Castellammare, neonato morto dopo il parto al San Leonardo: ai domiciliari il primario di Ginecologia. Per la Procura un nodo sul cordone fu creato per depistare le indagini.
Un nodo sul cordone ombelicale, fatto apposta dopo il parto per far sembrare tutto un incidente imprevedibile. È l’accusa più pesante dell’inchiesta della Procura di Torre Annunziata sulla morte del piccolo Salvatore, nato all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia a febbraio del 2024 e morto poco più di un mese dopo.
Il gip del Tribunale di Torre Annunziata ha disposto gli arresti domiciliari per il primario di Ginecologia del San Leonardo. Due medici e un’ostetrica sono stati invece sospesi per un anno dalla professione. Le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza di Castellammare.
Le accuse sono, a vario titolo, responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falso in atto pubblico, frode in processo penale e depistaggio.
Il nodo e la placenta buttata via
Secondo gli inquirenti, dopo il parto qualcuno avrebbe creato artificialmente un nodo sul cordone ombelicale. Lo scopo, per l’accusa, era far credere a una complicazione che i ginecologi non potevano prevedere, e così evitare responsabilità.
Subito dopo cordone e placenta sarebbero stati smaltiti. Una scelta che, secondo gli investigatori, va contro le procedure seguite normalmente in ospedale. In questo modo sarebbero spariti due elementi fondamentali per capire cosa era successo.
La cartella clinica modificata
Non è tutto. Secondo la Procura, gli indagati avrebbero anche modificato la cartella clinica, cambiando gli orari di presenza dei medici e le attività davvero svolte durante il parto. Avrebbero inoltre concordato tra loro cosa raccontare agli investigatori.
Per l’accusa, un ruolo centrale in tutto questo l’avrebbe avuto il primario. Sarebbe stato lui a spingere per alterare le prove e proteggere la propria posizione, sfruttando anche il suo peso all’interno del reparto.
Il parto e la morte del piccolo

Salvatore era nato il 22 febbraio 2024, alla 42esima settimana di gravidanza. Subito dopo il parto aveva avuto un arresto cardiaco e una grave mancanza di ossigeno, con danni neurologici molto seri. Era stato ricoverato in terapia intensiva neonatale, dove è morto il 28 marzo.
La battaglia della famiglia
Senza i genitori, forse, l’inchiesta si sarebbe fermata. In un primo momento la Procura aveva chiesto l’archiviazione, sulla base delle perizie medico-legali. La famiglia si era opposta e aveva chiesto di indagare ancora sul parto e sui tracciati del battito del bambino.
Già nel 2024 i genitori avevano segnalato una cosa strana: mancava ogni documentazione su cordone e placenta. Un dettaglio che oggi, alla luce delle nuove accuse, pesa moltissimo.
Le nuove indagini hanno cambiato tutto. Da un’ipotesi di errore medico si è passati all’accusa di un depistaggio costruito dopo il parto per cancellare o modificare le prove.

