Tali corsi, oltre ad essere necessari per accedere alle qualifiche superiori, consentono anche una forte professionalizzazione del personale per settori specifici: Speleo Alpino Fluviale, Topografia Applicata al Soccorso, Rischio Nucleare Biologico Chimico Radiologico eccetera eccetera.

Resta evidente che più corsi si seguono, più si è specializzati in quel dato settore e maggiori sono le probabilità di carriera.

Per il resto, la vita dei Vigili del Fuoco è scandita dal suono delle campanelle di allarme e i lampeggianti d’allarme che impongono l’uscita, con qualsiasi condizione climatica, giorno e notte, 365 giorni all’anno, affrontando ogni genere d’intervento e di rischio.

LA SITUAZIONE IN CAMPANIA – E qui vengono le dolenti note, cioè una serie di azioni, di atteggiamenti a dir poco discutibili e che proiettano dubbi su una corretta applicazione della struttura normativa e della prassi che da questa discende nella progressione delle carriere. Tasto delicatissimo per il quale occorre, più che in ogni altra manifestazione professionale del corpo, un’attenzione specialissima all’etica dell’equità. Ci sarebbero molti esempi da fare, ma occorrerebbe un libro intero. Per cui ne citiamo qualcuno che riteniamo emblematico e ancor di più esplicativo rispetto alla situazione venutasi a creare nella nostra regione.

Detto questo, dove saranno, che mansioni avranno e quanto saranno specializzati i Dirigenti Sindacali del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in Campania?

Per anni il Dirigente Sindacale della CGIL VVF Salerno è stato l’autista personale del Comandante. Oltre che essere discutibile, tale scelta, da un punto di vista etico, sottraeva anche al Soccorso Tecnico Urgente un autista abilitato alla conduzione di autogru (!). Entrambe queste persone, cioè il dirigente sindacale e il comandante, avrebbero dovuto evitare a monte un tipo di relazione professionale a dir poco inopportuno. Questo non perché l’esplicazione della propria attività, della propria funzione professionale non debba naturalmente collegarsi ad un meccanismo gerarchico che si concretizzi in una filiera di comandi e di direttive che dai ranghi superiori arrivi a quelli inferiori. Il problema è costituito dalla tipologia e dalla qualità di questi rapporti, nel momento in cui nella tipica relazione tra un comandante e un suo sottoposto si inserisce un terzo fattore costituito dal ruolo sindacale che il sottoposto interpreta e che lo porta, nelle circostanze in cui, ex lege, il sindacato siederà al tavolo con quel comandante, a congelare, per il tempo del confronto, quel rapporto di subalternità funzionale e professionale.

Per cui, se un vigile del fuoco non ha funzioni sindacali, può tranquillamente essere scelto come autista di un comandante. Se, al contrario, quello stesso vigile del fuoco è un dirigente sindacale e come tale dovrà necessariamente vivere dei momenti in cui si confronterà con quello stesso comandante da pari a pari, allora, diciamolo con chiarezza, no, quell’auto, lui, non la può condurre o comunque non è serio che la conduca.

In parole più povere, se un domani questo dirigente della Cgil di Salerno sarà costretto dalle circostanze, a confrontarsi duramente con la controparte, cosa che accade spessissimo nelle relazioni tra rappresentanti dei lavoratori ed Amministrazione, cosa farà, avendo il problema di dover accompagnare quel comandante, sua controparte, nei suoi spostamenti di servizio, magari a distanza di qualche minuto dalla conclusione del tavolo di confronto? Potrà il vigile del fuoco, nel caso specifico, il dirigente Cgil di Salerno, svolgere in piena libertà, l’attività di tutela sindacale, pensando solamente alla causa dei lavoratori, e aggiungiamo pure, potrà quel vigile del fuoco svolgere serenamente la funzione di autista che per le sue caratteristiche, sviluppa giorno per giorno un rapporto umano che può essere condizionante, svalutando sia la funzione sindacale, che quella di vertice di una potestà amministrativa?.

E menomale che questo dirigente sindacale salernitano ha compiuto lo scatto di carriera ed ha abbandonato la sua funzione di autista, trasferendosi al comando di Napoli. Ma il suo caso resta vivo nella conoscenza cognitiva dei suoi colleghi e, credeteci, tra tutti i vigili del fuoco della Campania se ne parla ancora, proprio come fatto biasimevole e possibilmente da non imitare.  

Purtroppo, però, questo particolare format non è isolato. Manco a dirlo, sempre a Salerno, l’omologo dell’ex autista, in questo caso espressione della Cisl, svolge la funzione di Capo dell’Autorimessa. In pratica governa il garage in cui sono parcheggiati i mezzi di soccorso e da cui i medesimi partono per le loro missioni. Anche in questa circostanza, non ricorrendo, di ciò siamo certi, quei problemi di forza maggiore, di parziale o totale inidoneità, magari legata ad un fatto di salute che gli possa impedire incarichi operativi, è a nostro avviso assolutamente sbagliato che un dirigente sindacale non vada in prima linea con i suoi colleghi, cioè con quelle persone che lui rappresenta, anche per caricare la sua figura di quella sana visibilità che lo porterebbe ad essere credibile e, per l’appunto, rappresentativo.

DA SALERNO A NAPOLI: STESSA MINESTRA – Non va meglio a Napoli dove il Dirigente Sindacale CISL passato dal Distaccamento Vigili del Fuoco Capri (dove in tutta evidenza i carichi di lavoro non possono essere nemmeno lontanamente equiparabili a quelli dei Distaccamenti cittadini che ad esempio servono zone come Scampia o Ponticelli eccetera), è stato recentemente dislocato presso la struttura balneare Vigili del Fuoco di Miseno come manutentore: niente campane, luci, niente allarmi, niente pronto intervento ma soprattutto, niente stress. Probabilmente, stando per molto tempo a Capri, si è trasformato in un vigile urbano da spiaggia, di qui la collocazione in quel di Miseno. Ma quel lavoro, soprattutto negli ultimi anni, quando anche il particolare settore di protezione ed ausilio civile si è molto riqualificato, lo fanno i bagnini, non i vigili del fuoco.

Peraltro, l’amministrazione ha investito fior di quattrini per formare questo vigile del fuoco, il quale ha collezionato un cospicuo numero di corsi che lo abiliterebbero a mansioni molto più incisive, molto più utili per la causa dei cittadini e più in generale della gente che riconosce unanimemente i vigili come veri e propri angeli custodi.

E allora, perché tenere in spiaggia il dirigente sindacale prima caprese e oggi flegreo? A pensarci bene, una domanda va posta a lui direttamente: come si può porre quale riferimento sindacale al cospetto dei suoi iscritti che sgobbano di notte e di giorno? Cosa può raccontare loro? Cosa può presentare quale elemento di persuasione finalizzato a fare proseliti, affinchè un iscritto rinnovi la sua adesione alla CISL o perché altri vigili del fuoco possano iscriversi ex novo? Anche in questo caso però, pensarci in maniera più riflessiva conduce ad una soluzione che ovviamente noi proponiamo in chiave ironica: il dirigente della Cisl di Napoli può convincere a tesserarsi o a rinnovare le adesioni proponendo il suo modello, cioè la modalità attraverso cui da Capri è passato a Capo Miseno. Ma questo suo esempio, questo suo percorso comodissimo, è seriamente riproponibile, adattabile a centinaia e centinaia di vigili del fuoco che lo osservano con qualche invidia? Chiaramente, non è possibile.  

Peraltro, un po’, anzi, un bel po’ paradossalmente, il nostro dirigente Cisl è stato inviato recentemente a seguire il corso del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco riguardante il settore NBCR, Protezione Nucleare Biologico Chimico e Radiologico. Insomma, tenere una persona di questo livello, un professionista così preparato e qualificato su una spiaggia, non ci sembra una decisione molto utile e molto lungimirante da parte del comando provinciale di Napoli.

Qualcuno potrebbe, in proposito, sviluppare una o più battute; qualcuno potrebbe affermare che la sabbia delle spiagge di Capo Miseno sia potenzialmente contaminata, addirittura radioattiva, altrimenti, sempre il nostro dirigente, che c’è andato a fare a questo corso di formazione?

Siccome siamo garantisti e soprattutto ci teniamo ad argomentare ogni nostra tesi senza mai farne un fatto personale e sforzandoci di dimostrare la nostra intenzione di terzietà quando affrontiamo problemi come quelli appena illustrati, ci siamo prodigati anche nel ragionamento sulle cose riguardanti questo dirigente sindacale della Cisl. E ne rivendichiamo il merito, che è tutto culturale. Perché se avessimo voluto sbrigare la pratica velocemente, e ne avremmo avuto tutte le ragioni, ci saremmo limitati a dire che questo sindacalista è stato a Capri, poi è stato trasferito a Capo Miseno, ma soprattutto avremmo detto spicciativamente, senza metterci addirittura a sezionar capitoli e paragrafi di analisi e di ragionamento che se un indizio è un indizio, due indizi sono una prova o quasi. Avremmo scritto di Capri e di Capo Miseno ma pure che il comandante provinciale, cioè colui che appone la firma alle collocazioni dei suoi uomini e dunque ha posto anche la firma alle destinazioni del dirigente Cisl, ha scelto come sua segretaria particolare, la compagna del medesimo. Una collocazione, una sorta di cooptazione, quest’ultima, una motivazione che noi conosciamo bene ma che non esponiamo, almeno per il momento, proprio per preservare la privacy di questa persona, di questa vigile del fuoco. Al riguardo, ci limitiamo a dire solo una cosa: questo motivo che, ripetiamo, teniamo riservato, può essere utilizzato in piena sincerità da tanti altri lavoratori, da tanti altri vigili del fuoco. Per cui, la scelta caduta sulla compagna del dirigente sindacale non è inopportuna solo una volta, bensì due. Per il motivo ormai facilmente intuibile, ma anche perché quelle speciali condizioni, poste alla base dell’assegnazione dell’incarico, erano nel corredo esistenziale di tanti colleghi, i quali si chiedono per quali motivi, non abbiano potuto incrociare quantomeno un’analisi curriculare da parte del comandante andato, invece, direttamente su quella persona.

 E anche qui, tanti saluti al soccorso e alle luci e campane, con le uscite, giorno e notte, che vivono gli altri pompieri.

Inutile dire che né il sindacalista, né la compagna hanno una formale inabilità fisica al servizio di soccorso.

In conclusione, può anche darsi, anzi siamo abbastanza convinti che tali assegnazioni d’incarico abbiano seguito iter più che legittimi e giuridicamente non scorretti. Ma è pure legittimo porsi una domanda: nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco esistono ancora dinamiche che ricordano i peggiori anni della Prima Repubblica dove imperversavano logiche più che discutibili?

Ovviamente va riconosciuto che tanti altri, la maggior parte dei Dirigenti Sindacali, di ogni sigla, CGIL, CISL, UIL, USB, CISAL, CONAPO, quotidianamente svolgono il loro lavoro di pompieri rischiando spesso la vita e contemporaneamente espletano la loro funzione di sindacalisti senza essere percorsi mai dalla tentazione di collegare la propria funzione di rappresentanza ad una modalità di rapporto con l’amministrazione non del tutto lineare.

Forse è il momento, anche nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, di chiedersi se la disaffezione dei lavoratori nei confronti del Sindacato non dipenda dall’azione stessa di alcune sigle  di alcuni loro Dirigenti. Perché, detto “in francese”, il giochetto è stato compreso da tutti o da quasi tutti: ci sono persone che lavorano con le promesse per ingrossare il numero dei propri iscritti. Ma non per rafforzare il sindacato, bensì se stessi. Non per rafforzare gli obiettivi contrattuale dei lavoratori, bensì il proprio potere contrattuale nei confronti dell’amministrazione. Se non è così, ci somiglia molto, stando ai casi appena raccontati.