Urbanisti, docenti e comitati, primo firmatario Vezio De Lucia, chiedono lo stop ai lavori di Bagnoli per l’America’s Cup: “Dragaggi dannosi e inutili”.
Fermare tutto e subito, a partire dai dragaggi davanti alla colmata. È la richiesta di un appello firmato da 15 associazioni e 24 tra docenti universitari, professionisti e intellettuali contro i lavori in corso a Bagnoli per l’America’s Cup. Il primo nome in calce è quello di Vezio De Lucia, lo storico urbanista padre del Piano regolatore di Napoli.
Tra chi ha aderito ci sono l’Assise di Palazzo Marigliano, la Rete sociale no box diritto alla città, Cittadinanza Attiva e l’Assise di Bagnoli.
“Non siamo contro la Coppa America”
I firmatari ci tengono a chiarirlo: non è un no alla regata. Il bersaglio è il modo in cui l’evento sarebbe stato usato per raggiungere obiettivi urbanistici ed economici che con lo sport non c’entrano nulla.
La prova, secondo loro, sono le preregate appena concluse. Le barche sono state ospitate in strutture provvisorie sotto Nisida e tutto si è svolto senza bisogno della colmata. Per questo chiedono di continuare a usare Nisida anche per l’appuntamento del 2027, senza grandi opere.
Il “cavallo di Troia” urbanistico
Il cuore della contestazione è la colmata dell’ex Italsider. Il piano approvato nel 2019 con decreto del Presidente della Repubblica prevedeva il ripristino della linea di costa naturale. Nel 2024, ricordano i firmatari, il governo ha cancellato quell’obbligo con un decreto legge, con l’appoggio del sindaco-commissario per Bagnoli. Poi è arrivata la trattativa per portare le regate a Napoli.
La scelta del capping, cioè la copertura della colmata invece della sua rimozione, viene vista come lo strumento per stravolgere le regole urbanistiche che la città si era data.
L’allarme sui fondali
La parte più dura del documento riguarda il mare. Secondo i firmatari i lavori non sono stati preceduti da alcuna valutazione di impatto ambientale. I fondali che si stanno dragando contengono sedimenti con concentrazioni altissime di Ipa e Pcb, sostanze molto inquinanti.
Il racconto dei lavori è dettagliato. Le benne lascerebbero ricadere in acqua parte del materiale. Per portare i fondali oltre i sei metri di profondità, il terreno verrebbe smosso con un grosso forchettone d’acciaio calato in acqua, disperdendo inquinanti. I sedimenti raccolti verrebbero poi lasciati a seccare al sole. Per i firmatari salta anche il principio del “chi inquina paga”.
La posizione del Comune

Il sindaco Gaetano Manfredi, che è anche commissario per Bagnoli, ha difeso i dragaggi pochi giorni fa in un’intervista. Secondo lui l’acqua è pulita e il problema è la contaminazione da idrocarburi sul fondo, che è proprio il motivo per cui si sta dragando. Il sindaco ha anche annunciato un secondo Race Village a Bagnoli per l’edizione 2027.
La protesta intanto non si ferma. Nei giorni scorsi gli attivisti della Rete No America’s Cup hanno bloccato i camion diretti alla colmata e sono scesi in piazza contro polveri e cantieri.

