Regione

CLAN DEI CASALESI. La rivelazione del boss: ecco i politici che mi pagarono alle elezioni regionali

           

CASAL DI PRINCIPE  (g.g.) – Precauzioni per l’uso di questo breve articolo che dedichiamo all’interrogatorio a cui si è sottoposto, qualche giorno prima dello scorso Natale, Mario Iavarazzo, esponente di spicco del clan dei casalesi, per qualche tempo auista di Nicola Schiavone figlio di Francesco Schiavone Sandokan, ma soprattutto punta avanzata dello stesso clan nel settore delle macro affissioni stradali.

I nomi che vengono fatti sono quelli di politici impegnati in campagna elettorale: la questione va presentata in maniera corretta. Per carità, chi ha fatto politica nell’agro aversano ha dovuto comunque sottostare alla presenza marcata e influente di un contropotere, quello camorristico, molto più forte di quello che discende dalla potestà disegna, definita dalle leggi.

In quest’ottica se uno voleva far affiggere un proprio manifesto elettorale non è che si potesse sfuggire più di tanto da riferimenti imprenditoriali più o meno connessi alla camorra. La camorra offriva qualche servizio aggiuntivo. Però se andavi da una Publione, vi trovavi la faccia pulita, spendibile, almeno così veniva considerato, quella di Armando Aprile. Ma sapevi bene, perchè poi vedevi chi andava ad attaccare questi manifesti, che in quella società c’era anche il clan dei casalesi. Facevi finta di non vederlo, di non capirlo per quieto vivere.

Poi, non si sa e non lo potremo mai stabilire se l’esclusiva che la camorra ti offriva, nel momento in cui nelle zone dove venivano affissi i mega manifesti di questo o di quell’altro candidato che avevano stipulato un contratto con la società di Armando Aprile e di Mario Iavarazzo, non era consentito, per legge di violenza, la presenza di manifesti di altri candidati, seguiti da altre società, se ai politici seguiti da Publione e dalle altre società del gruppo, facesse o meno piacere e se, magari, per questa esclusiva territoriale pagassero anche un surplus.

Quindi, non ci sono reati in discussione, ma uno spaccato della relazione tossica tra la criminalità organizzata e la politica. Perchè tossica non è solamente la commistione tra gli interessi di queste due aree di potere, ma anche la soggezione o un ammiccante atteggiamento di quieto vivere che la politica ha avuto, legittimando pienamente il ruolo imprenditoriale, e, perchè no, anche politico del clan dei casalesi.

Presentato correttamente il passaggio, possiamo dire che Mario Iavarazzo, dopo aver per la prima volta ammesso davanti al pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia Fabrizio Vanorio di aver immesso capitali, frutto delle attività criminali del clan nelle tasche delle sue società di affissioni pubblicitarie, cita anche alcuni politici, seguiti, diciamo così, nella campagna elettorale per le elezioni regionali del 2010: Nicola Caputo, Enrico Fabozzi, un tale Turco.

Iavarazzo parla anche di elezioni comunali di Aversa che colloca, anche se dice di non ricordare bene, tra il 2009 e il 2010.

Qui Iavarazzo casca un poco male, perchè incrocia noi che sulla materia elettorale siamo significativamente ferratelli. Ricordiamo bene che ad Aversa, per le comunali, non si è votato nè nel 2009 nè nel 2010. Attenzione, però: ciò non significa che Mario Iavarazzo abbia raccontato sicuramente una balla, perchè nel suo ricordo sfumato può anche aver confuso le comunali che effettivamente si svolsero ad Aversa il 27 maggio 2007, spostandole con la memoria di un paio di anni.

Comunque, fatta anche questa dovuta premessa, va sottolineato che dall’interrogatorio non vengono fuori i npmi di candidati ma soloq uesto generico riferimento alla consultazione amministrativa normanna.

Un’altra commessa ricevuta dalla società di Aprile-Iavarazzo, sempre stando alle dichiarazioni di quest’ultimo, sarebbe stata quella del candidato sindaco alle comunali del 2014 di Casapesenna, Marcello De Rosa, che peraltro quelle elezioni si aggiudicò diventando titolare di una fascia tricolore che ancora oggi indossa.

Iavarazzo parla anche di Cipriano Cristiano, altro nome noto della politica aversana, arrestato e condannato a conclusione dei processi collegati alla inchiesta il principe e la scheda ballerina. Il riferimento temporale ed elettorale è quello delle elezioni comunali del 2010. Dunque, Cipriano Cristiano, già sindaco di Casal di Principe, nel 2010 si candidò anche al consiglio regionale nella lista del nuovo Psi-Caldoro, in appoggio alla candidatura a presidente della Regione di quest’ultimo.

Anche in questo caso, il riferimento di schieramento è puramente cronistico, dato che lo stesso Iavarazzo avrebbe seguito, come già scritto prima, tutte le affissioni di Nicola Caputo ed Enrico Fabozzi, quest’ultimo anche eletto, entrambi in campo con il centrosinistra a sostegno della candidatura di Vincenzo De Luca perchè in Campania, non si scappa, da più di 10 anni, alla maniera di Cassius Klay e Frazier, non possiamo scappare dall’eterna sfida, partita nel 2010, vinta da Caldoro, rivincita nel 2015, stavolta vinta da De Luca e oggi con la prospettiva di un’agghiacciante bella.

Sempre nel 2010, Mario Iavarazzo cita anche una grande campagna di affissioni, evidentemente molto lucrosa,  commissionata da Forza Italia, al tempo guidata da Nicola Cosentino che, però, da quella fase pre elettorale era uscito con le ossa rotte e aveva dovuto rinunciare alla candidatura a governatore anche a causa delle prime voci sui suoi coinvolgimenti in alcune inchieste giudiziarie su presunte connessioni tra lui, la sua famiglia e il clan dei casalesi.