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GLI SCIACALLI DEL CORONAVIRUS. Fake news. Un noto macellaio e sua figlia indicati come positivi, ma non è vero. E nel paese ci si “assembra” in allegria

           

SAN CIPRIANO D’AVERSA  – (g.g.)  In tanti si stanno ponendo, durante queste giornate, il problema dell’autenticità delle cose scritte nei social, a partire da facebook.

Nella tragedia, questa storia del coronavirus sta almeno servendo ad accelerare un minimo di presa di coscienza in grado, al netto del diritto incancellabile e inscalfibile della piena libertà di espressione, garantita mirabilmente da facebook e dagli altri social, di far crescere il livelo quantitativo e qualitativo dei una considerazione collettiva sull’altro aspetto della questione. Che poi non è altro che una roba di cui si discute da secoli negli stati, nei luoghi in cui la democrazia si è affermata dopo un cammino spesso complicato e sofferto.

Un cammino che ha fatto maturare un equilibrio tra le libertà di ogni singolo individuo, creando una sorta di “libertà comune“, compromesso possibile su cui anche noi liberali abbiamo espresso pieno consenso e piena adesione, perchè questa libertà comunitaria non è altro che la somma di tutte le libertà individuali che, per essere veramente, compiutamente tali, non vanno ridotte, rimaneggiate, scalfite dall’esercizio delle libertà individuali di ogni altro singolo componente della comunità.

In sintesi, l’uomo nasce libero. Deve difendere tutti i suoi diritti ma non deve offendere quelli degli altri. Il preambolo serve per argomentare l’affermazione iniziale di questo articolo. Il coronavirus ha rappresentato una sorta di acceleratore per mettere al centro di molte riflessioni la questione delle fake news. Ora, siccome (tra le altre cose, quest’anno nessuno li ha fatti perchè non era proprio il caso) il primo aprile e il connesso pesce arrivano una volta all’anno, negli altri 364 o 365 giorni, le notizie false che girano nei social e purtroppo anche in molti siti di sedicente informazione, si chiamano proprio così, cioè “notizie false”, ridefinite con la immancabile espressione anglofila fake news. 

Attenzione, però, il liberale deve presidiare. Lo Stato deve applicare le leggi che ha per combattere il fenomeno quando questo assume connotati che, oltre alla violazione della serietà del buon vivere, viola anche il codice penale e il codice civile. Ma lo Stato non deve produrre nuove leggi. Può rielaborare, leggermente, senza stravolgerle, quelle che ci sono, adattandole alle nuove tipologie di circolazione delle notizie, che sono veramente “un altro mondo” rispetto al tempo e ai tempi in cui le citate leggi statali sono state approvate.

Ma guai ad utilizzare l’argomento delle fake news per mettere il bavaglio. Ed è su questo che un liberale vero deve presidiare con gli strumenti che la democrazia gli mette a disposizione, per evitare che la fake diventi una scusa per derive autoritarie e autoritariste. Un post pubblicato su facebook può essere, infatti, stupido, demenziale, anche falso, ma se non provoca offesa ai diritti di almeno un altro individuo, se non produce, attraverso una forma di comunicazione rivoluzionaria e rivoluzionata, un reato, non va perseguito, non va represso sul piano giuridico.

La valutazione, la denuncia, la presa di distanza rappresentano materia del confronto tra cittadini, tra clienti della rete, e lo stato non si deve impicciare. 

Domanda: a quale categoria appartiene il caso verificatosi nelle ultime ore a San Cipriano d’Aversa, che poi assomiglia a molti altri venuti fuori nei giorni del coronavirus? A quale tipologia di fake news appartiene o appartengono il post o i post che hanno innescato, con la velocità della rete, la classica catena che già veniva cantata in una celebre Aria del Barbiere di Siviglia, ripresa, tantissimi anni dopo, da Gianni Boncompagni e dalle ragazze di “Non è la Rai” sulla “calunnia, che è un venticello che passa di bocca in bocca” e si amplifica? (CLIKKA QUI PER VEDERE E ASCOLTARE).

Appartiene alla componente tossica, ma extra penale o alla componente tossica endopenale? A nostro avviso, appartiene al secondo caso. Chi ha diffuso, infatti, la notizia che il noto commerciante di San Cipriano d’Aversa Raffaele Di Tella, titolare, dal 1994, di un’avviata e apprezzata macelleria, fosse stato contagiato, insieme alla figlia Ilaria, dal coronavirus, non ha realizzato solo una offesa ai danni del macellaio e di sua figlia, nel momento in cui ha propagato una notizia falsa, e che anche se fosse stata vera, non si sarebbe potuta spargere nella rete, con le modalità utilizzate, perchè avrebbe comunque violato le leggi sulla privacy.

Oltre a ciò, infatti, ha creato un danno economico perchè tante persone, tanti clienti della macelleria tra San Cipriano e dintorni, hanno lasciato, hanno smesso di spendere in questo negozio di cui erano clienti da molti anni. Di Tella ha dovuto ricorrere alla televisione per mostrare, per far vedere con quale pignola attenzione osserva le regole dell’igiene e dell’isolamento sociale, della protezione con mascherina nel suo esercizio commerciale.

Ma tanti altri che non hanno la forza o lo spirito di iniziativa per rivolgersi ai media, ai carabinieri o alla polizia postale a cui probabilmente, invece, su input del sindaco di San Cipriano pare si voglia rivolgere Di Tella, usciranno con le ossa rotte dalla circolazione, aggiungiamo noi, giustamente incontrollabile, ma ugualmente nefasta, della notizia di una loro positività che non esiste.

Dunque, in questo caso, proprio perchè lo Stato non può, di sua iniziativa, chiedere la rimozione di quella fake news e anche l’eliminazione di tutte le catene createsi dentro a facebook intorno alla stessa, deve essere l’azienda americana a sviluppare un metodo veloce per accogliere il reclamo, per verificarlo (dato che anche il reclamo può essere falso e dunque la notizia non fake, ma vera), e, una volta stabilita la verità, con onere della prova per chi chiede l’immediata rimozione, toglierla dalla rete, insieme a tutte quante le sue diramazioni.

E’ difficile? E’ complicato? Va bè, evito di allungare questo articolo indicandovi quanti miliardi di dollari fattura ogni anno facebook.

Lo Stato, al di la della querela di parte per diffamazione che il Di Tella o tutti quelli come Di Tella possono fare, deve agire d’ufficio per fronteggiare l’eventuale reato compiuto ai danni degli interessi economici di chi è stato colpito dalla fake.

Un’altra nota, sempre riguardante San Cipriano, a margine della notizia sulla macelleria Di Tella: il sindaco Vincenzo Caterino ha approfittato delle telecamere per denunciare un altro fatto grave: l’allergia, l’insensibilità e l’irresponsabilità di molti suoi concittadini che, ancora in questi giorni, stanno creando assembramenti intensi. Una denuncia a cui è seguita la richiesta di avere più poliziotti e più carabinieri in giro, per reprimere questa pericolosissima pratica.