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ATLANTE CORONAVIRUS. La Campania maglia nera per tamponi effettuati rispetto alla popolazione. TUTTI I NUMERI E NON SOLO

           
Un lavoro realizzato in collaborazione con Giuseppe Razzano

NAPOLI (g.g.) – Giuseppe Razzano, candidato sindaco nell’anno 2018 al comune di Maddaloni lavora nella pubblicità e nella comunicazione. Ha grande dimestichezza con la statistica e le sue proiezione, perché gli servono a vendere meglio i suoi prodotti e i suoi servivi. Per l’occasione, da vero volontario, sta dando a noi una mano. Ma non perché nutra una particolare predilezione per NapoliCe e CasertaCe, semplicemente perché abbiamo stabilito una linea editoriale dura e precisa, basata sull’analisi dei dati del coronavirus, ma soprattutto attiva rispetto alla vagonata di notizie che vengono catapultate nella rete minuto per minuto. Attiva nel senso di una costruzione di nostre idee e nostre tesi, dopo aver letto ed analizzato con grande attenzione ciò che viene propinato e che a partire dai grandi tg nazionali viene passivamente esposto con una narrazione sempre melodrammatica, che avrà anche un senso per assecondare il pathos popolare ma che non da completezza alla missione di servizio pubblico che in questo momento diventa missione comune di tutti i mezzi d’informazione, non solo della Rai.

Cosa ci dice lo studio che Giuseppe Razzano ha fatto sui dati di 5 regioni, le più grandi, le più significative. Il discorso è sempre lo stesso. Quanto inciderà sul discorso dell’epidemia in Campania e sui tempi dell’azzeramento della stessa il ritardo accumulato nel praticare l’analisi del tampone ad un numero più alto possibile sui 5 milione e 800 mila residenti. A nostro avviso, potrebbe incidere e non può rappresentare una risposta per recuperare il tempo perduto l’uso dei cosiddetti tamponi rapidi, che come abbiamo scritto ieri (PUOI LEGGERE QUI) e come abbiamo scritto oggi, riportando una posizione di FederFarma che riporta, a sua volta, una nota integrale che lascia poco spazio all’interpretazione, del ministero della Salute (LEGGI QUI), non sono per nulla affidabili.

La Lombardia aveva effettuato fino a due giorni fa (il lavoro di Razzano certifica i dati maturati 48 ore orsono circa) 111057, che rappresentano l’1,1% degli abitanti della regione. Già immaginiamo la confutazione: vabbè, ma lì si è verificata una sorta di pestilenza, un vero e proprio sterminio, è normale che si siano dati da fare di più. E questo non è sbagliato. Ma c’è stato chi, stiamo parlando del Veneto, ha fatto quasi gli stessi tamponi della Lombardia, due giorni fa erano 99941, che rappresentavano la percentuale del 2,03 di tutta la popolazione residente. Non sappiamo se Zaia e il Veneto siano stati solo più fortunati della Lombardia, fatto sta che al momento nella regione sono state contagiate 9155 persone, a fronte delle 43208 della Lombardia. Andiamo avanti con l’Emilia-Romagna. Qui, i tamponi praticati fino a due giorni fa erano stati 50990, pari al 1,14% dei residenti. Qui, gli ammalati complessivi sono stati (sempre fino a due giorni fa10766. Veniamo al Lazio che ha una popolazione quasi uguale a quella della Campania,  con cui in pratica condivide la palma di seconda regione più abitata d’Italia, dopo la Lombardia. Per cui si tratta di un riferimento utile, affidabile, significativo. I tamponi praticati fino a 48 ore fa erano 32846, pari al 0,55%. Guardate che la differenza di pochi decimali, con numeri molto alti, diventa sostanziale e soprattutto diventa importante nella valutazione della qualità delle strategie scelte per combattere l’epidemia. Ed ecco la Campania ma come in questo caso (in)Felix. 48 ore fa i tamponi erano 12696, pari ad un misero 0,21%. Dunque, tar le grandi regioni d’Italia e nel paragone con il Lazio che non è nel centro del contagio, la Campania esce con le ossa rotte. Cento volte ve lo dimostreremo con i fatti e con i numeri, non con le parole, che il governo regionale guidato da Vincenzo De Luca si è meritato la maglia nera del peggiore in campo durante l’emergenza.

Il lavoro di Razzano ha isolato anche le percentuali dei deceduti rispetto ai tamponi effettuati. I numeri assoluti li leggete nelle tabelle che pubblichiamo in calce, qui definiamo solo le percentuali: in Lombardia i decessi sono stati pari allo 0,61% dei tamponi effettuati; in Veneto lo 0,04%. E qui dobbiamo fermarci un attimo. Ma voi pensate veramente che a noi Zaia ci possa piacere a prescindere? In realtà, lo conoscemmo al tempo che fu ministro delle Risorse Agricole e accusato dai delinquentoni e i colletti bianchi, che lucrano nella zooprofilassi e dintorni, di voler affossare la mozzarella di bufala, in quanto leghista, combatté, creando una task force di alti ufficiali di guardia di finanza e carabinieri, le tante frodi commerciali (e non) che avvengono nel citato settore della mozzarella di bufala. Abbiamo spesso citato, nelle nostre richieste, le parole e i video di quegli ufficiali, peraltro riprese anche da Michele Santoro nelle sue trasmissioni, che spiegavano tutti gli imbrogli fatti dal cerchio magico dei cosiddetti produttori di grido della mozzarella di bufala casertana e salernitana. Ma questo non basta. E non basta a CasertaCe e a NapoliCe che non la fanno buona a nessuno, neanche a loro stessi. Si chiami Zaia, ma si fosse chiamato Pinco Palla di Rifondazione Comunista o Fascista, sarebbe stata la stessa cosa, per il governatore pro tempore del Veneto parla lo 0,04% dei deceduti sui tamponi praticati. E non stiamo parlando di una regione presa di striscio dall’epidemia, perché tutto è partito a Lodi, in Lombardia, ma anche a Padova, nel cuore del Veneto.

Il rapporto deceduti/tamponi in Emilia-Romagna è dello 0,24%, mentre nel Lazio (importante elemento di paragone rispetto alla Campania) è del 0,04%. Anche in questo caso, un’estesa politica dei tamponi ha prodotto una mortalità molto bassa. In Campania, il dato, qualsiasi esso sia, non è sufficientemente formato per una valutazione proprio perché i tamponi, rispetto alla popolazione residente, sono troppo pochi. La percentuale di deceduti rispetto ai test è dello 0,09% (ovviamente con dati del 29/3).