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CORONAVIRUS. Ecco cosa potranno fare e vendere ristoranti, pizzerie e bar napoletani dal 27 aprile. Ok, ma ormai De Luca è allo stadio del delirio

           

NAPOLI – Non è che vogliamo criticare sempre e comunque il governatore della Campania Vincenzo De Luca.

Ma lui ci mette sempre del suo per rendere le cose meno comprensibili al cospetto dei cittadini. Ha firmato l’ennesima ordinanza frutto di molte sollecitazioni e proteste scatenate in questi giorni dai ristoratori, compresi i titolari di pizzerie e pasticcerie della Campania, che – sempre per un motivo estraneo alla logica con cui bisogna leggere i numeri dell’epidemia – si sono visti privare finanche della possibilità di consegnare a domicilio i propri prodotti.

Su questa cosa, De Luca ha dato il meglio si sè.

Mero spirito di contraddizione, perché non ha permesso in una Regione con 50-60 contagiati al giorno quello che viene consentito, per non distruggere totalmente il tessuto produttivo della ristorazione, in altre Regioni d’Italia, anche in piena emergenza.

Oggi, subissato dalle critiche ed evidentemente preoccupato per possibili ripercussioni elettorali sfavorevoli, ha rivisto la sua decisione.

In dialetto sannita si dice “cu a capezza ‘nganna”, in italiano “col cappio al collo”.

Si vede che De Luca, sempre più ripiegato sulle sue emozioni e sulle sue pulsioni, questa cosa non l’avrebbe voluta fare, ed è venuto fuori una sorta di aborto.

“Sono consentite le consegne con prenotazione telefonica ovvero online”.

Sempre meglio di niente, anche perché questa cosa, che parte lunedì prossimo, è estesa pure ai bar.

Nel dettaglio, i bar e le pasticcerie potrebbero ricevere prenotazioni con consegna a domicilio dalle 7 alle 14, mentre per ristoranti, pub e pizzerie il servizio sarà attivato dalle 16 alle 22.

Decisione incomprensibile nella sua ratio relativa agli orari scelti.

De Luca, dopo aver utilizzato quella norma che incautamente il governo aveva varato e che consentiva ai presidenti delle Regioni di produrre ordinanze con misure più restrittive rispetto a quelle nazionali (e per poco in Campania non è stata attivata anche la Corte Marziale) ora è costretto a fare una ordinanza meno restrittiva, che non viola il decreto del governo in quanto non è meno restrittiva rispetto alle norme nazionali, ma rispetto alle sue stesse norme che follemente aveva varato qualche settimana fa.

Insomma, un caos.

Per quanto riguarda il 25 aprile e il 1 maggio, tutto chiuso tranne farmacie, parafarmacie e distributori di carburante.

Che cosa succederà il 4 maggio mattina, quando alla pletora di ordinanze e contrordinanze di un governatore ormai in preda a un delirio di onnipotenza, seguirà il decreto della cosiddetta fase 2, che il governo varerà, con ogni probabilità all’inizio della settimana prossima?

Scrisse Lenin: che fare? Scriviamo noi: che dire?

Ormai è una questione sanitaria. E stavolta non ci riferiamo al coronavirus.

G.G.