Uncategorized

CORONAVIRUS AL MICROSCOPIO. Numeri, percentuali e incrementi della Campania e di altre Regioni. Tutto quello che non leggete da nessuna parte

           

NAPOLI – (gianluigi guarino) – Vabbè abbiamo capito che i dati della Protezione Civile nazionale sono sempre un po’ più arretrati rispetto a quelli della PC regionale. Onestamente, ci sembra una grande cazzata, perché non capiamo il perché di questo sfalsamento, visto che il bollettino della PC regionale esprime (o almeno dice di esprimere) dati ufficiali e non dati provvisori o da aggiornare. Insomma, per quale motivo Napoli non trasmette a Roma i suoi numeri aggiornati che rende disponibili già verso le 16/17 del pomeriggio, cioè un’ora prima della pubblicazione di quelli della PC nazionale? Cose italiane di cui ci siamo soffermati molto negli ultimi giorni e che oggi invece saltiamo a pie’ pari.
Dunque, se per la Protezione Civile Regionale i casi sono 234, per quella Nazionale sono 220. Comunque era andata un po’ meglio di ieri, dove lo scarto era di 21 (200/179), mentre oggi è di appena 14. Prendendo i dati del nazionale, rispetto a ieri si registra un aumento di 41 casi, pari al 23% rispetto a 24 ore fa. Per la Regione, Campania si è passati da 200 a 234 e quindi oggi l’aumento è del 17%.
Ovviamente se il dato fosse unico si potrebbe arrivare a conclusioni più precise, ma possiamo affermare, dati alla mano, che il contagio è stabile, visto che ieri, rispetto a l’altro ieri, avevamo un incremento del 21% per i dati della Regione, mentre 19% per quelli consegnati dalla PC Nazionale.

Questo è un dato importante perché questi giorni e quelli che seguiranno nella prossima settimana dovranno essere quelli del picco, perché si riveleranno i casi sviluppatisi quando le misure di sicurezza erano più blande e quando, soprattutto, i comportamenti dei campani non era certo irreprensibili. Dunque, se il trend, la grandezza aritmetica incrementale non crescerà al di sopra di queste percentuali, il Piano di rientro dal contagio si muoverà da numeri percentuali non molto elevati e considerando la quarantena nazionale e campana segnerà presto cifre in flessione, in diminuzione.

I deceduti in Campania da 1 sono passati a 2, mentre la percentuale frutto del rapporto tra i tamponi praticati e il contagio diagnosticato è pari al 13,2%. Quindi, su 100 persone sottoposte al tampone, solo 13 risultano positiva al coronavirus, mentre gli altri 83 sono negativi, falsi allarmi. La Campania si segnala come una delle regioni più in ansia. In Lombardia, per esempio, il 30% di quelli sottoposti al tampone sono risultati positivi, precisamente 9820 su 32700. La seconda regione per contagiati, cioè l’Emilia, segna una percentuale del 25%. Clamoroso invece, se riportato correttamente, il caso del Veneto dove si è creata una sorta di ossessione compulsiva. Pensate, su 25691 tamponi effettuati si sono verificati 1595 casi, cioè il 6,2%. In poche parole si sta spendendo una montagna di quattrini, ma su 100 veneti controllati solo 6 sono malati, mentre soltanto 4 stanno bene o quantomeno, tutto hanno fuorché il coronavirus.

Per quanto riguarda il numero dei guariti, in Campania sono 5, cioè il 2,3% di coloro che si sono ammalati. La grande maggioranza delle persone a cui è stato diagnosticato il covid-19 è in isolamento domiciliare, quindi in condizioni di salute discrete. Cominciate a sturarvi le orecchie, perché questo è un dato importante che deve contribuire ad una presa d’atto consapevole ed equilibrata e non isterica, così come è successo finora. Il 61% di chi è ammalato di coronavirus può stare tranquillamente a casa. Avrà la febbre, dei disturbi modesti all’apparato respiratorio e nella stragrande maggioranza di questi casi, guarirà nella propria abitazione. L’altro 39% è così ripartito: il 27% è ricoverato in ospedale in isolamento ma senza alcuna insufficienza respiratoria. Dunque fuori dalla Terapia Intensiva, mentre il 9%, che equivale ai 19 tra quelli colpiti, è finito in Terapia Intensiva, tra loro ci sono persone molto anziane e con malattie pregresse, tra cui quelle all’apparato respiratorio. I due morti sui 220 casi rappresentano lo 0.09%.

Ecco perché diciamo che questa vicenda, sicuramente seria, è stata accolta in Italia in maniera nevrotica, soprattutto nelle regioni meridionali, meno colpite e questo rappresenta uno delle insensatezze tipiche del nostro Paese. L’incremento registratosi nella regione più colpita, cioè la Lombardia, è leggermente superiore al 12%. Certo, si parla di cifre più grandi, da 8725 si è passati a 9820, ma anche questo dato secondo noi è significativo.