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IL FOCUS. Regionali il 26 luglio: esageriamo se diciamo che De Luca è da Tso? In più di 200 elezioni, dal Regno di Sardegna al 2019, non si è mai andati al di là di giugno

           

NAPOLI – Noi lo vogliamo affrontare seriamente questo fatto delle elezioni regionali che il governatore vorrebbe tenere domenica 26 luglio.

Siamo costretti ad affrontarlo in questo modo, perché purtroppo l’Italia, al di là dei lacrimevoli spot istituzionali e commerciali che stanno profondendo materie mielose e zuccherose, trasmessi da ogni televisione, della serie “noi siamo un grande popolo”.

Ma quando mai abbiamo dimostrato negli ultimi anni di essere un grande popolo?

Al di là, insomma, della retorica di questi giorni, noi, intra coronavirus, siamo un paese ed un popolo poco seri e continueremo ad essrlo nel post coronavirus.

Perché nell’ormai proverbiale “paese normale”, definizione creata a suo tempo da Massimo D’Alema, uno che afferma di voler fare le elezioni il 26 luglio viene spernacchiato, sotterrato dalle risate e, se persevera, invitato a fare una capatina in reparto psichiatrico. In caso di rifiuto, Tso immediato.

E invece, il signor “siamo un grande Paese”, “siamo un grande popolo”, tace, attendendo che sia sempre qualcun altro ad assumere l’iniziativa, a prendersi il rischio di inimicarsi un potente, salvo poi correre in aiuto dei vincitori qualora non riuscisse a realizzare un proposito più stravagante di quelli che riempiono l’esistenza del dittatore nord-coreano Kim.

Chissà se il signor “siamo un grande Paese”, magari affiancato anche dal signor “Ce la faremo”, conosce la storia o anche un singolo brandello della storia delle elezioni italiane.

Guardate, noi affermiamo per diritto di studio e per i sacrifici che facciamo per documentarci, rimuovendo anche il minimo dubbio su quello che scriviamo, che in Italia, da quando l’urna elettorale è diventata strumento di democrazia, più o meno sviluppata, cioè dal 1848, quando il Regno di Sardegna, molto prima dell’Unità d’Italia, sviluppò 7 legislature, eleggendo i componenti di quello che al tempo si chiamava Senato Cisalpino e della Camera dei Deputati, che si chiamava così pure allora, non è mai successo che si sia votato una sola volta a luglio, sia per le politiche sia per qualsiasi tipo di elezione amministrativa (provinciali o comunali che fossero), sia per le elezioni regionali nelle 15 Regioni a statuto ordinario si sono celebrate per la prima volta nel 1970, mentre in quelle a statuto speciale anche prima.

Giusto per dare un punto di riferimento le prime elezioni politiche della storia d’Italia, dunque successive all’unità, precisamente durante le ultime settimane del processo unitario, si svolsero il 27 gennaio e il 3 febbraio del 1861, eleggendo i parlamentari del Regno d’Italia, che i Savoia consideravano in istituzionale continuità con il Regno di Sardegna al punto che quella iniziato dopo il voto fu l’ottava legislatura.

Ottobre, marzo, novembre. La data più trasgressiva fu quella del 10 giugno 1900, quando si tennero le elezioni politiche che innescarono la ventunesima legislatura del Regno d’Italia.

Anche quando le elezioni politiche diventarono una barzelletta, un plebiscito tra il sì e il no al Partito Nazionale Fascista, si votò, il 25 marzo del 1934.

Ci siamo impegnati tanto nella ricerca documentale, complicata soprattutto quando abbiamo controllato centinaia di turni elettorali amministrativi.

Zero. A luglio non si è votato mai, men che meno il 26 luglio.

Le grandi elezioni rimaste nella storia, a partire dalle politiche del 1946 che elessero anche l’Assemblea Costituente, nessuno si era dimostrato tanto stupido da mettere in difficoltà gli italiani che a luglio cominciarono a dedicare qualche giorno al riposo e che non avrebbero gradito di andare a far saune o a prendere insolazioni davanti a un seggio elettorale. I costituenti furono eletti il 25 giugno dell’anno appena citato.

Due anni dopo, le elezioni più importanti della storia d’Italia, quelle del “di qua o di là”, di Peppone e Don Camillo, di De Gasperi e Togliatti, si tennero ad aprile.

Mettiamo a disposizione il materiale che abbiamo raccolto di tutti quelli che volessero consultare, cioè di nessuno, perché il signor £grande Paese”, insieme al signor “ce la faremo” si auto-adulano, definendosi Popolo e Paese senza sapere il significato di queste parole e l’impegno che queste chiedono ad ognuno di noi nel momento in cui vogliamo fregiarci dell’appellativo di “cittadini”.

A volo d’uccello, vi diciamo che le prime elezioni amministrative del dopoguerra si tennero in due date: il 27 maggio e ancora nella coppia domenica-lunedì 10-11 giugno.

Da questo punto fino all’ultimo turno di provinciali votate a suffragio universale prima dell’avvento della legge Del Rio, complessivamente per 61 volte, non si è andati mai oltre le date di inizio giugno.

Per quanto riguarda, invece, le 74 tornate di elezioni comunali, partendo dalla prima, svoltasi nel 1946 e arrivando all’ultima, svoltasi nel maggio scorso, ugualmente non si è andati mai oltre la data del 27 giugno, la più trasgressiva e in qualche circostanza utilizzata per il cosiddetto ballottaggio, partito dopo la riforma del 1993.

Abbiamo esaminato anche tutti i turni delle elezioni europee, che si tennero la prima volta nel 1979, e ugualmente non si è andati oltre giugno.

E veniamo alle regionali. La data più spostata verso l’estate è sempre la stessa, 27 giugno. Riguarda, per esempio, le elezioni tenutesi nella regione a statuto speciale del Friuli Venezia Giulia il 26 e il 27 giugno del 1988.

Sempre rimanendo agli statuti speciali, la Sardegna ha osato anch’essa un 27 giugno, che si rappresenta dunque come vera e propria data limite.

Si votò in questa giornata nel 1999.

In Sicilia fa caldo e si è arrivati al massimo al 24 giugno, in occasione della tornata delle regionali del 2001. In Trentino in estate hanno di meglio da fare, tanto è vero che si è votato sempre tra ottobre e novembre.

In Valle d’Aosta, parimenti al Friuli, si votò il 26-27 giugno dell’88.

Veniamo alle 15 regioni a statuto ordinario, che una volta votavano tutte lo stesso giorno, prima delle riforme che hanno reso necessario il ritorno alle urne quando un presidente viene sfiduciato: 7 giugno del ’70; 15 giugno nel ’75; 8 giugno nel ’80; 12 maggio nel ’85.

Attenzione, queste elezioni hanno sempre riguardato anche la Campania.

Nel ’90 si è votato il 6 maggio. Figuriamoci, era l’estate delle “notte magiche”, se De Luca avesse indicato la data del 26 luglio sarebbero andato in 100mila a spernacchiarlo.

Le prime elezioni dirette del presidente della Regione con l’uso del “Tatarellum” si svolsero il 23 aprile del 1995 con la vittoria dell’alleanzino Antonio Rastrelli.

L’era di Antonio Bassolino il 16 aprile del 2000.

I turni cominciarono a sparigliarsi nel 2005, quando il 13 regioni si v0tò il 3-4 aprile, mentre in Molise e Basilicata il 17-18 aprile.

Questi turni spuri si sono, comunque, sempre svolti ad inizio o nel tardo autunno.

Il centrodestra torna al potere in Campania a seguito delle elezioni del 28-29 marzo, date in cui inizia la stucchevole “neverending story” tra Stefano Caldoro, in quel caso vincitore, e Vincenzo De Luca, in quel caso sconfitto.

Uno dei pochi casi in cui si votarono in primavera anche elezioni spurie si verificò il 25 maggio 2014, quando a votare furono solo gli elettori dell’Abruzzo e del Piemonte.

Le ultime elezioni regionali svoltesi in Campania nel tempo ordinario sono quelle del 31 maggio 2015. In questo caso, seppur per una manciata di voti, De Luca si prese la rivincita su Caldoro, gettando le basi per una raccapricciante “bella” che potrebbe verificarsi a queste elezioni. Ecco perché abbiamo scritto, ieri, che davanti a frasi come quelle pronunciate da De Luca sul 26 luglio, non può non intervenire il presidente della Repubblica Mattarella, garante ma soprattutto custode della Costituzione, delle leggi che da questa discendono e anche delle grandi consuetudini, accettate e mantenute da generazioni intere di politici italiani.

Da Carlo Alberto re tentenna, prima dell’Unità d’Italia, fino agli ultimi governi, anche quelli più sgangherati, passando per Ricasoli, De Pretis, Zanardelli, altro che nord contro sud, per cui fu scritta, in occasione di una sua visita, una delle più grandi canzoni della tradizione napoletana, Torna a Surriento, toccando anche il ventennio di Mussolini e il gloriosissimo dopoguerra dei già citati De Gasperi e Togliatti, ecc. Nessuno si è mai sognato, nemmeno lontanamente, di portare gli italiani a votare qualche giorno prima di Ferragosto.