Regione

CORONAVIRUS. Ristoranti, pizzerie, bar. Ecco perchè l’80% non riaprirà lunedì prossimo. Le assurde condizioni imposte dalla Regione per le consegne a domicilio

           

NAPOLI – (Gianluigi Guarino) Che senso ha avuto revocare, pardon, far finta di revocare se stesso, far finta di cancellare quel provvedimento gratuito, sadico con cui il governatore della CampaniaVincenzo De Luca ha bloccato, unica tra tutte le regioni d’Italia, il cosiddetto delivery, consegna a domicilio degli alimenti, firmando un’ordinanza che neppure la Lombardia, dove si sono contati anche 300 o 400 morti al giorno, ha firmato.

Che senso ha avuto farlo per una sola settimana, scrivendo un’altra ordinanza, l’ennesima di questa autentica soap opera, con cui cancellava ciò che, unico in Italia, aveva deciso, gettando veramente sul lastrico migliaia e migliaia di pizzerie, migliaia e migliaia di ristoranti, rosticcerie e quant’altro che, dalle consegne a domicilio, avrebbero potuto trarre un pò di ossigeno in questo momento il quale, dal punto di vista economico, è stato, è e sarà ancora finanche peggiore dell’emergenza sanitaria, causata dal coronavirus.

Ve lo diciamo noi che senso ha avuto: siccome a Napoli, nel Palazzo, invece di pensare alle cose importanti per la gente, gli unici dispositivi che funzionano sono quelli che registrano gli umori delle persone, che attraverso i social si esprimono ormai in maniera ampia ed esplicita, si sono accorti che i ristoratori, i titolari di pizzerie e di tutte le attività fast food, che fanno lavorare, questo non sappiamo se De Luca ne sia al corrente, centinaia di migliaia di campani giovani e meno giovani, si erano incazzati di brutto.

Avvertito dalla sua vera unità di crisi, non quella che ha lavorato e lavora male sul coronavirus, ma quella che lavora bene in vista della prossima campagna elettorale, De Luca ha compiuto un atto esattamente in linea con tutti quelli che ha realizzato fino ad oggiun atto finalizzato al consenso elettorale e non certo ad alleviare le pene di tantissime famiglie, la cui vita dipende, magari da una attività commerciale di piccola o media ristorazione.

E così se n’è uscito con questa cosa del 27 aprile, giorno in cui il delivery, cioè la consegna a domicilio di prodotti da bar e di alimenti, sarà consentita. Però, siccome De Luca, figuriamoci, non è disposto a dire ho sbagliato, ha creato una condizione tale che l’80% dei ristoranti, dei bar, delle pasticcerie eccetera, lunedì prossimo non riaprirà, aspettando il lunedì successivo, cioè il 4 maggio, allorquando, sempre nel rispetto rigoroso delle regole e delle limitazioni, a partire dall’obbligo delle mascherine e del distanziamento sociale, potranno riprendere la propria attività anche all’interno dei loro locali, aperti finalmente al pubblico.

Eh già, De Luca ha pensato: va bè, vi accontento, dato che fate tutto questo casino per così poco (perchè evidentemente per un potente che vive in una villa di mille, 2mila metri quadri, cosa vuoi che conti il fatto che una persona, che un suo corregionale non possa neanche fare la spesa): potete fare le consegne a domicilio. I bar la mattina, dalle 7 alle 14, ristoranti e pizzerie dalle 16 alle 22. 

E qui già si capisce che c’è sadismo. Perchè, a pranzo, un ristorante non può portare la pizza in un ufficio, dato che ce ne sono comunque tanti aperti in questo periodo? Non si sa. La pizza solamente di sera, con una fetta significativa di mercato di cui il settore viene privato per editto.

Ma non finisce qui. Se andate a leggere l’ordinanza con attenzione, vi accorgerete che ci sono delle prescrizioni assolutamente impraticabili, a partire da quella che impone al titolare di esibire il certificato medico sulla condizione che, giusto per scherzare un pò, definiamo di sana e robusta costituzione.

E chi lo certifica, in quattro e quattr’otto, tra oggi, venerdì, domani, sabato festivo e dopodomani, domenica? E in base a che cosa un medico di famiglia può assumersi, in questo momento, la responsabilità di un certificato messo insieme al buio, senza il supporto di esami clinici e di altri accertamenti?

Non ne parliamo poi dell’obbligo della tuta. De Luca le pizze le mangia, ma evidentemente non sa come si fanno. Quella tuta, come fanno notare, in queste ore, molti pizzaioli, rischia, davanti al forno, di prendere fuoco. Questo giusto per citare due condizioni assurde poste dalla Regione Campania. Per mettersi a posto, ripetiamo, solo per il delivery, occorre spendere mediamente mille euro.

E dove cazzo li prendono mille euro le pizzerie che non lavorano da due mesi? Qui non si è capito che i sold, per la ripartenza, bisogna darli e non prenderli e che siccome dalle tasche dei campani, almeno dalle tasche di 7 campani su 10 sono praticamente scomparsi, imporre queste cose significa esprimersi con atti di vergognosa insensibilità.

Un atteggiamento insensato, offensivo che la dice lunga su quanto distante siano i politici dalla vita quotidiana delle persone. E se questa affermazione, nei tempi normali, è molto spesso di difficile dimostrazione, e quindi rischia di scadere nelle facile demagogia, oggi, in questo momento, la lettura dell’ultima ordinanza firmata da De Luca, che pubblichiamo in calce insieme all’intervento di denuncia del consigliere regionale Gianpiero Zinzi, diventa prova inconfutabile e definitiva.

CLIKKA QUI PER LEGGERE L’ORDINANZA FIRMATA DA DE LUCA SUL DELIVERY

QUI SOTTO IL COMUNICATO STAMPA DEL CONSIGLIERE REGIONALE GIANPIERO ZINZI

Coronavirus: Zinzi, De Luca semplifichi ordinanza delivery

(ANSA) – NAPOLI, 23 APR – “Se l`intenzione di De Luca era quella di costringere comunque tutti i ristoratori a rimanere chiusi fino al 4 Maggio, ci è riuscito. L`ordinanza che autorizza il delivery avrebbe dovuto uniformare la Campania alle altre regioni nelle quali la consegna a domicilio del cibo cucinato non si è mai fermata, invece penalizza ancora di più un settore che ha subito grandi perdite nel corso del lockdown e che faticherà a rialzarsi”. Così il consigliere regionale Gianpiero Zinzi intervenendo sull`ordinanza n. 37. “Le prescrizioni imposte dalla Regione non tengono conto delle peculiarità delle attività a cui si rivolge. Diverse settimane fa avevo chiesto l`istituzione di un tavolo tecnico con la presenza delle parti interessate, se il risultato è questa ordinanza è evidente che una concertazione non sia avvenuta neanche telefonicamente ed è un grave errore. Basti pensare alle procedure da seguire – aggiunge – per attuare il protocollo di sicurezza sanitaria, tanto maniacale nella specifica della concentrazione dei prodotti da utilizzare per la sanificazione, quanto lacunoso in altri punti. Il risultato è che molti ristoratori non apriranno lunedì e forse neanche successivamente. De Luca ascolti gli operatori del settore e modifichi in parte l`ordinanza”. (ANSA). COM-PO23-APR-20 19:26 NNNN