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FOCUS CORONAVIRUS. I primi dati Istat in 27 Comuni della Campania: pesante incremento dei morti rispetto all’anno scorso. E forse alcuni di questi…

           

NAPOLI – Siamo sempre una provincia di sfigati. Finanche l’Istat, che comincia a dar conto di qualche numero e di qualche confronto tra i decessi verificatisi nel mese di marzo dell’anno scorso e quelli dello stesso periodo di quest’anno, ha acquisito in dati di un solo Comune del Casertano su 104: chissà perché, quello di Lusciano.

Il metodo è quello di acquisire le cifre di Comuni di non grandissime dimensioni, ma medio-piccoli.
In provincia di Caserta ce n’erano tantissimi ma è stato acquisito, ripetiamo, solo il report di quello che si trova alle porte di Aversa e che conta poco più o poco meno di 15mila abitanti.
A livello regionale, invece, i Comuni oggetto di verifica da parte dell’Istat, istituto pubblico che dipende direttamente dal governo, sono 27 compresa Lusciano.
Si tratta di Istat e possiamo ritenere che la scelta dei Comuni non sia del tutto casuale, ma rappresenti l’obiettivo di avere un campione significativo.
Su questo non possiamo ancora essere esaurienti, ma cercheremo di studiare già dalle prossime ore.

Dunque, vediamo un po’ i numeri. A Lusciano, nel periodo che va dal 1 al 28 marzo 2019, i deceduti sono stati 4, 2 maschi e 2 femmine. Quest’anno, nello stesso periodo, sono stati 13, 7 maschi e 6 femmine.
Se c’è stato qualche morto di coronavirus, almeno così certificato, siamo alla singola unità o giù di lì.
La triplicazione dei decessi è, fino a prova contraria, un fatto casuale.
Ma questo numero va tenuto in considerazione, dunque occorrerà da parte nostra consultare anche le tabelle degli anni precedenti.

La somma dei deceduti dei Comuni della provincia di Napoli controllati dall’Istat (Casavatore, Cimitile, Gragnano, San Sebastiano al Vesuvio, Sant’Antonio Abate, Massa di Somma) è pari, in piena epidemia da coronavirus, a 74 unità.
L’anno scorso, nei medesimi Comuni, erano decedute complessivamente 62 persone. Dunque un aumento di 12 unità, siamo vicini al 20%.
Passiamo alla provincia di Salerno.
L’Istat ha compiuto le sue verifiche nei Comuni di Montecorvino Pugliano, Oliveto Citra, Pellezzano, Sant’Arsenio, Serre, Sicignano degli Alburni e Teggiano.
La somma dei deceduti dei Comuni della provincia di Salerno controllati dall’Istat è pari, nel mese di marzo quest’anno, a 48 unità.
L’anno scorso, nello stesso periodo, sono stati 39. Anche in questo caso siamo di poco sotto il 20% perché si registra un aumento di 9 persone decedute.

Le ultime due province sono quelle di Avellino e Benevento.
Partiamo da quella irpina. Qui l’Istat pubblica i dati di 8 Comuni, precisamente Atripalda, Flumeri, Guardia Lombardi, Manocalzati (in pratica una periferia di Avellino), Montella, Serino, Torella dei Lombardi e Villanova del Battista.
Nel mese di marzo 2020 i deceduti sono stati 49, a fronte dei 30 dello stesso periodo dell’anno scorso.
Dunque si registra un +19 morti, cioè più del 60% rispetto a 12 mesi or sono.
Va segnalato che ad Avellino c’è stato uno dei peggiori focolai del contagio da coronavirus. Ma nei primi dati Istat manca ancora il report di Ariano Irpino.

Infine la provincia di Benevento.
Qui i Comuni sottoposti a verifica anagrafica sono stati, finora, Apollosa, Ceppaloni, Pietrelcina, Pontelandolfo e San Marco dei Cavoti.
22 deceduti quest’anno contro i 7 dell’anno scorso, sempre nel mese di marzo.
Vietato dare certezze. Va detto, però, che in questi 27 Comuni si registra un sostanzioso aumento delle morti.
Ecco perché risulta necessario, da parte nostra, risalire nella serie storica dei dati fino al 2015.
A quel punto saremo sicuramente più espliciti nel trarre qualche conclusione, non certo positiva, che potrebbe confermare ciò che la comunità scientifica sta dicendo, in questi giorni, a denti stretti, e cioè che tante persone – soprattutto anziani – sono morte nelle loro case di coronavirus anche se la malattia non gli era stata diagnosticata.
Ciò implicherebbe anche una presenza nascosta di tanti altri positivi asintomatici rispetto a quelli la cui tipologia si può già identificare oggi.

Che facciamo, scriviamo per la 33esima volta che in Campania occorre fare tanti tamponi in più, perché è l’unica strada per strutturare l’epidemia così come ha capito subito il più capace dei governatori italiani, cioè il veneto Zaia, che ha scavallato quota 200mila tamponi rispetto ad una popolazione decisamente inferiore a quella della Campania, che di tamponi ne ha fatti la miseria di 38mila?