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CORONAVIRUS, IL FOCUS. I test rapidi da 15 minuti fino a 2 ore e mezza non sono (ancora) affidabili. Ecco per quanto tempo i positivi ASINTOMATICI possono contagiare

           

NAPOLI(Maria Concetta Varletta) – Com’è ormai noto, la quarantena in Campania è stata prorogata fino al 14 aprile.

Risulta inevitabile, tuttavia, cominciare a pensare al futuro, ovvero a quando si potrà ricominciare a fare qualche attività fuori dalle quattro mura di casa propria.

A tal proposito e riflettendo sulla gestione dell’emergenza e sul contenimento del contagio, due domande diventano cruciali: quanto sono attendibili i cosiddetti test rapidi, che servono ad accorciare sensibilmente i tempi di attesa dei risultati di un tampone?

E soprattutto: qual è la probabilità che un contagiato asintomatico – di cui moltissimi casi stiamo contando – possa contagiare altre persone senza esserne consapevole?

Cominciamo dai test rapidi, di cui oggi il governatore Vincenzo De Luca ha diffusamente parlato nel suo intervento quotidiano, annunciando che entro la settimana prossima arriveranno un milione di kit.

Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha proprio oggi spiegato al riguardo:

I test rapidi ad oggi ancora non hanno livelli affidabilità tali per poter essere utilizzati. Non ne viene raccomandato l’utilizzo. Questo non vuol dire che magari tra una settimana, due o tre, li avremo disponibili. Ma non è ancora così. Ad oggi i test che vanno alla ricerca dell’Rna sono affidabili. Tutti gli altri test rapidi o sierologioci non hanno raggiunto livelli di affidabilità tali da suggerirne l’utilizzo. Non vengono raccomandati, ma questo non vuole dire che quelle tecnologie non si svilupperanno rapidamente”.

Una risposta in tal senso è arrivata dal colosso tedesco Bosch, il quale proprio nelle ultime ore ha annunciato che la propria divisione Healthcare Solutions ha messo a punto un test rapido per identificare l’infezione.

Ci è riuscita nel giro di sei settimane cooperando con la britannica Randox Laboratories Ltd. Bosch ha reso noto che sulla base delle sperimentazioni condotte in laboratorio l’affidabilità del Vivaltyc, questo il nome dell’apparecchiatura portatile, è risultata del 95%.

La tecnologia è in grado di analizzare i campioni e fornire risultati in meno di due ore e mezza. Il campione viene prelevato impiegando un tampone dal naso o dalla gola dei pazienti. Ogni giorno possono venire condotti fino a 10 test per dispositivo. Tra i vantaggi annunciati da Bosch c’è l’elevata autonomia del sistema, che alleggerisce il personale specializzato dalla responsabilità di eseguire direttamente le analisi.

Il test sarà disponibilein Germania a partire da aprile. Poi verrà distribuito in altri mercati del Vecchio Continente e fuori dall’Europa. Bosch e Healthcare Solutions hanno garantito che il sistema è conforme agli standard qualitativi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Speriamo bene.

Molto meno chiare, invece e purtroppo, sono le risposte relative all’interrogativo sulla probabilità di contagio di soggetti asintomatici e soprattutto su quali siano i tempi in cui questi rappresentano un vettore del contagio stesso.

L’Istituto Superiore di Sanità e l’Oms ammettono la possibile trasmissione del virus da persone infette ma ancora asintomatiche, ma ne sottolineano la rarità. Se una persona non ha sintomi vuol dire che non ha febbre, raffreddore o tosse e dunque ha ben poche possibilità di trasmettere il virus.

In base a quanto già noto sui coronavirus – scrive l’Istituto Superiore di Sanità – sappiamo che l’infezione asintomatica potrebbe essere rara e che la trasmissione del virus da casi asintomatici è molto rara. Sulla base di questi dati, l’Oms conclude che la trasmissione da casi asintomatici probabilmente non è uno dei motori principali della trasmissione del nuovo coronavirus 2019-nCoV”.

Ma per quanto tempo si è contagiosi, anche da asintomatici, oppure dopo che i sintomi del Covid-19 sono passati? Anche a lungo, giorni o settimane, come spiega sempre l’Organizzazione Mondiale della Sanità e come testimoniano gli esperti in prima linea contro il Covid-19. Questo perché pur non avendo più sintomi si può essere ancora positivi al virus e dunque potenzialmente in grado di trasmetterlo. Per questo l’Oms, in una guida dedicata, raccomanda di ripetere il test per verificare la negativizzazione.

Ma, qualora non sia possibile (nei paesi poveri o dove un sistema sanitario sovraccarico o senza mezzi non lo consenta), si raccomanda allora di rimanere comunque a casa, in isolamento, per altri 14 giorni dopo la fine dei sintomi. Questo periodo è un periodo-finestra, che serve a proteggere altre persone dai contagi.

Dunque, ricapitolando: è difficile che un soggetto asintomatico, rispetto a uno che manifesta raffreddore e tosse, contagi in modo significativo un’altra persona. Ciò vuol dire che è possibile, ma con minore efficacia e minore probabilità.

Ma come risposta, pur rassicurante, non può bastare. Se si ritornerà alla normalità, bisognerà aver perfettamente chiari quali sono i rischi che si corrono a “metter per strada” soggetti asintomatici che, pur nel novero delle ridotte probabilità, possono rappresentare di fatto un vettore di contagio.

Nulla va lasciato al caso. Confidiamo nella celerità e nell’efficienza della ricerca scientifica.