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CORONAVIRUS. Oggi riaprono le chiese anche a NAPOLI e provincia. Ecco cosa si potrà fare e cosa non si potrà fare

           

NAPOLI (g.g.) E’ una sorta di circolare interna spedita dalla segreteria della Conferenza Episcopale italiana a tutti i suoi vescovi per chiarire cosa si potrò fare e cosa invece non si potrà fare all’interno delle chiese a partire dalla giornata di oggi.

Il testo integrale lo pubblichiamo in calce. Ma in sintesi, diciamo che restano in vigore le norme che limitano solo a poche persone, cioè al sacerdote celebrante, ad un diacono, di un’altra persona, un chierichetto o anche una figura diversa che serve all’altare, di un lettore, un cantore, un organista ed eventualmente due operatori per la trasmissione in streaming.

La novità riguarda invece la possibilità di accesso alle chiese anche in momenti diversi dalle celebrazioni eucaristiche. Al riguardo, la Cei pubblica integralmente la risposta, arrivata il 15 aprile scorso, che il consiglio dei ministri ha dato ad un quesito posto dall’associazione dei vescovi italiani.

Come al solito, quando scrive il governo bisogna sempre armarsi di pazienza perchè uno si aspetterebbe che essendo la massima autorità esecutiva del paese ad esprimersi, il tutto sia chiaro e comprensibile.

Al contrario, non è così. Si dice che l’accesso ai luoghi di culto è consentito purchè si evitino assembramenti e venga garantita la distanza di sicurezza non inferiore a un metro tra le persone presenti.

Messa così, uno è portato a pensare che le persone possano anche raggiungere chiese lontane chilometri dalla propria abitazione. E allora ci si aspetterebbe una formula più chiara, tipo “questa possibilità è limitata solo e solamente alle chiese che si trovano nei pressi della propria abitazione“. Invece, la formula non è proprio perentoria: “è possibile raggiungere il luogo di culto più vicino a casa, intendendo tale spostamento per quanto possibile, nelle prossimità della propria abitazione.

Insomma, il solito burocratese del cavolo, massimo disonore dei nostri organi della pubblica amministrazione, dal governo in giù.

E ancora: “possono essere altresì raggiunti i luoghi di culto in occasione di spostamenti comunque consentiti, cioè quelli determinati da compravate esigenze lavorative o di necessità e ch si trovino lungo il percorso già previsto.” Per cui, aggiungiamo noi, se lungo il percorso già previsto e autodichiarato formalmente nell’ormai famoso modulo, c’è da entrare in una traversa e percorrerla per 50 metri, allo scopo di entrare in chiesa, che facciamo, la multiamo la persona, dicendole, caro mio, se tu devi tornare a casa in piazza Vanvitelli o in via Mazzini, perchè hai debordato verso via Pollio e via Redentore per entrare nella cattadrale?

Va bè, ripetiamo, solite barzellette all’italiana. L’unica cosa chiara di questa risposta, che il governo ha dato alla Cei, è che questa possibilità è legata alla volontà di un raccoglimento personale e non a quella di voler partecipare ad una cerimonia religiosa, dato che queste restano tutte sospese, aggiungiamo ancora noi, almeno fino al 3 maggio prossimo compreso.

QUI SOTTO LA LETTERA CHE LA CEI, A FIRMA DEL SEGRETARIO STEFANO RUSSO, VESCOVO EMERITO DI FABRIANO, HA SPEDITO A TUTTE LE DIOCESI