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ELEZIONI REGIONALI. Ecco, a nostro avviso, le percentuali per la candidatura a governatore di Antonio Martusciello, Stefano Caldoro e Catello Maresca

           

NAPOLI (G.G.) – L’opzione di Stefano Caldoro sembra tramontare, perché questa declina all’interno di Forza Italia.

Berlusconi tiene ancora il punto, ma è chiaro che le ultime vicende giudiziarie che hanno travolto, per l’ennesima volta, la famiglia Cesaro, indeboliscono la figura dell’ex governatore, che ai Cesaro deve tanto e ai quali è sempre rimasto sostanzialmente legato, al di là della sua ormai proverbiale circospezione e della sua felpata prudenza, che stavolta però non potrebbe neppure utilizzare, dato che qui non si scappa: Armando Cesaro o lo candidi o non lo candidi.

E candidarlo, stavolta, sarà difficilissimo anche per Berlusconi e anche per la sua ormai datata presenza ancillare, quella Francesca Pascale che l’allora cavaliere, al culmine della sua parabola politica, affidò a Giggino a’ purpetta dopo averla conosciuta durante una visita a Napoli, a seguito della quale la bionda – divenuta celebre anche per la famosa fotografia del Calippo – fu nominata, manco a dirlo, assessore provinciale della giunta capitanata (era il tempo del mitico tic-tac al posto di dictat) da Luigi Cesaro.

Ovviamente, saltando Caldoro, il cavaliere non premierebbe le posizioni di una sua altra grande passione, stavolta proprio ex, cioè di Mara Carfagna, ormai da tempo schierata contro Caldoro e contro la famiglia Cesaro.

E allora, quasi per via naturale, viene riesumata nientepopodimeno che la figura di Antonio Martusciello, tra i fondatori di Forza Italia, manager di Pubblitalia che Berlusconi scelse per lanciare il suo movimento e che per anni ha rivestito la carica di coordinatore regionale, detronizzato poi proprio da un accordo stipulato da Nicola Cosentino e dai Cesaro.

Dunque, più questa caratteristica di uomo appartenente ad un’area primordiale del partito, soppiantata da un gruppo di potere che poi un po’ di problemini legati alla camorra li ha avuti e li sta avendo, a rappresentare il punto forte di una candidabilità che col passare delle ore si approssima sempre di più alla compiutezza di una candidatura formalizzata.

È chiaro che la soluzione migliore, sinceramente più innovativa per il centrodestra, sarebbe quella rappresentata dal magistrato plurimedagliato dell’Antimafia, oggi un po’ imbalsamato tra le luci soffuse degli uffici della Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli, Catello Maresca.

Ma è il metodo scelto dai leader del centrodestra a rendere complicata questa opzione.

Berlusconi, Salvini e Meloni non stanno lavorando per candidature concordate, per punti di equilibrio non direttamente ascrivibili ad ognuno dei partiti che formano la coalizione, ma ad una divisione delle designazioni dei diversi candidati a governatore.

Fin dal primo momento è stato deciso, adottando questo metodo, che in Campania il nome sarebbe stato fatto da Forza Italia. La vediamo un po’ complicata l’ipotesi che sia questo partito a mettere sul tavolo la figura ad altissimo peso specifico di Maresca.

Comunque, le trattative tra i leader sono in corso da ieri sera.

Al momento, in un ipotetico borsino, le possibilità di Antonio Martusciello sono, a nostro avviso, vicine all’80%. Il restante 20% se lo dividono Caldoro e Maresca.

Poi si sa come funzionano queste cose. Gli scenari possono cambiare da un momento all’altro. E stavolta ci tocca, aggiungiamo purtroppo, tenere accesi i fari anche sui palazzi romani.