Napoli Sud

GRAGNANO (FOTO). Agguato per vendicare la morte di Nicholas, i 4 fermati fanno scena muta e restano in carcere

           

GRAGNANO – Il gip non ha convalidato gli arresti delle 4 persone fermate per l’agguato ai danni di Salvatore Pennino, ma Antonio e Giovanni Carfora, figli del boss ergastolano Nicola “’o fuoco”,  Raffaele Iovine e Giovanni Amendola restano in carcere.

I quattro, assistiti dall’avvocato Antonio de Martino, si sono avvalsi della falcoltà di non rispondere davanti al Gip. Secondo l’accusa, avrebbero cercato di vendicare la morte di Nicholas Di Martino e il ferimento del cugino Carlo Langellotti, con il raid punitivo avvenuto un’ora dopo l’agguato mortale al loro parente. Esclusa l’aggravante della premeditazione.

La DDA di Napoli aveva disposto il fermo di quattro persone ritenute coinvolte nella sparatoria seguita all’omicidio di Nicholas Di Martino, 17 anni e mezzo, e al tentato omicidio di suo cugino, Carlo Langellotti, 30 anni, accoltellati la notte tra domenica 24 e lunedì 25 maggio a Gragnano. Tra i quattro ai quali sono stati notificati i provvedimenti cautelari, figurano anche due zii di Nicholas, fratelli di Nicola Carfora, detto “‘o fuoco”, detenuto e ritenuti elemento di spicco della camorra locale. Le misure cautelari sono state emesse dal sostituto procuratore della DDA di Napoli Giuseppe Cimmarotta per neutralizzare ulteriori ritorsioni tra i gruppi malavitosi coinvolti nella vicenda: i Carfora e i Di Martino.