ESTORSIONI, usura e cantieri: 24 provvedimenti restrittivi. Così la CAMORRA aveva «conquistato» il VENETO

La Cassazione chiude quasi del tutto la partita contro l’organizzazione dei Casalesi che si era infiltrata anche nelle istituzioni e nella politica di Eraclea.

Per circa vent’anni avevano messo le mani sull’economia del Veneto orientale, arrivando fino alla politica locale. Ora per il gruppo legato al clan dei Casalesi radicato a Eraclea, nel Veneziano, arrivano le condanne definitive. Polizia, carabinieri e Guardia di Finanza hanno eseguito 24 provvedimenti restrittivi nelle province di Venezia, Caserta, Napoli, Cosenza, Potenza, Rovigo e Padova.

Gli ordini sono stati emessi dalla Procura generale di Venezia dopo la sentenza della Corte di Cassazione. Due ordini di carcerazione sono stati sospesi.

Il verdetto della Cassazione

La Suprema Corte ha confermato che si trattava di un’associazione mafiosa. Ha confermato anche il cuore delle accuse: estorsioni, usura, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e fatture false. Tra i reati diventati definitivi ci sono anche fatti commessi con minacce e violenze, per controllare attività economiche e imprese.

Le condanne

In cima all’organizzazione, secondo i giudici, c’era Luciano Donadio, originario di Giugliano in Campania: per lui la condanna definitiva è di 30 anni. Il suo braccio destro era Raffaele Buonanno, di San Cipriano d’Aversa, condannato a 29 anni e sei mesi.

Confermati anche 17 anni e 11 mesi per Antonio Pacifico. Nel processo ci sono poi Adriano Donadio, figlio di Luciano, condannato a sette anni e sei mesi, e il commercialista Angelo Di Corrado, condannato a quattro anni e quattro mesi.

Edilizia, ristoranti e minacce

Secondo le indagini, il gruppo si era formato già alla fine degli anni Novanta e si era radicato piano piano nell’economia del territorio. I settori preferiti erano l’edilizia e la ristorazione.

L’obiettivo era prendere il controllo di imprese e cantieri, anche con minacce e violenze, senza mai tagliare i legami con gli ambienti camorristici di origine. Gli investigatori hanno ricostruito anche “tasse” imposte ad altri gruppi criminali che si occupavano di droga e prostituzione, e soldi mandati a sostegno dei Casalesi.

L’ex sindaco condannato

Il sistema era arrivato fino alla politica locale. In un processo separato, con rito abbreviato, l’ex sindaco di Eraclea Graziano Teso era stato condannato in via definitiva nel 2023 a due anni e due mesi per concorso esterno in associazione mafiosa.

Diversa la storia di un altro ex sindaco, Mirco Mestre, che è stato assolto sia in primo sia in secondo grado.

Il coinvolgimento di amministratori, professionisti e imprenditori, secondo gli inquirenti, dimostra quanto il gruppo sapesse trovare sponde anche fuori dagli ambienti criminali.

Il lungo percorso giudiziario

L’inchiesta, coordinata dai pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini, era culminata nel blitz del febbraio 2019. In primo grado i giudici avevano escluso che si trattasse di un’associazione mafiosa. A giugno 2025 la Corte d’Appello di Venezia aveva ribaltato quella decisione: associazione di tipo mafioso e pene più pesanti per diversi imputati.

Ora la Cassazione ha confermato la parte principale di quella ricostruzione. Per tre imputati però si tornerà davanti ai giudici d’appello: in due casi per rivalutare le prove, nel terzo per ricalcolare la pena.

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